Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliEl Niño, il fenomeno climatico naturale e ciclico caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale, torna a preoccupare il Perù. Per il biennio 2026-2027 si prevede infatti un episodio di intensità eccezionale, che potrebbe mettere a rischio oltre 10mila siti archeologici lungo la costa del Paese, alcuni dei quali documentano una storia che risale a 12mila anni fa.
A destare i timori più grandi sono le numerose strutture costruite con mattoni di argilla, l’«adobe», particolarmente vulnerabili alle piogge e alle inondazioni. Secondo un’inchiesta di «The Art Newspaper», però, le precauzioni potrebbero non essere sufficienti o essere state predisposte troppo tardi.
A preoccupare gli archeologi è soprattutto la risposta tardiva delle autorità, nonostante il rischio fosse stato segnalato con mesi di anticipo. Una commissione speciale è stata istituita soltanto il 26 agosto, con uno stanziamento di 1,2 milioni di dollari (poco più di un milione di euro) destinato a interventi urgenti in 536 siti, tra cui Chan Chan, Sicán e Túcume. Il primo settembre il Governo peruviano ha inoltre dichiarato lo stato di emergenza in 893 distretti. La fascia settentrionale del Paese, dove si concentra una parte rilevante del patrimonio precolombiano, potrebbe essere la più colpita fino a maggio 2027.
Secondo gli esperti, molte delle conseguenze avrebbero potuto essere affrontate con maggiore anticipo. Le esperienze degli eventi del 1997-98 e del 2015-16 avevano già indicato misure efficaci: migliorare il drenaggio, rafforzare le strutture, proteggere le superfici esposte e sospendere gli scavi durante le fasi più critiche. Un sistema di monitoraggio a basso costo, sviluppato da Ana Cecilia Mauricio e dall’archeologa Francesca Fernandini tra il 2021 e il 2022, utilizza inoltre dati e software open source per controllare i siti in tempo reale, ma non è ancora stato adottato dalle autorità. El Niño non è un fenomeno nuovo per il Perù: secondo Mauricio, è documentato nella regione da almeno 17mila anni, motivo per cui «sulle aride coste peruviane, i sedimenti argillosi lasciati dalle forti piogge causate da El Niño hanno portato all’invenzione dell’adobe». Oggi quella stessa eredità costruttiva è tra le più esposte agli effetti del cambiamento climatico. E a rischiare non sono soltanto i grandi siti riconosciuti dall’Unesco, ma migliaia di luoghi meno conosciuti e privi di adeguata protezione.
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Il progetto comprenderà incontri tra esperti, un programma internazionale di fellowship post-dottorali e una mostra dedicata alla leadership femminile nei Paesi Bassi asburgici del XVI secolo, che sarà ospitata dal museo olandese
Scarsità di finanziamenti, cambiamenti climatici e perdita di competenze specialistiche sono i problemi più grossi emersi durante l’analisi delle 372 candidature raccolte dal World Monuments Fund. I siti che si aggiudicheranno gli aiuti per il prossimo anno saranno annunciati a febbraio
È prevista per sabato 3 ottobre la VI Giornata Nazionale dedicata a un patrimonio in cui arte, architettura, cultura gastronomica e ospitalità si incontrano. Accanto alle visite, degustazioni e incontri permettono di riscoprire ricette, rituali e saperi
L’intervento rientra nell’ambito dell’iniziativa «Freedom 250», promossa in occasione dei 250 anni dell’indipendenza statunitense, e inaugura un programma pluriennale dedicato alla conservazione del muralismo moderno di Ciudad Universitaria



