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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliUn carro votivo in bronzo di straordinaria complessità, rimasto sepolto per circa duemilacinquecento anni, è riemerso dagli scavi archeologici di Casas del Turuñuelo, nel comune di Guareña, in Estremadura. Si tratta del primo esemplare di questo tipo mai scoperto nella Penisola Iberica e di una delle più importanti testimonianze materiali finora emerse della civiltà dei Tartessi, cultura sviluppatasi nell'area sud-occidentale della penisola tra l'età del Bronzo finale e il V secolo a.C.
La scoperta è stata presentata a Madrid dai direttori della missione archeologica, Esther Rodríguez e Sebastián Celestino, dell'Istituto di Archeologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo (CSIC). Secondo gli studiosi, il reperto rappresenta un unicum sia per la qualità della conservazione sia per la ricchezza del suo programma decorativo e iconografico.
Del carro si conserva circa la metà della struttura originale: il cassone cerimoniale, due ruote e numerosi elementi in bronzo assemblati mediante componenti in ferro. Non si tratta di un semplice mezzo di trasporto, ma di un oggetto destinato probabilmente a pratiche rituali o cerimonie religiose, come suggerisce il ricco apparato simbolico che lo caratterizza.
Tra gli elementi più significativi figurano la raffigurazione di Acheloo, la più antica divinità fluviale della tradizione greca, due grifoni – creature mitologiche con testa d'aquila e corpo di leone – e due figure maschili assimilabili ad Atlanti che sostengono il cassone del carro. L'insieme rivela un articolato linguaggio simbolico nel quale si intrecciano riferimenti mediterranei, influenze orientali e tradizioni locali, confermando il ruolo dei Tartessi come punto di incontro tra il mondo indigeno della Penisola Iberica e le grandi civiltà del Mediterraneo.
Il ritrovamento arricchisce ulteriormente la straordinaria sequenza di scoperte effettuate a Casas del Turuñuelo, uno dei siti archeologici più importanti dell'Europa occidentale. Gli scavi, iniziati nel 2014, hanno già restituito testimonianze che hanno profondamente modificato la conoscenza della civiltà tartessica: dalle evidenze di imponenti sacrifici rituali di animali ai primi rilievi figurativi umani mai attribuiti ai Tartessi, raffiguranti donne ornate da orecchini d'oro e un guerriero con elmo.
Gli archeologi ritengono che il complesso potesse essere un santuario o un importante centro cerimoniale, destinato alle élite della regione. L'eccezionale stato di conservazione del sito è dovuto al fatto che l'edificio venne intenzionalmente sigillato e ricoperto di terra al termine della sua vita, circostanza che ha protetto per secoli strutture e oggetti.
La scoperta assume un valore ancora maggiore considerando che soltanto un terzo dell'area archeologica è stato finora esplorato. Ogni nuova campagna di scavo continua infatti a restituire reperti che modificano la ricostruzione storica di una civiltà ancora avvolta da numerosi interrogativi. Il sito sorge nell'area di Las Vegas Altas del Guadiana, nei pressi della foce del fiume Búrdalo. La sua posizione strategica ha portato gli studiosi a ipotizzare che Casas del Turuñuelo costituisse il principale centro amministrativo e religioso di un vasto territorio controllato dai Tartessi, popolo ricordato anche dalle fonti classiche ma la cui organizzazione politica e culturale resta ancora in larga parte da chiarire.
Il carro votivo offre oggi un tassello fondamentale di questo mosaico. La presenza di iconografie riconducibili al mondo greco accanto a elementi propri della tradizione locale conferma quanto la Penisola Iberica fosse già nel V secolo a.C. inserita in una fitta rete di scambi culturali, religiosi e commerciali che collegava il Mediterraneo orientale all'estremo Occidente europeo.
Ginevra Borromeo
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