Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliRiconosciuta per la coerenza del suo lavoro e per il rapporto di lungo periodo instaurato con gli artisti, Goodman è stata una presenza costante e influente nel mondo dell’arte per oltre mezzo secolo. Poco incline a seguire mode estetiche o dinamiche di mercato, ha costruito la propria attività su scelte meditate e su un impegno duraturo. In una rara intervista del 2004 al «New Yorker», spiegò che rappresentare un artista significava essere pronti a sostenerlo anche per decenni.
Nel corso della sua carriera ha lavorato con alcuni dei nomi più rilevanti dell’arte contemporanea, tra cui Gerhard Richter, Lothar Baumgarten, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Steve McQueen, Julie Mehretu e William Kentridge. Secondo Tom Eccles, direttore del Center for Curatorial Studies del Bard College, una collezione costruita esclusivamente con opere provenienti dalla sua galleria negli ultimi quarant’anni avrebbe potuto competere con i migliori musei al mondo.
Nata Marian Geller nel 1928 a New York, città in cui visse quasi tutta la vita, era figlia di Maurice Geller, contabile e collezionista appassionato, proprietario di circa quaranta dipinti di Milton Avery. Studiò all’Emerson College di Boston e, dopo un iniziale interesse per il giornalismo, si avvicinò progressivamente al mondo dell’arte. Sposò l’ingegnere civile William Goodman, dal quale divorziò nel 1968. Il suo percorso professionale prese forma all’inizio degli anni Sessanta. Nel 1962 organizzò una raccolta di stampe per finanziare la scuola frequentata dai figli Michael e Amy. L’esperienza la spinse a intraprendere studi di storia dell’arte alla Columbia University e, nel 1965, a fondare Multiples, una società dedicata alla produzione di edizioni accessibili. Il progetto, ispirato all’idea di una maggiore diffusione dell’arte, coinvolse artisti come Larry Rivers, Claes Oldenburg e Roy Lichtenstein.
Dopo numerosi viaggi in Europa, decisivi per la definizione dei suoi interessi, Goodman decise di aprire una galleria propria nel 1977, anche in seguito alla difficoltà di trovare un rappresentante newyorkese per Marcel Broodthaers. L’inaugurazione avvenne a Midtown Manhattan con una mostra dedicata all’artista belga. La scelta della 57ª Strada, allora centro nevralgico del mercato, rimase invariata anche quando molti colleghi si spostarono verso SoHo e Chelsea.
Nel 1985 la galleria si trasferì nella sede attuale, al quarto piano di un edificio sempre sulla 57ª Strada, uno spazio divenuto noto anche per le difficoltà logistiche legate all’allestimento delle opere di grandi dimensioni. Negli anni successivi, Goodman mantenne un’espansione contenuta: aprì uno spazio a Parigi nel 1995 e uno a Londra nel 2014, chiuso nel 2020. La sede parigina, attiva dal 1999, rimase centrale nella sua attività.
Negli ultimi anni aveva avviato una riorganizzazione interna per garantire continuità alla galleria, nominando nel 2019 Philipp Kaiser, già direttore del Museum Ludwig di Colonia, presidente. Nel 2023 furono annunciati il trasferimento da Midtown a Tribeca e l’apertura di una sede a Los Angeles. Gerhard Richter, che tra il 1985 e il 2020 aveva tenuto oltre dodici mostre personali con la galleria, lasciò la Goodman Gallery nel 2022. In una dichiarazione rilasciata anni prima, aveva definito Marian Goodman una presenza autorevole, capace di unire lucidità, esperienza e determinazione.
Altri articoli dell'autore
Sette artisti internazionali donano nuove opere al Pio Monte della Misericordia, rinnovando il dialogo tra arte, etica e responsabilità civile a oltre quattro secoli dal capolavoro di Caravaggio.
Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, la mostra mette in dialogo opere storiche della fotografia americana del Novecento con lavori contemporanei di Maryam Eisler e Alexei Riboud, proponendo una lettura non lineare e non nostalgica dell’immaginario occidentale.Courtesy of Howard Greenberg Gallery and the artist
Con John Giorno: The Performative Word, il MAMbo restituisce la complessità di un artista che ha reinventato la poesia come pratica espansa, capace di abitare il mondo e di trasformare la parola in azione. Un’eredità che continua a risuonare nel presente, interrogando il rapporto tra linguaggio, arte e vita.
Fino al 7 febbraio, alla Galleria Frittelli Rizzo, la Torre Branca diventa il punto di partenza per una riflessione sull’immaginario urbano milanese e sul tempo della città. Attraverso la fotografia, Francesco Jodice intreccia architettura, memoria e visione contemporanea, costruendo un racconto stratificato in cui il monumento si trasforma in strumento di lettura del presente



