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Una delle spettacolari vetrate di Matisse in mostra al Grand Palais

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Una delle spettacolari vetrate di Matisse in mostra al Grand Palais

Calder, Matisse, Renoir, Michelangelo e Rodin. Le mostre di maggio a Parigi sono bellissime

A maggio Parigi conferma il proprio ruolo centrale nel sistema espositivo europeo con un calendario costruito su grandi retrospettive e riletture storiche. Dalle istituzioni pubbliche alle fondazioni private, il programma mette in campo nomi canonici e figure da riconsiderare, tra fotografia, modernismo e surrealismo. Una stagione che riflette l’equilibrio tra ricerca curatoriale e attrattività internazionale.

Lavinia Trivulzio

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Parigi affronta il mese di maggio con un’offerta espositiva che combina retrospettive di scala museale, operazioni di rilettura storica e progetti che rimettono in circolo categorie formali classiche. Il sistema si muove con una regia chiara: consolidare il canone e, allo stesso tempo, aggiornarlo attraverso nuove interpretazioni critiche e geografie meno centrali.

Di seguito una selezione delle mostre principali, con un inquadramento analitico per ciascun progetto.

Fondation Louis Vuitton
Calder. Rêver en équilibre (fino al 16 agosto)
La retrospettiva dedicata ad Alexander Calder conferma la linea curatoriale della fondazione: grandi protagonisti del Novecento presentati in dialogo con un’architettura iconica. Il percorso si apre con il “Circo Calder”, nodo sperimentale che anticipa la dimensione performativa e relazionale della sua pratica, e si sviluppa fino alle sculture monumentali che hanno ridefinito il concetto di arte pubblica.
L’allestimento sfrutta le volumetrie progettate da Frank Gehry per costruire una percezione dinamica delle opere, accentuando il rapporto tra movimento, equilibrio e spazio. Calder emerge come figura di snodo tra avanguardia storica e pratiche ambientali contemporanee.

Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris
Lee Miller (fino al 2 agosto)
Una delle retrospettive più articolate della stagione. Il progetto ricostruisce la traiettoria di Lee Miller tra fotografia surrealista, moda e reportage di guerra, restituendo una figura che sfugge a una classificazione univoca.
Il percorso insiste sulla doppia dimensione dell’immagine: costruzione estetica e documento storico. Le fotografie realizzate durante la Seconda guerra mondiale introducono una riflessione sulla responsabilità dello sguardo e sul ruolo dell’artista come testimone.

Grand Palais
Matisse (1941–1954) (fino al 26 luglio)
Il focus sugli ultimi anni di Henri Matisse concentra l’attenzione su una fase spesso interpretata come momento di crisi trasformata in innovazione radicale. I découpages diventano il fulcro della mostra, letti come un linguaggio autonomo che supera la pittura tradizionale.
La selezione di oltre trecento opere evidenzia una ricerca sulla forma e sul colore che anticipa molte pratiche del secondo Novecento.
Dal punto di vista istituzionale, il Grand Palais continua a lavorare su mostre ad alta densità storica, capaci di attrarre un pubblico ampio senza rinunciare a una struttura scientifica solida.

Musée d’Orsay
Renoir e l’amore. La modernità heureuse (1865–1885) (fino al 19 luglio)
Il progetto propone una lettura tematica dell’opera di Renoir, centrata sulle relazioni sociali e sulle trasformazioni della vita urbana nella Parigi di fine Ottocento.
L’analisi iconografica mette in evidenza come la rappresentazione dell’intimità e della convivialità diventi un dispositivo per raccontare la nascita della modernità borghese.
La mostra si inserisce nella strategia del Musée d’Orsay di rinnovare il racconto dell’Impressionismo attraverso chiavi narrative accessibili ma strutturate.

Musée Jacquemart-André
Splendori del Barocco: da El Greco a Velázquez (fino al 2 agosto)
Basata su prestiti della Hispanic Society di New York, la mostra riunisce un nucleo significativo di opere del Siglo de Oro spagnolo.
Il progetto insiste sul contesto storico: la relazione tra produzione artistica, potere politico e istituzioni religiose.
El Greco, Velázquez e Zurbarán emergono come interpreti di una cultura visiva che riflette la complessità dell’Impero spagnolo.

Musée du Luxembourg
Leonora Carrington (fino al 19 luglio)
La retrospettiva contribuisce alla ridefinizione del surrealismo, spostando l’attenzione su una figura a lungo marginalizzata.
Il percorso evidenzia la dimensione esoterica, simbolica e politica del lavoro di Carrington, inserendola in una rete transnazionale che supera i confini europei.
La mostra riflette una tendenza più ampia: la revisione del canone attraverso prospettive di genere e letture postcoloniali.

Jeu de Paume
Martin Parr – Riscaldamento globale (fino al 24 maggio)
Il lavoro di Martin Parr viene riletto come osservatorio critico sulle dinamiche del consumo e del turismo contemporaneo.
La mostra attraversa decenni di produzione fotografica, evidenziando la coerenza di uno sguardo che utilizza l’ironia come strumento analitico.
Il tema ambientale emerge come chiave di lettura trasversale, legata alle trasformazioni sociali e culturali.

Musée Marmottan Monet
Giovanni Segantini. Voglio vedere le mie montagne (29 aprile – 16 agosto)
Prima grande monografica in Francia dedicata a Segantini. La mostra riunisce oltre novanta opere tra dipinti, pastelli e lavori su carta provenienti da collezioni europee.
Il percorso ricostruisce una figura centrale del divisionismo e del simbolismo, mettendo in evidenza il rapporto tra paesaggio alpino e dimensione spirituale.
La montagna diventa un dispositivo iconografico e mentale, in cui luce e materia costruiscono una visione trascendente della natura.

Musée du Louvre
Michelangelo / Rodin (15 aprile – 20 luglio)
La mostra mette in relazione due modelli fondamentali della scultura occidentale, separati da quattro secoli.
Il confronto evidenzia continuità e rotture nella costruzione del corpo e nella concezione della materia.
Rodin emerge come interprete moderno della lezione michelangiolesca, capace di trasformarla in linguaggio contemporaneo.

Grand Palais
Hilma af Klint (6 maggio – 30 agosto)
Prima grande presentazione in Francia dell’artista svedese. La mostra, realizzata con il Centre Pompidou, consolida il processo di integrazione di af Klint nella storia dell’astrazione.
Il percorso evidenzia la dimensione sistemica e spirituale della sua ricerca, basata su strutture simboliche e cosmologiche.
L’operazione riflette una revisione critica delle origini dell’astrazione, che negli ultimi anni ha ampliato il campo oltre le figure canoniche.

Bourse de Commerce – Pinault Collection
Chiaroscuro (fino al 24 agosto)
La mostra riunisce circa cento opere della Collezione Pinault, includendo per la prima volta anche lavori moderni, per costruire una riflessione trasversale sul chiaroscuro come categoria visiva.
Il progetto non si limita a una lettura storica, ma utilizza il rapporto tra luce e ombra come chiave per interrogare il presente.
Le opere mettono in tensione visibile e invisibile, materia e percezione, costruendo un percorso sensoriale che attraversa diversi linguaggi.
Il chiaroscuro viene trattato come principio strutturale, capace di collegare tradizione pittorica e pratiche contemporanee.

Lavinia Trivulzio, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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