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Uno scatto dagli interventi di restauro sugli affreschi

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Uno scatto dagli interventi di restauro sugli affreschi

All’Aquila un nuovo museo accoglie testimonianze da sei secoli di arte abruzzese

La fine dei lavori di restauro del Palazzo Farinosi-Branconi, danneggiato dal terremoto che ha devastato la città, segna l’apertura della nuova sede de La Galleria BPER, con un percorso che spazia tra Rinascimento abruzzese, Barocco e Novecento

Rosalba Cignetti

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La ricostruzione dell’Aquila passa anche attraverso la restituzione dei luoghi che custodiscono la memoria storica della città. Tra questi vi è Palazzo Farinosi-Branconi, uno dei complessi architettonici più significativi del centro aquilano, gravemente danneggiato dal sisma del 2009 negli ambienti e negli apparati decorativi e oggi al centro di un importante intervento di restauro. La storia dell’edificio affonda le radici nel Seicento. Ad avviarne il recupero, trasformandolo tra il 1624 e il 1639 nella residenza ufficiale della famiglia, fu l’abate Girolamo Branconio, membro della potente famiglia aquilana dei Branconio, protagonista della vita politica, religiosa e culturale della città tra Rinascimento ed età moderna. Nei secoli successivi il palazzo ha conservato una forte identità attraverso le trasformazioni che ne hanno accompagnato la storia: dalla residenza nobiliare seicentesca della famiglia Branconio al passaggio ottocentesco che portò alla denominazione Farinosi-Branconi, fino agli interventi sugli ambienti interni, caratterizzati da sale affrescate, stucchi e soffitti lignei. 

Concluso il restauro, con apertura prevista nell’estate 2026, Palazzo Farinosi-Branconi diventerà la nuova sede aquilana de La Galleria BPER, il progetto avviato nel 2017 per studiare, conservare e rendere accessibile la corporate collection del Gruppo. Un patrimonio costruito nel tempo attraverso la storia della banca e degli istituti confluiti al suo interno, che oggi comprende oltre 10mila opere tra dipinti, sculture, disegni, stampe e arredi, con nuclei legati ai diversi territori italiani, che oggi trovano casa nelle sedi de La Galleria BPER di Modena, Genova, Brescia, Ferrara, Avellino e Sondrio. Tra gli interventi più rilevanti della sede aquilana vi è il recupero del ciclo di affreschi, considerato una delle testimonianze più importanti della pittura sacra abruzzese. Il nuovo polo è in gran parte dedicato al nucleo collezionistico abruzzese, riportando sul territorio opere centrali per la sua storia artistica. Il percorso prende avvio dalla stagione rinascimentale con Saturnino Gatti, tra i protagonisti dell’arte aquilana tra Quattro e Cinquecento, nelle cui opere le figure acquistano volume e intensità espressiva, mentre la costruzione dello spazio riflette il confronto dell’Abruzzo con le nuove ricerche del Rinascimento centroitaliano. Accanto a esse le tavole di Cola dell’Amatrice, protagonista del rinnovamento dell’arte abruzzese del primo Cinquecento: nelle sue opere la tradizione locale si apre alla monumentalità del Rinascimento maturo, con figure più solide, spazi costruiti secondo nuove regole prospettiche e una forte attenzione all’architettura, disciplina che accompagnerà tutta la sua attività. E un polittico del Maestro dei Polittici Crivelleschi testimonia invece la stagione precedente, ancora legata alla preziosità del tardogotico adriatico, con fondi dorati, attenzione al dettaglio e figure scandite da una raffinata eleganza lineare. Si tratta di opere che restituiscono la vitalità della cultura figurativa aquilana tra Quattro e Cinquecento, un crocevia di tradizioni locali, influenze adriatiche e nuove ricerche rinascimentali.

La Galleria BPER all’Aquila sarà un luogo aperto alla comunità, con mostre, incontri, attività di ricerca e interventi dedicati alla conservazione delle opere. Il recupero del palazzo è infatti parte di un processo più ampio che passa dalla restituzione e dall’innesto di un frammento della storia culturale dell’Aquila. Il rapporto con il territorio sarà il punto di partenza del racconto espositivo, che si aprirà all’arte dell’Italia centrale e meridionale dal Rinascimento al primo Novecento, mettendo in luce le relazioni tra la storia artistica locale e le grandi correnti figurative che hanno attraversato questi territori. Il racconto prosegue con il Seicento e il Settecento, quando il centro della produzione artistica meridionale si sposta verso Napoli, una delle grandi capitali europee della pittura. La stagione barocca è rappresentata da Luca Giordano, capace di trasformare il colore e la rapidità esecutiva in grandi composizioni dinamiche e teatrali; da Mattia Preti, che rielabora la lezione caravaggesca attraverso figure monumentali, forti contrasti di luce e una nuova intensità drammatica; e da Salvator Rosa, autore di paesaggi selvaggi e visioni filosofiche in cui la natura diventa specchio delle inquietudini dell’uomo. Tra Ottocento e primo Novecento il percorso arriva poi a Francesco Paolo Michetti e Teofilo Patini, due interpreti diversi dell’Abruzzo moderno. Michetti trasforma riti popolari, paesaggi e tradizioni del territorio in immagini sospese tra realismo e simbolismo, anche attraverso il confronto con la fotografia; Patini concentra invece lo sguardo sulle condizioni sociali delle comunità contadine, facendo della pittura uno strumento di indagine sulla realtà del suo tempo. Il progetto curatoriale costruisce così un dialogo tra collezione, architettura e identità urbana, collegando il recupero di un edificio segnato dal sisma con la restituzione di un patrimonio artistico legato alla storia del territorio: un luogo in cui le opere tornano a essere conservate, mostrate e rimesse in relazione con la città che le ha generate.

Rosalba Cignetti, 28 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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