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Il «Ritratto di uomo anziano» ora attribuito a Gian Lorenzo Bernini (particolare)

Courtesy Kunsthistorisches Museum, Vienna

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Il «Ritratto di uomo anziano» ora attribuito a Gian Lorenzo Bernini (particolare)

Courtesy Kunsthistorisches Museum, Vienna

Bernini pittore: il ritratto ritrovato che potrebbe riscrivere la biografia dell’artista

La curatrice Gudrun Swoboda, che sostiene la nuova attribuzione, ha confrontato il dipinto con opere sicuramente autentiche dell’artista, trovandovi dei punti di contatto

Roberto Mercuzio

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Un ritratto dimenticato nei depositi del Kunsthistorisches Museum di Vienna potrebbe cambiare radicalmente ciò che sappiamo di Gian Lorenzo Bernini pittore. «Ritratto di un uomo anziano», raffigurante un uomo avanti negli anni, dai capelli bianchi e spettinati, sarà al centro della mostra «Bernini pittore e scultore», in programma al Palais Lobkowitz di Vienna dal 2 dicembre al 4 aprile del prossimo anno. Il museo propone una nuova, sorprendente attribuzione: l’opera potrebbe essere di Bernini.

La tela, a grandezza quasi naturale, mostra la testa e le spalle di un anziano, immerso in uno sfondo scuro: lo sguardo diretto e intenso conferisce alla figura una straordinaria vitalità. Per decenni, però, il dipinto è rimasto trascurato. Entrato nelle collezioni del museo nel 1920 come opera del pittore francese Philippe de Champaigne, era stato lasciato in deposito dal 1989, dopo una lunga serie di attribuzioni contrastanti. Era stato assegnato, tra gli altri, a un anonimo artista italiano, a Jean Jouvenet, ai fiamminghi Jakob Ferdinand Voet ed Erasmus Quellinus il Giovane e, più recentemente, al Baciccio.

La curatrice Gudrun Swoboda, che ora propone di riconoscervi la mano del grande scultore romano, ha confrontato questo quadro con opere sicuramente autentiche di Bernini. Nel volto dell’anziano, secondo Swoboda, emerge un’attenzione quasi scultorea all’anatomia: il cranio, i muscoli del viso, la bocca e le labbra sono costruiti attraverso numerose pennellate brevi e incisive; modellati con il pennello come uno scultore fa con l’argilla.

Swoboda ha accostato il dipinto al celebre busto di Luigi XIV, oggi a Versailles. La conformazione degli angoli della bocca presenta, secondo la curatrice, analogie difficilmente casuali. Altri punti di contatto emergono da un autoritratto disegnato conservato nella Royal Collection britannica e datato tra il 1675 e il 1680.

La datazione rappresenta però uno degli aspetti più controversi. Gli abiti, il colletto e l’acconciatura suggeriscono una moda romana intorno al 1670. Bernini, allora, avrebbe avuto circa 71 anni. La tradizione vuole invece che avesse sostanzialmente smesso di dipingere intorno al 1650. Le fonti storiche ricordano tuttavia l’esistenza di alcune opere pittoriche più tarde, realizzate a Roma.

Anche l’esame scientifico sembra aggiungere un elemento interessante. Il dipinto sarebbe stato realizzato da due mani differenti. La qualità della testa e del colletto è infatti nettamente superiore a quella dell’abito nero e della spalla destra. Swoboda ipotizza così che Bernini abbia dipinto il volto, mentre la parte inferiore sia stata affidata a un collaboratore.

Resta da identificare la persona ritratta. L’abbigliamento potrebbe indicare uno statista o un intellettuale appartenente all’ambiente romano vicino alla corte pontificia. Swoboda avanza il nome di Mario Chigi, fratello di papa Alessandro VII, già comandante militare e soprattutto uno dei più importanti committenti di Bernini negli ultimi anni della sua carriera. Anche in questo caso, però, si tratta di un’ipotesi ancora da verificare.

Delle circa 200 opere pittoriche che le fonti attribuiscono a Bernini, soprattutto studi di ritratti, soltanto 16 dipinti sopravvissuti sono oggi generalmente considerati autentici dagli specialisti. Quasi tutti risalgono al periodo compreso tra il 1620 e il 1640, con una sola eccezione databile intorno al 1666.

Se il «Ritratto di un uomo anziano» venisse riconosciuto definitivamente come un Bernini realizzato intorno al 1670, non sarebbe soltanto una nuova aggiunta al catalogo dell’artista, ma una scoperta capace di riscrivere una parte della sua biografia, dimostrando che il grande scultore continuò a confrontarsi con la pittura anche nella tarda maturità. La mostra viennese offrirà l’occasione di mettere il dipinto a confronto con opere certe di Bernini, tra cui l’autoritratto degli Uffizi e il disegno della Royal Collection.

Roberto Mercuzio, 20 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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