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Banksy torna a Londra per Natale: dei bambini guardano il cielo, ma parlano di ciò che resta a terra

Banksy sembra usare il linguaggio semplice dell’infanzia per parlare di una realtà complessa e irrisolta. Lo sguardo rivolto al cielo diventa così un gesto ambiguo: speranza, attesa, ma anche distrazione collettiva. Mentre gli occhi guardano in alto, il problema resta sotto i piedi.

Angelica Kaufmann

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A pochi giorni dal Natale, Banksy è tornato a intervenire nello spazio pubblico con un nuovo lavoro, anzi con due. Per la terza volta nel 2025, l’artista britannico anonimo ha confermato un’opera attraverso il suo consueto canale di legittimazione: un post su Instagram. Il murale raffigura due bambini sdraiati sull’asfalto, vestiti con abiti invernali, intenti a guardare il cielo. Uno di loro indica qualcosa in alto, fuori campo. La prima apparizione è stata segnalata lunedì nei pressi della stazione della metropolitana di Tottenham Court Road, a Londra, ai piedi dell’iconico grattacielo brutalista Centre Point. Una seconda versione, identica, è comparsa a circa tre miglia di distanza, in Queen’s Mews, una strada acciottolata e silenziosa nel quartiere di Bayswater. È quest’ultima a essere stata condivisa dall’artista sui social, dove conta oltre 13,7 milioni di follower. 

A una lettura immediata, l’opera potrebbe sembrare insolitamente tenera: due bambini che, con l’avvicinarsi del Natale, scrutano il cielo in attesa di Babbo Natale. Un’immagine di speranza, quasi ingenua, che stona con il consueto sarcasmo di Banksy. Ma come spesso accade, è il contesto a rivelare un significato più stratificato e meno consolatorio. La scelta di Centre Point non è casuale. Costruito nel 1966 come edificio per uffici dal magnate immobiliare Harry Hyams, il grattacielo rimase per anni vuoto, nonostante una grave crisi abitativa, diventando un simbolo dell’iniquità urbana londinese. Proprio per questa ragione, un vicino centro di accoglienza per senzatetto fu ironicamente chiamato Centrepoint. Negli anni, l’edificio ha ospitato grandi realtà corporate, dall’agenzia William Morris a Saudi Aramco, fino a EA Games, prima di essere riconvertito nel 2015 in appartamenti di lusso multimilionari dalla società Almacantar.

Secondo recenti ricostruzioni della BBC, gli sforzi per vendere queste residenze sarebbero stati sospesi a causa delle offerte ritenute troppo basse, mentre Londra continua a mancare gli obiettivi di edilizia residenziale pubblica, con la popolazione senza fissa dimora ai massimi storici e un numero crescente di famiglie escluse dal mercato immobiliare. In questo contesto, il murale assume un tono più cupo. Per alcuni osservatori, i bambini rappresentati da Banksy non stanno sognando, ma dormendo in strada.  Il fatto che l’opera sia raddoppiata (evento raro nella produzione di Banksy) rafforza l’idea di un messaggio sistemico, non legato a un singolo luogo ma a una condizione diffusa. Il murale di Queen’s Mews, più appartato e meno monumentale, trasferisce la scena dal cuore simbolico della città a uno spazio residenziale apparentemente tranquillo, suggerendo che la crisi attraversa indistintamente centro e periferia, visibile e invisibile.

Si tratta del primo intervento dell’artista dopo tre mesi di silenzio. L’ultimo risaliva a settembre, quando un murale apparso nei pressi della Royal Court of Justice mostrava un giudice che colpiva un manifestante con un martelletto, allusione letta da molti come un riferimento alle recenti repressioni delle proteste pro-palestinesi. L’opera fu rapidamente coperta dalle autorità. Nel maggio scorso, Banksy aveva invece realizzato a Marsiglia un’immagine più lirica: un dissuasore stradale la cui ombra si trasformava in un faro, accompagnata dalla frase «I want to be what you saw in me». E nel dicembre 2024 aveva condiviso solo sui social un’immagine di una donna che allattava, evocazione della Madonna col Bambino, in cui il capezzolo era sostituito da un tubo arrugginito che perdeva acqua.

Angelica Kaufmann, 23 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

Angelica Kaufmann

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