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Redazione
Leggi i suoi articoliPer decenni la ceramica Moche è stata studiata come una delle più raffinate espressioni artistiche dell'America precolombiana. Meno conosciuti, invece, sono rimasti i luoghi e le persone che quelle opere le producevano. Le nuove indagini archeologiche nel sito di Cerro Mayal, nella valle di Chicama, nel nord del Perù, iniziano ora a colmare questa lacuna, riportando alla luce laboratori, abitazioni e strumenti appartenuti ai vasai che, nel VII secolo, alimentarono una delle più importanti produzioni artistiche delle Ande.
Gli scavi sono condotti dal Programma Archeologico Chicama dell'Universidad Nacional Mayor de San Marcos, che ha ripreso le ricerche in un sito rimasto sostanzialmente inattivo per oltre trent'anni. I risultati confermano che Cerro Mayal non era un semplice insediamento, ma uno dei principali centri di produzione ceramica della civiltà Moche. Tra i ritrovamenti figurano numerosi stampi per statuette, piatti da vasaio, abbondanti scarti di lavorazione e aree destinate alla preparazione dell'argilla. Proprio l'accumulo di materiali di scarto costituisce una delle prove più evidenti dell'intensa attività manifatturiera svolta nel sito.
Accanto alle strutture produttive, gli archeologi hanno individuato muri in mattoni crudi e pietra che delineano ambienti abitativi direttamente collegati agli spazi di lavoro. Il dato più significativo emerso dagli scavi riguarda infatti la stretta integrazione tra produzione e vita quotidiana: gli artigiani vivevano all'interno degli stessi complessi nei quali modellavano, decoravano e cuocevano le ceramiche.
«Siamo riusciti a stabilire che le persone vivevano all'interno dei laboratori», ha spiegato il co-direttore dello scavo Henry Tantaleán. L'obiettivo delle nuove campagne è comprendere come fosse organizzato il lavoro dei vasai, dalla preparazione delle materie prime fino alla realizzazione delle opere finite. La scoperta assume particolare rilievo perché la civiltà Moche, sviluppatasi lungo la costa settentrionale del Perù tra il I e l'VIII secolo d.C., è celebre soprattutto per la qualità della propria produzione ceramica. Ritratti estremamente realistici, scene rituali, raffigurazioni di guerrieri, animali, divinità e complessi racconti figurativi costituiscono oggi uno dei più importanti archivi visivi per ricostruire la società, la religione e l'organizzazione politica di questa cultura.
Secondo molti studiosi, la ceramica Moche rappresenta una delle tradizioni artistiche più sofisticate dell'intero continente americano. Le decorazioni a linea sottile, le bottiglie con beccuccio a staffa e soprattutto i celebri vasi-ritratto dimostrano una padronanza tecnica e narrativa straordinaria, resa possibile anche dall'impiego sistematico di stampi che consentivano di replicare alcune forme mantenendo, al tempo stesso, elevati livelli qualitativi. Proprio gli stampi rinvenuti a Cerro Mayal aprono ora nuove prospettive di ricerca. Gli archeologi intendono ricostruire l'intera filiera produttiva: dai luoghi di approvvigionamento dell'argilla e dei pigmenti alla fabbricazione degli stampi, dalle tecniche di modellazione e cottura fino all'organizzazione sociale delle botteghe. Resta infatti da chiarire se gli artigiani lavorassero come produttori indipendenti oppure sotto il controllo delle élite politiche e religiose che governavano i diversi centri Moche.
Anche la cronologia del sito sarà rivista grazie a nuove analisi al radiocarbonio. Le prime campagne di scavo, realizzate tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, avevano individuato sei diverse fasi di occupazione, ma le tecniche di datazione disponibili allora offrivano margini di incertezza molto superiori rispetto agli standard odierni. I nuovi campioni inviati ai laboratori consentiranno di correlare con maggiore precisione Cerro Mayal agli altri grandi centri della valle di Chicama e delle vicine valli di Moche e Jequetepeque. Le ricerche hanno anche una forte componente conservativa. Il sito, situato all'interno di una proprietà privata, è esposto al rischio di saccheggi e occupazioni abusive, una condizione che rende urgente la documentazione archeologica prima che ulteriori informazioni vadano perdute.
Il valore della scoperta risiede soprattutto nel cambio di prospettiva che propone. Per lungo tempo la ricerca si è concentrata sugli oggetti finiti, oggi conservati nei musei di tutto il mondo. Cerro Mayal sposta invece l'attenzione sulle persone che li hanno realizzati, ricostruendo gli spazi, le tecniche e l'organizzazione del lavoro che hanno reso possibile una delle più straordinarie produzioni artistiche dell'antico Perù. In questo senso, i nuovi scavi non aggiungono soltanto nuovi reperti alla conoscenza della cultura Moche: restituiscono finalmente un volto alle comunità di artigiani che ne hanno costruito l'identità visiva.
Redazione
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