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Arianna Antoniutti
Leggi i suoi articoliUna comunicazione del 15 maggio, firmata del Direttore generale Musei del Mic, Massimo Osanna, ha posto fine ai tanti dubbi, e alle non poche polemiche, sorte intorno alla piattaforma Ad Arte, annunciata dalla stessa direzione Generale Musei pochi giorni prima, il 9 maggio.
In quella data, una comunicazione inviata a tutti gli Istituti Autonomi, presentava la creazione di una piattaforma (nella versione app e sito web) attraverso la quale gestire direttamente la prenotazione e la vendita di biglietti di ingresso ai musei. Nella circolare si precisava come «la Direzione fornirà supporto agli istituti per l’adesione alla piattaforma, concordando, quando necessario, specifiche soluzioni atte a garantire, senza soluzione di continuità, il servizio di biglietteria anche nei casi di transizione dai gestori già presenti».
A quello che sembrava l’annuncio della creazione di un gestore unico per la bigliettazione museale, sono seguite numerose critiche, anche da parte delle organizzazioni sindacali, preoccupate per i posti di lavori che sarebbero stati messi a rischio da una tale nuova gestione.
A seguito delle richieste di chiarimento giunte dagli stessi istituti museali, soprattutto in materia di rescissione dei rapporti in essere con gli attuali concessionari, la Direzione generale ha precisato che «la piattaforma non è concepita come esclusivo canale di biglietteria online ma è predisposta in modo da potersi interfacciare con altri provider di bigliettazione online per consentire ai luoghi della cultura che hanno già un concessionario e hanno in essere sistemi di e-ticketing di continuare a utilizzarli».
Soprattutto Ad Arte andrà a «colmare un’enorme lacuna, se si considera che attualmente, dei 498 luoghi della cultura, solo circa 75 sono gestiti da un concessionario».
Fatta chiarezza su questo, rimane l’ambizioso obiettivo di arrivare alla vendita quasi del tutto online dei biglietti per i musei, «passando attraverso un portale unico chiamato Museitaliani». Una trasformazione digitale che potrà avvenire solo, precisa la Direzione generale, «quando la popolazione digitale si sarà diffusa».
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