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Il Palazzo Ducale di Mantova, diretto da Stefano L’Occaso, si è arricchito di un nuovo tesoro con l’allestimento, nella Sala dell’Alcova in Corte Vecchia, di nove strappi del ciclo cavalleresco di Antonio di Puccio detto Pisanello (Pisa o Verona, entro il 1394-Roma?, 1455), sinora conservati nei depositi, documenti di grande valore della complessa tecnica pittorica utilizzata nella pittura murale dagli artisti del primo Quattrocento, e da Pisanello specialmente, che di tutti era il più sofisticato nell’uso dei materiali e delle tecniche, teso com’era a restituire ogni dettaglio e ogni barbaglio del reale con un livello di definizione quasi da realtà aumentata.
Probabilmente commissionato negli anni Trenta del Quattrocento a Pisanello da Gianfrancesco Gonzaga (1395-1444), primo marchese di Mantova, appassionatissimo, come tutti i Gonzaga, di romanzi cavallereschi, il ciclo non solo non fu mai compiuto ma, dopo che Ludovico abbandonò la Corte Vecchia per trasferirsi nel Castello di San Giorgio, fu scialbato e dimenticato per secoli, sepolto sotto successive ridipinture, fino a che, nel 1965, non fu riscoperto dall’allora soprintendente Giovanni Paccagnini in una sala della Corte Vecchia rimaneggiata talmente tante volte da essersene perduta anche la memoria (Vasari stesso, sebbene parli di Pisanello, non fa cenno a questa sua impresa mantovana).
Solo nel 1888, quando si ritrovò un documento del 1480 dell’architetto Luca Fancelli, che citava un crollo nella «Sala di Pisanello», si seppe che c’era stata una sala dipinta da quel reputatissimo maestro (morto Gentile da Fabriano, nel 1427 circa, Pisanello fu subito considerato il maggior pittore vivente, richiesto da tutte le corti), ma nessuno sapeva ipotizzare dove si trovasse. Ci vollero gli studi, l’intuizione e l’audacia di Giovanni Paccagnini per rintracciare quei dipinti sotto strati e strati d’intonaco, in una sala che nei secoli aveva cambiato anche la volumetria.
«Per raggiungere la pittura di Pisanello, spiega a «Il Giornale dell’Arte» Stefano L’Occaso, si strapparono stratificazioni di intonaco secolari e, quando la si raggiunse, si scoprì che sotto c’era altro ancora: furono infatti ritrovate decorazioni geometriche databili al 1360 circa, per affinità con analoghe pitture in Castelvecchio a Verona. Quanto all’opera di Pisanello, Paccagnini strappò sì lo strato superficiale, oggi presentato nella sala a lui dedicata, ma poiché il dipinto era eseguito in parte ad affresco, trovò che anche l’intonaco sottostante mostrava tracce evidenti di colore, e sotto ancora riemersero le sinopie, come quella della «Battaglia», ora esposta nella Sala dei Papi. I nove strappi allestiti ora nella Sala dell’Alcova, corredati da pannelli che, come fossero mappe, li situano all’interno del dipinto, erano sotto a ciò che è visibile. Poterli vedere ora, e da vicino, ci consente di conoscere come si lavorava allora, quando i pittori utilizzavano tecniche sia a fresco sia a secco. E Pisanello portò alle estreme conseguenze questo modo di procedere, che prevedeva l’uso di intonaci a rilievo, con pastiglia, graniture, inclusioni metalliche. Un pannello lo spiega dettagliatamente, evidenziando i diversi strati che si susseguivano sulla parete, come in un palinsesto».
Senza contare che con questi strappi si documenta una tecnica di restauro (quella dello strappo, appunto) molto in voga fra gli operatori di quegli anni, ma oggi non più praticata se non in casi estremi, fornendo una documentazione utilissima per conoscere di prima mano anche alcuni aspetti della storia del restauro.
Il riallestimento della Sala, curato dalla storica dell’arte Giulia Marocchi su progetto di Archiplan Studio, Mantova, e dall’architetto Verena Frignani con la restauratrice Daniela Marzia Marsaglia, è stato supportato da Fondazione Comunità Mantovana, dalla ditta di restauro “ZóE” di Gola Giovanna e da Opificio Bio Aedilitia e ha previsto anche una nuova rampa per facilitarne l’accesso.
La Sala dell’Alcova del Palazzo Ducale di Mantova con l’allestimento dei nove strappi del ciclo cavalleresco di Pisanello recuperati dai depositi e restaurati
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