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Michelangelo Tonelli
Leggi i suoi articoliIl mercato dell’arte continua a misurare il valore simbolico degli oggetti della cultura popolare come se fossero reliquie di un pantheon contemporaneo. L’ultimo episodio arriva da New York, dove una chitarra suonata da David Gilmour per i Pink Floyd è stata venduta all’asta da Christie's del 12 marzo per 14,6 milioni di dollari, diventando lo strumento musicale più costoso mai venduto. La Fender Stratocaster del 1969, soprannominata «Black Strat», attraversa uno dei periodi più decisivi della storia del rock: tra il 1970 e il 1983 Gilmour la utilizza in sei album fondamentali della band, tra cui The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Wall. Non è solo un oggetto tecnico ma una sorta di dispositivo mitologico attraverso cui si è costruito il paesaggio sonoro di un’intera generazione.
La vendita si è conclusa dopo ventuno minuti di rilanci serrati durante un’asta dedicata ai memorabilia rock provenienti dalla collezione del miliardario americano Jim Irsay, scomparso nel 2025. Il prezzo finale ha superato di gran lunga le stime iniziali della casa d’aste, che oscillavano tra i due e i quattro milioni di dollari, confermando come il valore di questi oggetti non risieda più soltanto nella rarità materiale ma nella loro capacità di condensare narrazioni culturali collettive.
Il record precedente apparteneva a un altro frammento di storia musicale: una chitarra acustico-elettrica del 1959 suonata da Kurt Cobain durante l’iconica performance di Nirvana per MTV Unplugged nel 1993, venduta per 6 milioni di dollari nel 2020. Anche in questa asta il fantasma del grunge ha continuato a circolare: una Fender Mustang blu utilizzata da Cobain nel video di Smells Like Teen Spirit ha raggiunto i 6,9 milioni.
David Gilmour: Una Fender Stratocaster conosciuta come «The Black Strat». Courtesy of Christie’s
La serata ha trasformato la collezione Irsay in una sorta di archivio monetizzato della cultura del secondo Novecento. Tra gli oggetti più contesi figuravano la chitarra«Tiger» costruita su misura per Jerry Garcia dei Grateful Dead, venduta per 11,6 milioni di dollari, un pianoforte appartenuto a John Lennon dei The Beatles battuto per 3,2 milioni, i testi manoscritti di Bob Dylan per The Times They Are A-Changin', una batteria di Ringo Starr e persino la tromba di Miles Davis. In un contesto quasi museale, anche oggetti estranei alla musica – come il quaderno con la sceneggiatura manoscritta di Sylvester Stallone per «Rocky» o una veste da incontro indossata da Muhammad Ali – hanno trovato spazio nella stessa economia del feticcio culturale.
Nel complesso, i quarantaquattro lotti della vendita hanno raggiunto gli 84 milioni di dollari, confermando come l’asta di memorabilia rock funzioni oggi come una forma di archeologia accelerata della cultura pop. Strumenti, manoscritti e oggetti personali vengono trattati come frammenti di una memoria condivisa che il mercato trasforma in valore assoluto.
Michelangelo Tonelli
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