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Curata riunendo autori internazionali affermati, tra cui anche Natalie Curtis, Lars von Trier, Yung-Hsiang Chou e David Allan Brandt, e nuove generazioni di autori, l’esposizione si conferma uno dei punti di ricerca più interessanti sul rapporto tra fotografia, cinema e arti visive contemporanee.
- Redazione
- 17 settembre 2026
- 00’minuti di lettura
Nicole Kidman e Tom Cruise sul tappeto rosso della 56ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il primo settembre 1999
Foto Graziano Arici
A Venezia fotografia e cinema non sono ambiti separati, ma forme dell’immagine che si compenetrano
Curata riunendo autori internazionali affermati, tra cui anche Natalie Curtis, Lars von Trier, Yung-Hsiang Chou e David Allan Brandt, e nuove generazioni di autori, l’esposizione si conferma uno dei punti di ricerca più interessanti sul rapporto tra fotografia, cinema e arti visive contemporanee.
- Redazione
- 17 settembre 2026
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Redazione
Leggi i suoi articoliI ritratti di Marilyn Manson firmati da Lindsay Elizabeth Warner e l’iconico scatto di Claudia Cardinale realizzato da Graziano Arici sono solo alcuni dei tasselli visivi di una narrazione che mette in dialogo memoria, documento e visione cinematografica. Se Arici, voce storica della cultura visiva veneziana, porta in superficie un archivio di decenni di Mostra del Cinema colti al di fuori delle pose ufficiali, figure come Bernis von zur Muehlen spingono la ricerca indietro fino agli anni Settanta, portando la fotografia d’archivio a confrontarsi direttamente con i linguaggi contemporanei.
È una costellazione articolata di sguardi: le opere di Julia Fullerton-Batten (rappresentata da MC2 Gallery) costruiscono scene sospese tra realtà, memoria e finzione, trasformando lo scatto fotografico in un set aperto. Di segno opposto, ma complementare, è la ricerca visiva on the road di Nick Zinner, fotografo e chitarrista dei Yeah Yeah Yeahs, al fianco di Iggy Pop in tour, che converte la vita quotidiana, i concerti e le scene urbane in una documentazione intima e musicale.
Tutti questi linguaggi, dalla fotografia documentaria alla staged photography, dal ritratto concettuale alle proiezioni cinematografiche, trovano il proprio baricentro nella volontà di considerare fotografia e cinema non come ambiti separati, ma come forme dell’immagine che si compenetrano. Il cinema come sequenza di istanti arrestati e la fotografia come possibilità di movimento continuo danno vita a uno spazio teorico in cui l’immagine diventa una realtà autonoma e un dispositivo di lettura del mondo.
Accade a Venezia, nel neonato spazio espositivo San Pietro-Cantieri del Contemporaneo, dove fino al 24 settembre è possibile visitare la seconda edizione della mostra «Static Cinema», organizzata in concomitanza con la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (2-12 settembre). Curata riunendo autori internazionali affermati, tra cui anche Natalie Curtis, Lars von Trier, Yung-Hsiang Chou e David Allan Brandt, e nuove generazioni di autori, l’esposizione si conferma uno dei punti di ricerca più interessanti sul rapporto tra fotografia, cinema e arti visive contemporanee.
Una veduta della mostra «Static Cinema» a Venezia. © Jewgeni Roppel