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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUna strada lunga quasi 390 metri restituisce la storia di Side, l’antica città portuale sulla costa mediterranea dell’attuale provincia turca di Antalya, attraverso le trasformazioni che l’hanno interessata nell’arco di diversi secoli. Gli scavi della «Strada B», condotti nell’ambito del progetto nazionale «Patrimonio per il futuro», hanno portato alla luce strutture di epoca romana e interventi successivi che documentano il passaggio alla tarda antichità.
La prima configurazione della strada risale al II secolo d.C. Sul suo lato settentrionale correva una stoà, un portico coperto sostenuto da colonne, dietro il quale si aprivano numerosi ambienti. Lungo questo percorso monumentale si trovavano tre accessi: la Porta Ovest, la Porta di Eracle e la Porta delle Terme Nord. Porte, soglie e ingressi conservati hanno permesso agli archeologi di ricostruire l’organizzazione originaria dell’area.
La scoperta più significativa riguarda la Porta di Eracle, la cui decorazione comprende rilievi con le dodici fatiche compiute dall’eroe della mitologia greca, oltre a rappresentazioni di Atena, Zeus, Artemide, Igea e Tyche. Le sculture risalgono all’inizio del III secolo d.C., ma non furono realizzate per la porta che oggi le conserva. Furono invece prelevate da un edificio più antico e riutilizzate, secoli dopo, nella costruzione dell’ingresso monumentale. È il fenomeno noto come spolia: il reimpiego di elementi architettonici e scultorei provenienti da edifici precedenti.
Una seconda fase di profonde modifiche si colloca nel V secolo d.C. In quel periodo una vasta area a nord della strada venne inglobata nel Palazzo del Vescovo, trasformando l’assetto del quartiere. Alcuni degli ingressi che collegavano la strada al portico furono chiusi, mentre ne furono realizzati di nuovi e monumentali. La «Strada B» non perse tuttavia la sua funzione di collegamento: continuò a essere percorsa da chi entrava a Side attraverso la Porta Est. Cambiò però il suo carattere, diventando un’imponente direttrice urbana.
Giorgio Valentini
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