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Redazione
Leggi i suoi articoliÈ morto il 9 giugno a Milano Ulrico Carlo Hoepli, all’età di 91 anni. Padre dei tre fratelli Hoepli (Giovanni, Matteo e Barbara), era stato ricoverato al Policlinico per una polmonite bilaterale ed era poi stato trasferito in un hospice. Per anni riuscì a tenere insieme una famiglia attraversata da tensioni e contraddizioni e dilaniata da contenziosi legali.
Ora lo storico marchio di via Hoepli è arrivato alla fine della sua corsa: la libreria è definitivamente chiusa. Entro il 30 giugno il palazzo dovrà essere completamente svuotato: un «ultimatum» che rende ogni giorno più difficile immaginare una riapertura nella sede storica, a pochi passi dal Duomo.
A breve si capirà se qualcosa (e quanto) potrà ancora essere salvato. Entro la metà del mese dovrebbe pervenire la proposta di una cordata di imprenditori con a capo Vittorio Graziani, uno storico libraio meneghino. Lo scopo del progetto è rilevare l’attività e tentare di mantenere la tradizione della libreria. Mantenere la libreria nella sede originaria appare una sfida impegnativa, ma sarà la «conditio sine qua non» che apparirà nella proposta di acquisto e rilancio degli imprenditori.
Questa però non era l’unica proposta. Sul tavolo c’era stata anche quella della società DaB di Vittoria Loro Piana e Raffaella Redaelli de Zinis, che avevano stanziato oltre 20 milioni di euro per conservare l’integrità del gruppo, salvaguardare gran parte dei posti di lavoro e trasformare via Hoepli in una sorta di hub a fine culturale ed educativo. L’iniziativa non era però stata presa in considerazione dalla liquidatrice Laura Limido.
Nel frattempo, il gruppo è stato progressivamente smantellato. Il settore «scolastica» è stato ceduto a Mondadori e con esso anche il marchio Hoepli. Questo significa che chi dovesse rilanciare la libreria non potrebbe usare il nome storico nella forma attuale e dovrebbe trovare una soluzione alternativa.
Infine, continua a pesare l’annoso contenzioso familiare con Giovanni Nava, cugino dei tre fratelli Barbara, Giovanni e Matteo. Nava detiene attualmente il 33% della società: entro giugno attende una sentenza della Cassazione sulla richiesta di una diversa attribuzione delle quote.
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