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Gaetano Gucci, Sala a bersò in Casa Martelli a Firenze

Courtesy Effigi Editore

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Gaetano Gucci, Sala a bersò in Casa Martelli a Firenze

Courtesy Effigi Editore

Casa Martelli a Firenze: sei secoli di storia, da dimora storica di famiglia a museo

Un libro di Monica Bietti e Francesca Fiorelli Malesci racconta la lunga vicenda della residenza di una dinastia di banchieri e mecenati (anche di Donatello), oggi museo statale nel circuito del Bargello

Elena Franzoia

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Domani, martedì 16 giugno (nella Sala Firenze Capitale di Palazzo Vecchio a Firenze, alle ore 17.30), viene presentato dall’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli il volume, di recente pubblicazione, Il Museo di Casa Martelli a Firenze. Nascita, sviluppo e gestione di una casa museo. Note sul metodo di lavoro (1999-2019), di Monica Bietti e Francesca Fiorelli Malesci (415pp., ill. b/n e col., Effigi, Arcidosso, Gr, 2026, € 28). Oggi appartenente al circuito dei Musei del Bargello, la dimora situata poco distante dalla chiesa medicea di San Lorenzo a Firenze fu dal Seicento residenza della nota famiglia che, a partire dal Quattrocento, si distinse per gli stretti e profondi legami proprio con la famiglia dei Medici, cui a iniziare da Cosimo il Vecchio fu accomunata non solo dalla gestione degli affari bancari, ma anche dall’ampio spettro di interessi culturali e scientifici che portarono, ad esempio, alle note committenze donatelliane.

Proprio in San Lorenzo i Martelli avevano la loro cappella di famiglia, per cui Donatello scolpì la commovente «Zana», un sepolcro a forma di culla. Il Museo Nazionale del Bargello conserva invece il celebre «San Giovannino» marmoreo, mentre il grande stemma della famiglia Martelli è recentemente tornato a troneggiare sullo scalone dell’antica casa. Donata allo Stato nel 1998, la dimora fu aperta al pubblico nel 2009 sotto la direzione di Monica Bietti, coautrice del nuovo volume insieme all’ex funzionaria Francesca Fiorelli Malesci. Ristrutturata nel 1738 dall’architetto Bernardino Ciurini, Casa Martelli presenta molteplici ragioni di interesse, tra cui la prestigiosa quadreria di gusto seicentesco che le ha meritato il soprannome di «piccola Pitti» e conserva capolavori, tra gli altri, di Piero di Cosimo, Luca Giordano, Giusto Sustermans e Salvator Rosa.

Giovan Battista Benigni, «La famiglia Martelli», 1777, Museo di Casa Martelli. Courtesy Effigi Editore

«Il libro nasce non solo dal nostro ventennale lavoro (1999-2019) nell’antica casa privata trasformata in museo statale, affermano Bietti e Fiorelli Malesci, ma anche dalla constatazione dell’assoluta assenza nel panorama editoriale italiano di testi di riferimento per quanti si trovino ad affrontare il delicato passaggio da casa privata/dimora storica/castello di famiglia a museo. Il libro vuole essere uno strumento nel percorso di determinazione e conduzione di questa tipologia museale, anche nell’intento di suggerire una riflessione più approfondita da parte del Ministero». Articolato in cinque sezioni, il volume ripercorre la complessa storia dell’edificio (e delle sue collezioni) dalla costruzione all’acquisizione da parte dello Stato, presentando anche recenti progetti come il portale online intitolato «Caccia al patrimonio disperso della famiglia Martelli», promosso dall’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli. Un progetto teso a ricostruire, tramite libere segnalazioni, il patrimonio e l’aspetto della dimora e dei suoi arredi, realizzando un archivio virtuale e offrendo la visione dell’incredibile ricchezza di una famiglia che iniziò a declinare solo durante l’Unità d’Italia.

«Si tratta di un lavoro da detective molto appassionante, spiega Bietti, in sintonia con quella moderna concezione della ricostruzione della “grande Storia” attraverso le “piccole storie” (familiari e private) che sappiamo oggi essere rivelatorie. È poi da ricordare, e lo facciamo nel volume, come alla donazione allo Stato da parte della Curia, che aveva ricevuto in eredità la Casa nel 1986 dall’ultima discendente Francesca Martelli, si intrecci la felice concomitanza della nomina a ministro dei Beni culturali, nel 1995-96, di Antonio Paolucci, che risolse la vexata quaestio dell’eredità Bardini anche tramite l’acquisto dello Stemma Martelli, di sicuro ambito donatelliano». «L’acquisizione di Casa Martelli rappresentò un’assoluta novità per le strutture statali, di cui ci sembra doveroso lasciare memoria, precisa Fiorelli Malesci. Fummo lasciate molto libere di agire, ma anche prive del supporto di un gruppo di lavoro multidisciplinare che un’operazione come questa avrebbe richiesto, nei vent’anni peraltro cruciali per l’Amministrazione pubblica che hanno visto la radicale trasformazione delle Soprintendenze e la creazione dei musei autonomi».

Il Museo di Casa Martelli a Firenze. Nascita, sviluppo e gestione di una casa museo. Note sul metodo di lavoro (1999-2019)
di Monica Bietti e Francesca Fiorelli Malesci, Effigi, Arcidosso (GR) 2026, pp. 415, ill. b/n e col., € 28

La copertina del volume

Elena Franzoia, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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