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Anselm Kiefer, «Marie de Bachimont», 2025

Foto: Nina Slavcheva. © Anselm Kiefer

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Anselm Kiefer, «Marie de Bachimont», 2025

Foto: Nina Slavcheva. © Anselm Kiefer

A Milano Anselm Kiefer crea un pantheon delle donne dimenticate

La Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale ospita i 42 enormi teleri che l’artista tedesco ha dedicato alle «alchimiste», dall’antichità a inizio ’900, «mutilate dalla storia, figure residuali rispetto al lavoro maschile»

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Sono davvero pochi gli artisti di oggi che, senza ricorrere agli artifici della tecnologia, sanno confrontarsi da pari a pari con spazi antichi e monumentali. Se poi quegli spazi, come la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, a Milano, portano anche in sé le ferite della storia del ’900, allora la sfida si fa più ardua. Anselm Kiefer (nato in Germania nel 1945, vive e lavora in Francia) è uno di loro: uno dei pochi che possano affrontarla, grazie alla vastità di respiro che gli deriva da una cultura larga e profonda, da tante passioni intellettuali «eccentriche» (nel senso etimologico della parola) e dalla capacità di interagire, padroneggiandoli, con grandi e grandissimi spazi: basti pensare ai «Sette Palazzi Celesti» (2004), l’installazione ospitata in permanenza nel gigantesco ventre di Pirelli HangarBicocca a Milano, o al ciclo dei dipinti incrostati delle più diverse materie realizzati per l’immensa Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale a Venezia, dove furono lungamente esposti tra il 2022 e il 2023. Quella mostra-installazione era curata da Gabriella Belli, allora direttrice di tutti i Musei Civici veneziani. Ed è ancora lei, ora, a curare il progetto ideato da Kiefer per la Sala delle Cariatidi. Promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e con il sostegno di Unipol e Banca Ifis, la mostra «Kiefer. Le Alchimiste» fa parte del programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026 ed è visibile dal 7 febbraio al 27 settembre (catalogo Marsilio Arte). In questo progetto Kiefer salda due dei poli ricorrenti della sua ricerca: la fascinazione per le figure femminili, dell’antichità soprattutto, ammantate in questo caso dal pregiudizio che spesso finiva per omologarle alle streghe, e il suo interesse per il pensiero alchemico, nucleo germinativo di questo ciclo di 42 grandi teleri, ognuno dei quali è intitolato a una donna alchimista, dal mondo antico (Maria la Giudea) al Rinascimento (Caterina Sforza, Isabella Cortese, Anne Marie von Ziegler), dal ‘600, con Marie Meurdrac, fino a Mary Anne Atwood, morta quasi centenaria nel 1910. Ne parliamo con la curatrice. 

Dottoressa Belli, l’installazione è stata ideata dall’artista per la Sala delle Cariatidi, sulle cui pareti si trovano ancora le cariatidi neoclassiche mutilate dagli spezzoni incendiari del 1943. Come avete allestito i teleri?  
Anselm Kiefer è un artista che sente molto il tema dello spazio, che crea legandosi al significato degli spazi. Quando l’ha visitata, ha molto amato la Sala delle Cariatidi, anche ricordando l’esposizione di «Guernica» del 1953, espressamente voluta qui da Picasso. I 42 grandissimi teleri delle «Alchimiste» sono perciò esposti al centro della sala, lasciando libera la parte perimetrale con gli specchi e le cariatidi, tutte mutilate dalla guerra, così come le sue alchimiste sono donne «mutilate» dalla storia, figure residuali rispetto al lavoro maschile. Eppure, al contrario degli alchimisti, che andavano in cerca della pietra filosofale e dell’oro, loro svolgevano un lavoro importante per la comunità: erano infatti «medichesse» che, più pragmaticamente degli alchimisti, servendosi dei «semplici», cioè delle erbe medicinali, realizzavano medicamenti e cosmetici. Quelle di alto rango, come Caterina Sforza Riario, figlia del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, non hanno subito la violenza della storia e hanno avuto accesso a una piccola gloria, mentre di molte di loro non si sa quasi nulla: Kiefer conferisce a tutte l’identica dignità, ne esalta il carattere universale e allo stesso tempo dà a ognuna un nome e un ritratto. Ogni quadro è una resurrezione. E l’intero ciclo è una sorta di pantheon di queste donne dimenticate. 

L’alchimia è da sempre una componente essenziale del pensiero di Kiefer.
Sì, si può dire che in questo progetto abbiamo 42 alchimiste e un alchimista, l’artista stesso, che non solo nei suoi lavori si serve di materiali alchemici come il piombo, ma si avvale di un procedimento «alchemico» anche nel realizzare le opere, che spesso seppellisce o sottopone alle intemperie e ai danni del tempo, in un processo di morte e di rinascita. 

In questo progetto Kiefer, che da sempre celebra i valori simbolici della figura femminile, sembra invece puntare soprattutto a risarcire la fertilità intellettuale delle donne. Come mette in figura questo concetto?  
Dal fondo fangoso, densissimo di pittura dei suoi teleri, che dipinge con una fortissima gestualità, emergono queste donne, quasi tutte a figura intera, cui si aggiungono materiali estranei come libri, rami, pietre, un crogiolo... Nei loro volti sardonici c’è una terribilità che direi nordica, secondo quel tipico filone che risale al Medioevo, ma al contrario delle «Donne della rivoluzione», con i letti di piombo senza figura alcuna, o delle «Donne delle macerie», che dopo i bombardamenti cercavano di recuperare qualche oggetto dai detriti delle loro case, qui si avverte che la tonalità non è disperata: c’è un elemento di novità, è la luce pur flebile della scienza che avanza, anche per merito loro.

Anselm Kiefer, «Sophie Brahe», 2025. Foto: Nina Slavcheva. © Anselm Kiefer

Ada Masoero, 03 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

A Milano Anselm Kiefer crea un pantheon delle donne dimenticate | Ada Masoero

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