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Anselm Kiefer, «Eis und Blut» (Ghiaccio e Sangue), 1971

© Foto Bénédicte Peyrat

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Anselm Kiefer, «Eis und Blut» (Ghiaccio e Sangue), 1971

© Foto Bénédicte Peyrat

Anselm Kiefer e il potere trasformativo dell’arte come speranza di sopravvivenza della poesia

Massimo Recalcati indaga l’artista tedesco e le sue opere con una visita virtuale all’immaginario e all’universo kieferiani. Dodici capitoli che rendono evidente la fatica dell’esistere e della ricerca artistica, tra visibile e invisibile, passato e futuro

Valeria Tassinari

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Il seme santo del titolo è quello nominato da Isaia (Isaia 6,13), ovvero la promessa di una rinascita che sopravvive, nonostante tutto, dopo la più terribile distruzione, e questo libro, più volte attraversato dalla visione di Anselm Kiefer bambino che, nato in Germania nel 1945, si trova a vagare tra le macerie della Seconda guerra mondiale trovando nella materia distrutta la sua prima ispirazione creativa, è davvero incentrato sul potere trasformativo dell’arte come speranza di sopravvivenza della poesia.

Uscito, con puntuale sincronismo, in occasione dell’allestimento della monumentale installazione «Anselm Kiefer. Le Alchimiste» nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano (a cura di Gabriella Belli, fino al 27 settembre), il nuovo saggio di Massimo Recalcati sull’arte porta significativamente la dedica a Claudio Parmiggiani, un altro artista alchemico che, come già Vincent van Gogh, Alberto Burri e Antoni Tàpies, è stato al centro delle sue precedenti opere letterarie di taglio esegetico.

Recalcati scrive di autori di cui ama esplorare la potenza espressiva, e quella dell’opera di Kiefer si avverte in ogni pagina, condensata fin dall’introduzione nella definizione di «metafisica del resto» che, superando l’antico dualismo tra materia e spirito, «riconosce che la trascendenza è una piega dell’immanenza». Fin dalla premessa, la trattazione si inoltra tra le opere dell’artista tedesco come un attraversamento dinamico tra decadenza e illuminazione, luce e ombra, catastrofe e sublimazione, e, anche grazie all’ampio repertorio di immagini, si propone quasi come una visita virtuale in un immaginario museo trasversale al tempo e ai luoghi kieferiani. Qui, vagando tra le opere e guidato da rapidi bagliori di interpretazioni, la comprensione del percorso artistico compiuto dal «bambino Anselm» avviene attraverso uno sguardo che lo segue e lo accompagna fino ai luoghi del presente, tra infiniti accumuli di cose e materiali, ma anche di segni, tracce e simboli, come ad esempio nella grande casa-deposito-museo di Barjac nel Sud della Francia, o sotto le torri dei Sette Palazzi Celesti nell’HangarBicocca a Milano.

Una lettura in dodici capitoli, in ciascuno dei quali si dimostra che qui non esiste un tempo delle opposizioni tra visibile e invisibile, passato e futuro, e che la materia lavorata, distrutta e riformata, decantata o risanata, necessita di un arretramento dell’altrove, persino del concetto di Dio, per lasciare spazio al pensiero dell’umano, titanico e sconfitto.

Con la consueta lucidità espressiva, in una prosa ricca di riferimenti, ma comunque scorrevole nell’assecondare la forza evocativa della parola, Recalcati lascia emergere con chiarezza la prospettiva psicoanalitica ma non la rende dominante, riuscendo a intessere un equilibrato intreccio di citazioni delle parole dell’artista stesso e di quanti ne hanno scritto, agendo, anch’egli in maniera poetica e trasformativa, attraverso un ricco deposito di materia visiva e letteraria.

Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer
di Massimo Recalcati, 160 pp., 25 ill. col., Marsilio, Venezia 2026, € 25

La copertina del volume

Valeria Tassinari, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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