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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliTra l'oceano Atlantico e l'espansione urbana di Casablanca esiste un luogo dove convivono pellegrinaggi, memoria popolare, credenze religiose e profonde trasformazioni del paesaggio. È l'isola di Sidi Abdel Rahman, piccolo lembo di roccia che per secoli ha rappresentato uno dei principali luoghi della spiritualità popolare marocchina e che oggi diventa il centro del progetto cinematografico Les îles de Sidi, presentato il 9 luglio negli spazi di Viafarini.work a Milano.
Il film nasce dalla collaborazione tra Viafarini e Arkane, residenza artistica con sede a Casablanca, che ha ospitato il regista e documentarista Andrea Grasselli nell'ambito di uno scambio internazionale sviluppato insieme al fotografo senegalese Ibrahima Mbengue. Dall'incontro tra i due autori prende forma una ricerca che intreccia cinema documentario, antropologia e installazione video, ponendo al centro un territorio nel quale storia, mito e trasformazioni contemporanee convivono in equilibrio instabile.
L'isola di Sidi Abdel Rahman occupa un posto particolare nell'immaginario marocchino. Secondo la tradizione, il marabutto Sidi Abderrahman, giunto da Baghdad, scelse questo isolotto per vivere in solitudine dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione. Alla sua figura venne attribuita la baraka, la benedizione divina capace di offrire protezione, guarigione e consiglio ai fedeli. La sua tomba divenne meta di pellegrinaggi e pratiche devozionali che ancora oggi continuano ad attirare visitatori.
Accanto alla dimensione religiosa ufficiale si è sviluppata nel tempo una tradizione più eterodossa. L'isola è infatti associata anche alle pratiche delle indovine, ai rituali contro il malocchio e alla presenza degli jinn, gli spiriti della tradizione islamica. Un patrimonio immateriale che ha trasformato questo luogo in una soglia simbolica tra il mondo visibile e quello invisibile, rendendolo uno dei paesaggi culturali più complessi della costa atlantica marocchina.
Negli ultimi anni questo equilibrio è stato profondamente modificato. I lavori di riqualificazione hanno trasformato il mausoleo del marabutto e portato alla demolizione delle abitazioni informali delle famiglie che vivevano sull'isola, mentre poco distante è sorto il Morocco Mall, il più grande centro commerciale dell'Africa. La convivenza tra uno dei principali simboli della modernizzazione economica del Paese e un luogo di forte valore spirituale restituisce una delle immagini più emblematiche delle trasformazioni che attraversano oggi Casablanca.
È proprio questa tensione tra permanenza e cambiamento a costituire il nucleo del film. Più che raccontare una storia lineare, Les îles de Sidi costruisce un paesaggio sonoro e visivo fatto di voci, racconti e presenze. Pescatori, pellegrini, indovine e spiriti compongono un arcipelago narrativo nel quale il cinema assume la forma di un dispositivo di ascolto. L'isolotto diventa così uno spazio attraversato da memorie stratificate, dove la leggenda del marabutto continua a dialogare con il rumore delle trasformazioni urbane.
Lo sguardo di Grasselli si colloca a metà strada tra il documentario etnografico e la videoinstallazione. L'attenzione non è rivolta soltanto alla registrazione della realtà, ma alla costruzione di un'esperienza immersiva capace di mettere in relazione il paesaggio fisico con quello simbolico. Il cortometraggio, della durata di sette minuti, evita la narrazione esplicativa e lascia emergere la complessità del luogo attraverso immagini, suoni e frammenti di racconto.
Il progetto rappresenta inoltre l'avvio di una ricerca destinata a proseguire oltre questa prima tappa. L'obiettivo dichiarato è costruire un dialogo stabile tra artisti provenienti dall'Italia, dal Marocco e dall'Africa subsahariana, affrontando temi che attraversano antropologia, ambiente, memoria e trasformazioni sociali. In questo senso Les îles de Sidi non costituisce un'opera conclusa, ma il primo capitolo di una collaborazione internazionale fondata sul confronto tra differenti prospettive culturali.
La presentazione milanese si inserisce nel programma di Viafarini-in-residence, attivo dal 2008 e capace negli anni di ospitare oltre trecento artisti provenienti da cinquantacinque Paesi. Accanto alla proiezione del film saranno presentati anche gli esiti delle ricerche degli artisti attualmente in residenza, confermando la vocazione di Viafarini come piattaforma dedicata alla produzione, allo scambio internazionale e alla sperimentazione contemporanea
Ginevra Borromeo
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