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Giuseppe Avanzi, «L’Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua», 1695-96

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Giuseppe Avanzi, «L’Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua», 1695-96

Ferrara, torna nella collocazione originale la gigantesca tela custodita per oltre mezzo secolo dal restauratore Nonfarmale

Il 24 febbraio l’«Apparizione di san Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua» di Giuseppe Avanzi, non più visibile dal bombardamento del 1944, sarà ricollocata sulla parete del presbiterio della Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

Il 24 febbraio la città di Ferrara potrà festeggiare un grande ritorno nel contesto del proprio patrimonio Unesco, e la festa per gli occhi sarà grande in tutti i sensi, perché ad essere riportata nel presbiterio della rinascimentale chiesa di San Cristoforo alla Certosa, per il quale era stata dipinta, sarà una tela di oltre trenta metri quadrati, la scenografica rappresentazione dell’«Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua».

Considerato una delle prove migliori del pittore Giuseppe Avanzi (Ferrara, 1646-1718), l’imponente dipinto a olio (9,30 metri di lunghezza per 4,25 metri di altezza) fu realizzato tra il 1695 e il 1696 appositamente per il presbiterio della grande chiesa dei Certosini, in pendant con un’altra tela del medesimo autore, l’«Apparizione della Beata Vergine e san Pietro ai compagni di san Brunone», per celebrare le origini dell’ordine monastico.

Dopo il bombardamento anglo-americano del gennaio 1944, a causa di uno squarcio aperto da una scheggia nella cupola sovrastante, entrambe le tele furono rimosse dalla loro collocazione originaria per metterle in sicurezza ma, maldestramente, vennero lasciate arrotolate sul pavimento della navata, dove l’umidità produsse un danno ancor più grave. Da quel momento è iniziata un’attesa di oltre ottant’anni e se l’altra tela, meglio conservata ma comunque bisognosa di un delicato restauro, era già stata riposizionata nel settembre 2023, solo ora si può affermare che il progetto di ripristino della situazione originaria sia giunto a compimento, con il recupero e il ricollocamento di questa seconda opera, le cui condizioni erano molto compromesse. Un progetto complesso che, come ha sottolineato Ethel Guidi, dirigente del Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco, si è potuto realizzare solo grazie alla perseveranza e a un percorso partecipato e condiviso, con l’impegno del Comune di Ferrara, al quale le tele appartengono dal 1812, ma anche di altri enti come la Regione Emilia-Romagna, che aveva finanziato il primo restauro, e il Ministero della Cultura, attraverso la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, che ha erogato un contributo di 127mila euro per questo secondo intervento.

Per la salvaguardia di entrambe le tele è stata inoltre fondamentale la disponibilità del Laboratorio di Restauro Nonfarmale, che per oltre cinquant’anni ha tutelato le opere, custodendole gratuitamente, arrotolate sullo stesso rullo e protette da una velinatura, in attesa che si verificassero le condizioni per realizzare gli interventi. «Ottorino Nonfarmale mise le mani per la prima volta su queste tele negli anni Settanta e sarebbe davvero felice di vedere il risultato di oggi, ha affermato Giovanni Giannelli che, dopo la scomparsa del titolare nel 2020, oggi conduce il laboratorio di San Lazzaro di Savena (Bologna) dove, con i suoi collaboratori, ha eseguito entrambi i restauri, perché si è trattato di un lavoro non solo lungamente atteso e più volte sospeso, ma anche molto delicato. La peculiarità di questo grande quadro, in particolare, è che fu dipinto su un’unica tela, senza cuciture. Proprio questo supporto era la parte più degradata, con conseguente perdita di aderenza della superficie pittorica, che si era cristallizzata e presentava un’ampia caduta su un lato e numerose lacune diffuse, soprattutto in corrispondenza delle piegature determinate dalla prolungata giacenza sul rullo. Dopo averlo reintelato e consolidato, abbiamo lavorato cercando tonalità e texture che abbassassero il più possibile l’impatto visivo delle perdite di colore. In verità questo restauro potrei definirlo un’avventura, iniziata con la prima tela, sulla quale abbiamo analizzato e sperimentato modalità utili anche per questo secondo intervento, che ha richiesto 18 mesi di lavoro prima della definitiva ricollocazione».

Un ritorno di rilevanza culturale e simbolica, che si completa con la restituzione dell’opera non solo alla sua posizione, ma anche alla sua funzione devozionale originaria, e che la comunità ha scelto di condividere, tra visite guidate e una messa solenne che sarà officiata da S. E. R. Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio e abate di Pomposa, il primo marzo. 

Valeria Tassinari, 20 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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