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Due eccellenze milanesi, il Museo Poldi Pezzoli (autentica e amatissima gemma fra i musei della città) e Open Care-Servizi per l’arte (l’unica realtà in Italia che metta a disposizione di privati, aziende e istituzioni una gamma completa di servizi per la gestione, la conservazione e la valorizzazione di opere d’arte, di collezioni e di archivi) offriranno, insieme, un’esperienza speciale ai visitatori di «Homo Faber 2026: An Island of Light», la manifestazione internazionale dedicata ai mestieri dell’arte contemporanei organizzata da Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship con Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, che si terrà dal primo al 30 settembre nella Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.
Ideata dall’artista e designer britannica Es Devlin, l’edizione 2026 di «Homo Faber» si sviluppa in 15 installazioni immersive, tutte connotate quest’anno dal tema della luce, tra le quali, molto atteso, è «An Atelier Alive», lo spazio dove maestri artigiani di diverse discipline lavorano davanti al pubblico. Fra loro non potevano mancare i restauratori d’arte e di manufatti artistici ed è stato proprio il Museo Poldi Pezzoli, diretto da Alessandra Quarto, a mettere a disposizione dell’operazione due opere delle sue collezioni che saranno restaurate dal vivo dai professionisti di Open Care: un dipinto e un prezioso stipo dalle forme architettoniche realizzato con materiali pregiati ed eterogenei, che presenta più d’una sfida per i restauratori proprio per la varietà dei suoi componenti.
Il dipinto, di Giovanni Paolo Panini (1691-1765), raffigura la «Vocazione di san Matteo» e sarà restaurato grazie anche al supporto della manifattura svizzera di alta orologeria Jaeger-LeCoultre, ma è lo stipo (il cui restauro è sostenuto dalla Galleria Carlo Orsi) a offrire la maggiore ragione d’interesse, perché offrirà l’occasione di conoscere da vicino le diverse metodologie e i saperi disparati indispensabili per affrontare un manufatto così composito in cui convivono avorio, ebano, lapislazzuli e bronzo.
Non a caso, a sostegno della sezione di «Homo Faber» dedicata al restauro, si è posta quest’anno la neonata sezione italiana di World Monuments Fund, che debutta proprio con il restauro del Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli, in un intreccio tra istituzioni museali, professionisti della conservazione, Fondazioni e mecenati privati (il World Monuments Fund) uniti in un progetto come «Homo Faber» che promuove la valorizzazione dell’«intelligenza delle mani» e richiama l’attenzione sui temi della cura, della trasmissione dei saperi e della conservazione del patrimonio artistico e culturale.