Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione
Leggi i suoi articoliIl giornalismo d'arte italiano perde una delle sue firme più riconoscibili. È morto a soli 54 anni Pericle Guaglianone, editorialista di Artribune, colpito da un malore improvviso mentre si trovava in mare sul litorale di Torvaianica, vicino Roma. Nonostante i tempestivi soccorsi, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile.
Laureato in Storia dell'arte contemporanea e agente della Polizia Stradale presso il Dipartimento Lazio-Umbria, Guaglianone aveva costruito negli anni un percorso parallelo come critico, curatore e autore, diventando una presenza costante nel dibattito sull'arte contemporanea italiana. Collaborava con Artribune dal 2004, distinguendosi per una scrittura capace di coniugare rigore analitico, ironia e indipendenza di giudizio. Tra i suoi ultimi contributi figura la recensione della 61ª Biennale d'Arte di Venezia, letta come un'analisi attenta delle trasformazioni del linguaggio espositivo contemporaneo, così come numerosi interventi dedicati allo stato della critica d'arte e del confronto culturale in Italia, temi sui quali aveva sempre difeso la necessità di un dibattito aperto e non conformista.
Con la scomparsa di Pericle Guaglianone il sistema dell'arte perde una voce autorevole e curiosa, capace di attraversare discipline diverse senza rinunciare alla profondità critica e alla libertà intellettuale.
Redazione
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dall’Australia al Sudafrica, l’autunno 2026 propone mostre dedicate a identità, memoria, territorio e trasformazioni sociali. Tra arte moderna e contemporanea, fotografia, design e nuove tecnologie, i musei rileggono storie locali e connessioni globali. Particolare attenzione va alle culture indigene, alle eredità coloniali e ai rapporti tra arte, corpo e ambiente
Dall’eccezionale ritorno dell’Arazzo di Bayeux in Inghilterra alla prima riunione dei ritratti di Jan van Eyck, dalla grande monografica di Pontormo alle riletture di Cattelan, Kounellis, Marisa Merz e Willem de Kooning. Tra Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Berlino, Amsterdam, New York e le principali città italiane, abbiamo scelto quindici mostre capaci di attraversare epoche e linguaggi e di restituire alcune delle questioni decisive della stagione.
Un architrave in arenaria con i titoli di Ramses II e un riferimento a Horus, Signore di Masn, rafforza l’ipotesi che Tell Abu Seify, nell’area di Qantara Est, coincida con l’antica città citata dalle fonti del Nuovo Regno. Gli scavi stanno inoltre chiarendo l’organizzazione del complesso templare e la lunga trasformazione del sito, da centro religioso e strategico della frontiera orientale egizia a insediamento tolemaico, castrum romano e infine cava per la produzione di calce.
Fino al 30 settembre all’Art Space Pythagorion di Samos, «Fragments and Futures» mette in dialogo archeologia e arte contemporanea per interrogare il modo in cui il passato viene conservato, ricostruito e reinterpretato. Un percorso tra frammenti, miti, tecnologia, memoria e identità



