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Particolare di un’opera di Giuditta Branconi, 2025

© Giuditta Branconi. Courtesy of the artist; L.U.P.O Gallery, Milano. Foto Pietro Cisani

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Particolare di un’opera di Giuditta Branconi, 2025

© Giuditta Branconi. Courtesy of the artist; L.U.P.O Gallery, Milano. Foto Pietro Cisani

L’energia esplosiva di Giuditta Branconi per la prima volta in un contesto istituzionale

Rientra nei filoni di intervento che ormai da tempo caratterizzano l’azione propositiva della famiglia Maramotti la mostra nello spazio espositivo a Reggio Emilia dedicata alla giovane artista che si confronta con il tema della velocità e della compressione congestionata delle immagini e delle parole nel nostro tempo

Valeria Tassinari

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S’intitola «Cannon Fodder» (letteralmente «carne da cannone»), ma con la cupezza della guerra, così tragicamente evocata dalle parole, il progetto della giovane Giuditta Branconi per la Collezione Maramotti non sembra avere molti riferimenti, se non per l’intenzione di esprimere un’energia esplosiva, difficile da comprimere. La mostra è pensata per lo spazio di Reggio Emilia, dove dall’8 marzo al 26 luglio l’artista si mette alla prova, allestendo la sua prima personale in un contesto istituzionale. 

La scelta di commissionare un’opera e di dare risalto a un’artista emergente legata al linguaggio della pittura, rientra tra i filoni di intervento che ormai da tempo caratterizzano l’azione propositiva della famiglia Maramotti, per tradizione impegnata in una visione di collezionismo attivo e particolarmente attenta ai percorsi di valorizzazione della creatività femminile, che sostiene anche attraverso una ricognizione di giovani talenti su scala internazionale. L’attenzione è, in genere, verso una ricerca artistica che sappia conciliare l’impegno nel racconto della dimensione intima e autobiografica, con una precisa cura per la materialità dell’opera, aspetto che mantiene una sorta di dimensione autonoma anche quando l’analisi si apre a tematiche di attualità. 

Questa linea si riconosce anche nel lavoro di Giuditta Branconi, generazione under 30, che si confronta con il tema della velocità e della compressione congestionata delle immagini e delle parole nel nostro tempo, sempre incalzato da un’inquietudine della visibilità, che si espande dalla sfera pubblica a quella privata. Nata a Teramo nel 1998, Branconi si è formata tra Urbino e Milano, dove ha sviluppato la sua peculiare tecnica pittorica, combinazione densa di colori vivaci, parole e figure, riportati su sottili tele dalla superficie levigata che restano leggibili anche sul retro. Per la Collezione Maramotti la giovane artista ha realizzato una serie di nuove opere e una grande installazione composta da un trittico di dipinti disposti nello spazio, che il pubblico può attraversare fisicamente. Un materiale iconografico e verbale sovrabbondante ed eterogeneo, interculturale e interclassista, perché continuamente oscillante tra lingue, alfabeti, registri espressivi differenti, si ridefinisce per sovrapposizioni e accostamenti, apparentemente occasionali. Davanti e dietro la tela si propone così un gioco di segni, font, parole e figure, in cui la libera citazione e le matrici di ispirazione provengono da svariati tempi e geografie, sfiorati, rivisitati, ricompattati in una nuova grammatica narrativa. Generando vaghe ipotesi di senso, la cui decifrazione è impossibile in uno sguardo di insieme, questa pittura, che ha imposto all’autrice un lungo tempo di esecuzione, poi chiede anche allo spettatore di prendersi tempo per l’osservazione

«Nei miei dipinti tutto avviene contemporaneamente. Non voglio direzionare lo spettatore, lo spettatore può vedere ciò che vuole. Lo sguardo è anarchico. ha affermato l’artista che, entrando nello specifico di quest’importante occasione espositiva, sottolinea come ogni contesto abbia una peculiare rilevanza. In questi anni di lavoro ho capito una cosa, soltanto una, e cioè che ogni mostra è uno sforzo collettivo, l’artista da solo è perso, per cui ci tengo a ringraziare con tutta me stessa le persone con cui sto lavorando, tutto il team di Maramotti, composto da personalità potentissime, in particolare la direttrice Sara Piccinini. Quanto al rapporto con la Collezione, il dialogo che cerco non è con oggetti inanimati, non sono né una critica, né una curatrice, né una storica, di certo sono affascinata dalla collezione come sono affascinata da un ulivo secolare, da un bel cane, dal pollo al curry di mio padre. Comunque, ritengo lodevole lo sforzo della famiglia Maramotti che investe instancabilmente in arte e cultura». 

Un’opera di Giuditta Branconi, 2025. © Giuditta Branconi. Courtesy of the artist; L.U.P.O Gallery, Milano. Foto Pietro Cisani

Valeria Tassinari, 03 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

L’energia esplosiva di Giuditta Branconi per la prima volta in un contesto istituzionale | Valeria Tassinari

L’energia esplosiva di Giuditta Branconi per la prima volta in un contesto istituzionale | Valeria Tassinari