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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliIncisioni, pigmenti d’ocra e carbone, tracce lasciate dalle dita nella morbida superficie delle grotte: nell’Irlanda sud-occidentale l’arte rupestre potrebbe riscrivere la storia più antica dell’isola. In otto grotte esplorate dal Lost Land Bridge Project, che coinvolge ricercatori dell’University College di Dublino e dell’Università di Adelaide, oltre a specialisti provenienti da Galles, Portogallo e Dubai, sono emerse testimonianze che i ricercatori ritengono risalire ad almeno 15mila anni fa, circa 5mila anni prima delle evidenze finora considerate più antiche.
Tra i segni riconosciuti compaiono anche immagini di animali, fra cui un cervo e quello che potrebbe essere un mammut. Ma è soprattutto il contesto geografico a rendere la scoperta particolarmente significativa. Durante l’ultima era glaciale (nota come glaciazione di Würm, è durata da circa 110.000 a 11.700 anni fa) il livello degli oceani era molto più basso e tra il Galles sud-occidentale e l’attuale costa irlandese esisteva una vasta porzione di terra emersa. Secondo il dottor George Nash, dell’Università di Liverpool e coordinatore del progetto, un corridoio di circa 76 chilometri avrebbe collegato l’area del Pembrokeshire con quella dell’odierna Rosslare, offrendo pascoli a cavalli selvatici, renne, bisonti e mammut. «Fino ad ora, le prime prove rinvenute dagli archeologi (scoperte casuali) risalivano a circa 10.500 anni fa, ma tutti, non solo io, sapevamo che semplicemente non poteva essere corretto, ha affermato. Semplicemente non abbiamo cercato abbastanza a fondo, e non nei posti giusti».
È dunque possibile che gruppi di cacciatori-raccoglitori abbiano seguito le migrazioni degli animali attraversando quel paesaggio oggi sommerso dal mare d’Irlanda. L’ipotesi di un arrivo in Irlanda dal Galles trova sostegno nella più antica e documentata presenza umana nelle grotte del Galles meridionale, frequentate già 35-40mila anni fa.
A indirizzare le recenti ricerche è stato anche un algoritmo: partendo dalle caratteristiche delle grotte già esaminate nel Sud Ovest del Regno Unito, il modello ha individuato 28 siti potenzialmente promettenti e comparabili sull’isola dirimpettaia. Otto hanno restituito antiche pitture rupestri, ma le loro coordinate non sono state rese pubbliche per proteggerle da vandalismi e saccheggi. La varietà delle tecniche impiegate, tra le altre cose, può offrire agli archeologi nuovi elementi per ricostruire l’evoluzione dell’espressione simbolica e artistica nelle popolazioni preistoriche dell’Europa occidentale.
«Devono essercene altri, persino più antichi, che aspettano solo di essere scoperti», sostiene Nash.
Una delle grotte nell’Irlanda sud-occidentale esplorate durante le ricerche del Lost Land Bridge Project. Foto George Nash
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