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Liliana Angulo Cortés

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Liliana Angulo Cortés

Addio a Liliana Angulo Cortés, direttrice del Museo Nacional de Colombia

Artista e studiosa afrocolombiana, dal 2024 guidava il Museo Nacional di Bogotá. Il suo mandato era stato segnato da un forte impegno per la decolonizzazione delle istituzioni culturali e per una rilettura critica delle narrazioni storiche della Colombia.

Michelangelo Tonelli

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È morta all’età di 51 anni, Liliana Angulo Cortés, direttrice del Museo Nacional de Colombia di Bogotá e figura centrale nel dibattito culturale latinoamericano degli ultimi anni. Artista, ricercatrice e curatrice, Angulo è stata la prima afrocolombiana a dirigere l’istituzione museale più antica del Paese, fondata nel 1823 su mandato di Simón Bolívar.

La sua nomina, nel marzo 2024, aveva segnato un momento di svolta per il museo, che custodisce una collezione che attraversa oltre due secoli di storia colombiana, dai reperti preispanici fino all’arte contemporanea. Angulo aveva impresso un’accelerazione decisiva al processo di revisione critica delle narrazioni storiche già avviato dall’istituzione negli anni precedenti, proponendo un ripensamento delle modalità con cui il museo rappresenta identità, memoria e costruzione della nazione.

Il suo lavoro si è concentrato in particolare sul riconoscimento delle comunità afrocolombiane e indigene, a lungo marginalizzate nella rappresentazione ufficiale della storia culturale del Paese. Sotto la sua guida, il museo ha rafforzato iniziative come il Laboratorio per la Riparazione e l’Antirazzismo, un programma di ricerca che analizza il ruolo delle collezioni nazionali nella formazione dei concetti di identità e appartenenza.

Nata a Bogotá nel 1974, Angulo aveva studiato all’Universidad Nacional de Colombia prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove aveva conseguito un Master of Arts all’University of Illinois at Chicago grazie a una borsa Fulbright. La sua pratica artistica si è sviluppata attraverso diversi media, indagando il rapporto tra corpo, razza e rappresentazione. Attraverso l’uso di documenti d’archivio e materiali provenienti da collezioni museali, il suo lavoro ha esplorato le narrazioni visive che hanno contribuito a costruire l’identità nazionale colombiana, interrogando in particolare la rappresentazione storica delle persone schiavizzate e delle comunità afrodiscendenti.

Il suo arrivo alla guida del Museo Nacional era avvenuto in un momento complesso per l’istituzione. All’inizio del 2024 il museo era stato attraversato da una crisi amministrativa legata a una controversa procedura di gara che aveva portato alle dimissioni del precedente direttore, William Alfonso López Rosas. In questo contesto, la nomina di Angulo aveva rappresentato un tentativo di ristabilire stabilità istituzionale e allo stesso tempo di avviare una fase di profonda trasformazione culturale. La sua morte interrompe un progetto che mirava a riposizionare il museo come luogo di confronto con le eredità coloniali e con le disuguaglianze storiche che hanno segnato la società colombiana. In diverse interviste successive alla sua nomina, Angulo aveva sottolineato la necessità di interrogare criticamente le collezioni nazionali e di ampliare le prospettive attraverso cui raccontare la storia del Paese.

Michelangelo Tonelli, 08 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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