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Redazione
Leggi i suoi articoliLa storia dell'arte del secondo Novecento perde una delle sue protagoniste più originali. Mary Heilmann è morta il 14 agosto all'età di 86 anni, in un ospedale di Riverhead, nello Stato di New York, a causa delle complicazioni seguite a una recente caduta. La notizia è stata confermata dal suo studio.
La sua scomparsa chiude il percorso di un'artista che ha modificato in profondità il modo di intendere la pittura astratta americana. Per decenni rimasta ai margini del riconoscimento istituzionale, Heilmann è diventata una figura centrale soltanto negli anni Duemila, quando la critica e i musei hanno iniziato a rileggere il suo lavoro come uno dei contributi più influenti allo sviluppo dell'astrazione contemporanea. La prima grande retrospettiva museale arrivò infatti soltanto nel 2007, quando aveva 67 anni, consacrandola definitivamente come punto di riferimento per una nuova generazione di artisti.
La sua pittura nasceva all'interno della tradizione minimalista per metterne in discussione i presupposti. Heilmann prendeva la griglia geometrica ereditata dal Modernismo e la deformava con linee irregolari, asimmetrie, colori accesi e una deliberata leggerezza formale. Era un'astrazione che rifiutava ogni rigidità teorica, sostituendo alla perfezione geometrica una dimensione intuitiva, ironica e profondamente personale. Come osservò Laura Owens, una delle sue ex allieve, Heilmann affrontò «tutto il machismo dell'epoca con una tranquilla sicurezza», opponendo alla retorica eroica della pittura un gesto volutamente informale e spontaneo.
Questa posizione affondava le radici nella sua biografia. Nata a San Francisco nel 1940 e formatasi inizialmente come ceramista tra l'Università della California di Santa Barbara e Berkeley, arrivò a New York nel 1968 con l'ambizione di affermarsi come scultrice. Frequentò Richard Serra, Robert Smithson, Carl Andre e gli ambienti della scultura minimalista proprio mentre quel linguaggio sembrava decretare la fine della pittura. Ma la scarsa attenzione riservata alle artiste e l'esclusione dalle grandi mostre del periodo la spinsero a cambiare radicalmente direzione, scegliendo la pittura quando ormai aveva trent'anni e senza una formazione accademica specifica nel medium.
Fu una decisione controcorrente destinata a cambiare la sua carriera. Negli anni Settanta e Ottanta Heilmann sviluppò un linguaggio costruito su superfici cromatiche vibranti, griglie imperfette e colori volutamente "popolari", come i rosa, gli arancioni e i neri lucidi che molti critici dell'epoca giudicarono eccessivamente frivoli. Quella leggerezza, invece, sarebbe diventata il tratto distintivo della sua ricerca e una delle ragioni della sua influenza sulle generazioni successive.
Accanto alla pittura sviluppò anche una produzione di sedute e arredi che reinterpretavano criticamente il design minimalista di Donald Judd, sostituendo al rigore austero un'idea di comfort e convivialità. Le sue celebri sedie colorate entrarono nel 2015 sulla terrazza del nuovo Whitney Museum di New York e tornarono dieci anni più tardi all'interno del museo in occasione della mostra "Long Line", testimonianza di un rapporto ormai consolidato con una delle principali istituzioni artistiche statunitensi. La vicenda di Mary Heilmann racconta anche la storia di una generazione di artiste costrette ad attendere decenni prima di ottenere un pieno riconoscimento. Quando negli anni Sessanta il Minimalismo ridefiniva il panorama artistico americano, gli spazi istituzionali erano ancora quasi esclusivamente maschili. Heilmann trasformò quella marginalità in una posizione critica, costruendo un linguaggio capace di sottrarre l'astrazione al suo carattere dogmatico e di restituirle una dimensione quotidiana, emotiva e accessibile.
Negli ultimi anni la sua opera è stata riletta come uno dei principali anelli di congiunzione tra il Minimalismo storico e molte ricerche pittoriche contemporanee. Artiste come Laura Owens, Jessica Stockholder ed Elizabeth Peyton hanno più volte riconosciuto il debito nei confronti della sua libertà compositiva, mentre Ellsworth Kelly la definì «la migliore tra i nuovi astrattisti». Alla domanda su come nascessero i suoi dipinti, Heilmann rispondeva con una semplicità che sintetizzava l'intera sua poetica: «Penso. Molto è sognare a occhi aperti. Molto è stare seduta». Una dichiarazione che rifletteva il carattere di una ricerca rimasta sempre distante dalle grandi costruzioni teoriche e fedele all'idea che la pittura potesse nascere da un gesto libero, diretto e profondamente umano.
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