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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Venezia sono stati rispettati tempi e budget di spesa per gli interventi più urgenti, quelli di consolidamento e miglioramento statico, dei campanili della Madonna dell’Orto, di San Pietro in Castello, di Santo Stefano in centro storico e di San Martino a Burano, interventi realizzati grazie al sostegno finanziario con fondi del Pnrr.
«C’è un risultato che è oggettivo. Per cui sarebbe il caso di suonare le campane», dice don Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale per i Beni culturali ecclesiastici di Venezia, esprimendo un legittimo orgoglio. Stessa soddisfazione per monsignor Fabrizio Favaro, vicario episcopale per gli affari economici del Patriarcato: «Siamo riusciti ad usare bene i soldi, a non sforare rispetto alle previsioni e a stare nei tempi. È un beneficio per noi e un beneficio anche per la collettività».
Si era corso il rischio di perdere finanziamenti europei. Sono una trentina le torri campanarie a Venezia, metà necessitavano di restauri. Quelli più urgenti sono ora terminati. Le cifre sono importanti: quasi 800mila euro per il campanile della Madonna dell’Orto, altrettanti per San Pietro, più di due milioni per quello di Burano.
Per Santo Stefano i milioni stanziati erano quasi 8. La struttura di 72 metri e 4mila tonnellate è messa a repentaglio da una progressiva inclinazione. L’innesto di pali in acciaio e cerchiature alla base garantiscono ora sicurezza. Per completare le parti in elevazione e il restauro della facciata è stata ottenuta una proroga al 30 giugno 2026.
Vittorio Bertello
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