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«San Francesco riceve le stigmate», di (?) Jan van Eyck (particolare). Filadelfia. Philadelphia Museum of Art

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«San Francesco riceve le stigmate», di (?) Jan van Eyck (particolare). Filadelfia. Philadelphia Museum of Art

Ancora sulla questione dei due Van Eyck. Siamo sicuri che l’IA sia l’arbitro migliore possibile?

Lo storico dell’arte Maximiliaan Martens, esperto di Van Eyck dell’Università di Gand, interviene nella discussione sull’autografia dei dipinti conservati nei musei di Torino e Filadelfia, e ritiene che certi giudizi tranchant possano screditare chi li pronuncia

Nella discussione apertasi sulla paternità di due dipinti di Jan van Eyck, recanti il medesimo soggetto («San Francesco riceve le stigmate»), e conservati alla Galleria Sabauda di Torino e al Philadelphia Museum of Art di Filadelfia, interviene lo storico dell’arte Maximiliaan Martens, esperto di Van Eyck dell’Università di Gand. Martens mette in forse la legittimità delle affermazioni di Art Recognition. A raccogliere le opinioni dell’esperto è la giornalista Jo Lawson-Tancred, in un articolo pubblicato sul sito specializzato artnet.com.

Innanzi tutto, lo studioso dubita della fattibilità di addestrare un modello di intelligenza artificiale a rilevare e riconoscere la pennellata distintiva di Van Eyck, ciò che Art Recognition sostiene di aver fatto. «Anche studiando i dipinti di Van Eyck a livello microscopico, le sue pennellate sono appena visibili, sostiene Martens. Questa è una delle caratteristiche più evidenti delle sue opere».

Martens afferma che non c’è «consenso» tra gli storici sull’autenticità di entrambi i dipinti. Occorre tener conto che, come molti pittori antichi, Van Eyck lavorava con uno stuolo di collaboratori. Ma l’Intelligenza Artificiale è davvero la soluzione migliore per analizzare le sottilissime sfumature con cui gli storici dell'arte si confrontano da tempo?

La versione di Filadelfia, ad esempio, è dipinta su pergamena incollata su tavola, circostanza che produce effetti superficiali diversi rispetto alla pittura a olio su fondo di colla animale e carbonato di calcio, la tecnica per cui Van Eyck è più conosciuto. Sia il dipinto di Filadelfia, sia quello di Torino sono stati danneggiati e ritoccati durante i sei secoli anni trascorsi dalla loro realizzazione.

La complessità di tener conto di fattori quali le condizioni e il deterioramento dei pigmenti è il motivo per cui le aziende tecnologiche a scopo di lucro come Art Recognition dovrebbero «collaborare con la comunità accademica», ha affermato Martens. «Questi algoritmi dovrebbero essere addestrati da storici dell’arte e conservatori che hanno trascorso decenni a studiare Van Eyck».

Martens, che è coautore di un articolo sull’utilizzo dell’IA finalizzato a rilevare le crepe sulla superficie della pala d’altare di Gand di Van Eyck, solleva anche dubbi sui metodi utilizzati da Art Recognition. In fondo, sono solo una ventina abbondante i dipinti attribuiti al pittore fiammingo; quindi, l’insieme di dati disponibili sulle sue opere è insufficiente per alimentare un modello di intelligenza artificiale, «anche se si tiene conto di ogni centimetro quadrato di superficie».

In definitiva, Martens ha sottolineato la mancanza di «un articolo scientifico serio e sottoposto a revisione paritaria» che spieghi i metodi di Art Recognition, senza il quale «tutte queste affermazioni sono del tutto inaffidabili».

Dal canto suo, Carina Popovici, amministratore delegato di Art Recognition, ha affermato di aver consultato Till-Holger Borchert, esperto di Van Eyck, in merito al progetto e che questi ha collaborato alla creazione del set di dati del modello. Ha aggiunto che lei e Borchert stanno preparando un articolo sottoposto a revisione paritaria. In precedenza, Popovici ha pubblicato tre articoli che spiegano i metodi di Art Recognition.

L’azienda di intelligenza artificiale, fondata nel 2019, ha spesso fatto notizia per le sue audaci e divisive affermazioni sull’autenticità di famose opere d’arte. La sua asserzione del 2021 secondo la quale il dipinto «Sansone e Dalila» di Rubens, conservato alla National Gallery di Londra, sarebbe un falso, si scontra con l’opinione comune dei maggiori esperti del pittore barocco, che tendono a concordare sul fatto che si tratti di un'opera autentica. Nils Büttner, presidente del Centrum Rubenianum di Anversa, che sta lavorando al catalogo ragionato definitivo di Rubens, ha descritto i dubbi sull’opera come «teorie cospirative». Martens ritiene che Art Recognition si sia già «screditata» anni fa con l’affermazione sul Rubens. «Credo che la tempesta mediatica che stanno creando ora danneggerà ulteriormente la loro reputazione», ha affermato.

Particolare di «San Francesco riceve le stigmate», di (?) Jan van Eyck. Torino. Galleria Sabauda

Roberto Mercuzio, 11 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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