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Elvira Dyangani Ose

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Elvira Dyangani Ose

Biennale senza giuria: chi sono le 5 figure chiave che si sono dimesse

La giuria della 61ª Biennale Arte di Venezia si è dimessa a pochi giorni dall’apertura. La decisione segue settimane di tensioni legate al padiglione russo e alla presenza israeliana. Il presidente Buttafuoco introduce un nuovo sistema di premiazione affidato al pubblico e posticipato alla chiusura della mostra.

Lavinia Trivulzio

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A una settimana dall’apertura, la Biennale di Venezia perde la sua giuria. Le dimissioni sono state formalizzate il 30 aprile dai cinque membri nominati dal Consiglio di amministrazione su indicazione della curatrice Koyo Kouoh: Solange Oliveira Farkas, presidente, insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.

«A partire dal 30 aprile 2026, noi, la giuria internazionale selezionata da Koyo Kouoh, abbiamo rassegnato le nostre dimissioni», si legge nella nota diffusa dai membri, che richiamano una precedente dichiarazione di intenti del 22 aprile. Il passaggio segna una rottura netta nel dispositivo istituzionale della Biennale, tradizionalmente fondato su una giuria internazionale incaricata di assegnare i Leoni. La decisione arriva al termine di settimane segnate da tensioni crescenti. Al centro, la riapertura del padiglione russo e la partecipazione degli artisti israeliani, in un contesto internazionale già fortemente polarizzato. Il confronto interno all’istituzione si è progressivamente ampliato fino a coinvolgere il piano politico. Il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha incontrato la giuria prima delle dimissioni. Da quel momento, la Biennale ha avviato una revisione sostanziale del sistema di premiazione. Secondo quanto emerso, i riconoscimenti non saranno più assegnati all’inizio della manifestazione, ma alla sua chiusura, il 22 novembre.

Il nuovo modello introduce due “Leoni dei Visitatori”, votati dal pubblico. Le categorie restano quelle principali: miglior partecipante alla mostra internazionale e migliore partecipazione nazionale. In quest’ultima rientrano tutti i paesi presenti, inclusi Russia e Israele, in base a un principio dichiarato di inclusione e parità di trattamento. La scelta modifica in profondità la struttura della Biennale. Il passaggio dalla giuria a una votazione diffusa sposta il baricentro dal giudizio critico a una logica partecipativa. Resta da verificare come questo inciderà sul posizionamento internazionale della manifestazione, che ha costruito nel tempo la propria autorevolezza anche attraverso la composizione delle giurie.

Solange Oliveira Farkas presidente di Giuria – è la fondatrice e direttrice artistica dell’Associação Cultural Videobrasil. Con oltre quattro decenni di pratica curatoriale, ha guidato la Biennale Videobrasil come direttrice artistica (1983–2024) ed è stata direttrice e curatrice capo del Museu de Arte Moderna da Bahia (Brasile, 2007–2010). Nel corso della sua carriera curatoriale ha preso parte a numerosi eventi internazionali, tra cui FUSO (Portogallo), Dak’Art (Senegal), il Jakarta International Video Festival (Indonesia) e la Sharjah Biennial (EAU). Ha curato mostre di rilievo come Videobrasil: Needs No Translation (GES-2, Mosca), Dear Amazon (Ilmin Museum of Art, Corea del Sud) e la Mostra Pan-Africana di Arte Contemporanea (MAM-BA, Brasile), oltre a mostre personali di artisti come Isaac Julien, Joseph Beuys e Sophie Calle. Farkas fa spesso parte di giurie internazionali e comitati consultivi, tra cui il Nam June Paik Prize, la Sharjah Biennial, Rencontres de Bamako – The African Biennial of Photography e il comitato consultivo dell’EYE Art & Film Prize (2014–2023). Nel 2017 ha ricevuto il Montblanc Arts Patronage Award. Attualmente è membro del consiglio dell’International Biennial Association e fa parte del Comitato di Ricerca di AWARE. Attraverso conferenze e seminari in tutto il mondo contribuisce alla diffusione internazionale dell’arte contemporanea proveniente dal Sud Globale.

Zoe Butt è una curatrice e scrittrice che lavora con comunità artistiche criticamente impegnate, promuovendo il dialogo tra le culture del Sud Globale. Nel 2022 ha fondato “in-tangible institute”, una piattaforma curatoriale che sostiene infrastrutture artistiche sensibili ai contesti locali nel Sud-est asiatico. Nel 2025 è stata nominata direttrice artistica di ‘deCentral’, un’impresa sociale per le arti contemporanee, la cui apertura è prevista in Thailandia nel 2027. Butt ha conseguito un dottorato di ricerca per opere pubblicate presso il Centre for Research and Education in Art and Media dell’University of Westminster di Londra. È stata direttrice artistica del Factory Contemporary Arts Centre, Ho Chi Minh City (2017–2021); direttrice esecutiva di Sàn Art, Ho Chi Minh City (2009–2016); direttrice dei programmi internazionali del Long March Project, Pechino (2007–2009); assistente curatrice di arte asiatica contemporanea presso la Queensland Art Gallery, Brisbane (2001–2007). Tra i suoi progetti più rilevanti figurano Cultivate (2024–), Pollination (2018–), Sharjah Biennial 14: Leaving the Echo Chamber – Journey Beyond the Arrow (2019), Conscious Realities (2013–2016) e San Art Laboratory (2012–2015). Con una vasta esperienza internazionale in ambito espositivo, editoriale, consultivo e di interventi pubblici, è stata pubblicata, tra gli altri, da Hatje Cantz, JRP-Ringier, Routledge, Sternberg Press. Attualmente vive a Chiang Mai (Thailandia).

Elvira Dyangani Ose è direttrice artistica della seconda edizione della Public Art Abu Dhabi Biennial 2026-2027. È stata direttrice del MACBA di Barcellona dal 2021 al 2026. In precedenza è stata direttrice e curatrice capo di The Showroom a Londra. Ha ricoperto il ruolo di curatrice dell’ottava Gothenburg International Biennial for Contemporary Art, senior curator presso Creative Time e curatrice di arte internazionale alla Tate Modern. Ha fatto parte dell’Advisory Council della Tate Modern e del Thought Council della Fondazione Prada, per la quale ha curato numerose mostre. Fa inoltre parte del consiglio recentemente nominato del CIMAM – International Committee for Museums and Collections of Modern Art. I suoi progetti curatoriali, di natura multidisciplinare, riflettono criticamente sulla narrazione della storia come esperienza partecipativa, sulle tracce della rappresentazione collettiva nello spazio pubblico e sul recupero di narrazioni ed epistemologie non occidentali. Tra i suoi progetti recenti figurano Project a Black Planet – The Art and Culture of Panafrica (co-curato, 2024–2027); Coco Fusco. I Learned to Swim On Dry Land (2025); Goshka Macuga’s Miu Miu Tales and Tellers (coordinamento, 2024–2025). È laureata in Storia dell’Arte presso l’Universitat Autònoma de Barcelona. È dottoranda in Visual Studies alla Cornell University di New York, dove ha conseguito un Master of Arts. Possiede inoltre un Diploma di Studi Avanzati in Teoria e Storia dell’Architettura presso l’Universitat Politècnica de Catalunya. Ha insegnato al Goldsmiths College come specialista in museologia, curatela, Black Studies e arte contemporanea africana.

Marta Kuzma è professoressa d’arte alla Yale School of Art, dove ha ricoperto il ruolo di preside (2016–2021), prima donna nominata a una posizione di leadership istituzionale nei 150 anni di storia dell’istituzione. In precedenza è stata cancelliera del Royal Institute of Art di Stoccolma, direttrice dell’Office for Contemporary Art (OCA) Norvegia e direttrice fondatrice del Soros Center for Contemporary Art a Kyiv. Membro del team curatoriale di Documenta 13 e co-curatrice di Manifesta 5, Kuzma ha curato numerose mostre e iniziative di ricerca e ha pubblicato diversi lavori, tra cui History of an Art School (Stockholm: Konstfack / Sternberg Press, 2014) e Whatever Happened to Sex in Scandinavia (Stockholm: Sternberg Press, 2013). Recentemente ha ricoperto il ruolo di capo curatrice e direttrice artistica di Faktura 10, un progetto multipiattaforma ispirato agli scritti di Paul Celan sulla discontinuità e la disfluenza come condizione di una vita interrotta dalla guerra. Faktura 10, realizzato in Ucraina e a livello internazionale nel corso del 2025, è stato un’iniziativa centrale di Ribbon International. A Venezia, Kuzma è stata visiting professor in teoria dell’arte presso l’Università Iuav di Venezia (2005–2011), commissario del Padiglione dei Paesi Nordici con la mostra intitolata Collectors alla Biennale Arte 2009 e tra i curatori per la partecipazione della Norvegia con le mostre The State of Things (Biennale Arte 2011) e Beware of the Holy Whore: Edvard Munch, Lene Berg and the Dilemma of Emancipation (Biennale Arte 2013). Ha conseguito titoli post-laurea in estetica e teoria dell’arte presso il Centre for Research in Modern European Philosophy di Londra, la Yale University (MA privatum) e il Barnard College di New York (BFA).

Giovanna Zapperi è professoressa ordinaria di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Ginevra. Le sue ricerche vertono in particolare sulle epistemologie e le pratiche femministe nelle arti visive e sul rapporto tra il genere, il corpo e la cultura visiva nella modernità. Come storica dell’arte e critica ha pubblicato numerosi saggi in riviste e cataloghi di mostre internazionali: è autrice di L’artiste est une femme. La modernité de Marcel Duchamp (Parigi, PUF, 2012); Carla Lonzi. Un’arte della vita (Roma, DeriveApprodi, 2017); Art and Feminism in Postwar Italy. The Legacy of Carla Lonzi (Londra, Bloomsbury, 2021, con Francesco Ventrella). Ha curato con Nataša Petrešin-Bachelez la mostra Defiant Muses. Delphine Seyrig and Feminist Video Collectives in France, 1970s-1980s (Museo Reina Sofia, 2019-2020). Ha ricevuto diversi riconoscimenti per la sua attività di ricerca, in particolare è stata borsista dell’Accademia di Francia a Villa Medici (2013-2014) e “Rudolf Wittkower Professor” presso la Bibliotheca Hertziana, Istituto Max Planck (2020-2021).

Lavinia Trivulzio, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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