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Alcuni frammenti dell’architrave in arenaria rinvenuto nel sito archeologico di Tell Abu Saifi

© Ministry of Tourism & Antiquities

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Alcuni frammenti dell’architrave in arenaria rinvenuto nel sito archeologico di Tell Abu Saifi

© Ministry of Tourism & Antiquities

Antico Egitto, un’iscrizione di Ramses II riapre il mistero della città perduta di Mesn

Affianco ai titoli regali del faraone, sull’architrave in arenaria rinvenuto nel sito archeologico di Tell Abu Saifi vi è un’iscrizione che cita un intervento di restauro su una statua del dio «Horus, Signore della città di Mesn»

Giorgio Valentini

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Potrebbe essere Tell Abu Saifi, nel nord del Sinai, il luogo in cui sorgeva l’antica città di Mesn, la cui ubicazione resta ancora oggi incerta. A rilanciare l’ipotesi è una nuova scoperta archeologica effettuata nel sito archeologico lungo la Via di Horus, l’antico itinerario militare che collegava l’Egitto al Sinai e alle terre di Canaan, diffusa dal Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano.

Qui è stato rinvenuto un grande architrave in arenaria, spezzato in due parti e decorato su tre lati. Tra le iscrizioni vi sono i titoli regali di Ramses II, il faraone della XIX dinastia che regnò nel XIII secolo a.C., ma soprattutto il riferimento a un intervento di restauro su una statua del dio «Horus, Signore della città di Mesn». Un simile riferimento potrebbe fornire un importante indizio sull’identità storica di Tell Abu Saifi, anche se gli studiosi invitano alla prudenza: ulteriori scavi e ricerche saranno necessari per confermare il collegamento.

Il sito ha restituito anche le imponenti strutture di un tempio, con mura di cinta in mattoni crudi, porte, ambienti interni, magazzini, aree di servizio e il santuario. Il complesso conobbe diverse fasi di costruzione e trasformazione, raggiungendo la massima estensione in epoca tolemaica. In età romana fu invece in parte smantellato per ricavarne materiali destinati a un accampamento militare. Successivamente, due grandi fornaci circolari vennero costruite sopra gli angoli dell’antico santuario per produrre calce.

Sono state inoltre ritrovate due strade lastricate, databili anch’esse alle epoche tolemaica e romana, che collegavano l’area esterna alle fortificazioni con il complesso templare. Tra i reperti figurano anche una statua in scisto di uno scriba militare della XXVI dinastia, frammenti di statue regali e raffigurazioni di falchi in basalto e calcare.

Giorgio Valentini, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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