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Veduta aerea dell’area paleocristiana di Altino, durante gli scavi condotti nel 2026 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia

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Veduta aerea dell’area paleocristiana di Altino, durante gli scavi condotti nel 2026 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia

Ad Altino (Ve) è stata ritrovata la cattedrale perduta. Emerge anche il palazzo del vescovo

Gli scavi dell’Università Ca’ Foscari hanno individuato il complesso episcopale paleocristiano della città romana. Resta da rintracciare il battistero, che potrebbe trovarsi nella parte dell’isolato romano non ancora indagata. Il 17 ottobre è in programma una visita accompagnata

Per secoli le fonti scritte ne hanno attestato l’esistenza, ma sul terreno non se ne trovava traccia. Ora, con ogni probabilità, la cattedrale di Altino è stata finalmente individuata. La campagna di scavo 2026 dell’Università Ca’ Foscari Venezia, condotta nel Parco archeologico di Altino sulla base anche dei risultati ottenuti nel 2025, ha permesso di riconoscere la chiesa episcopale tardoantica e altomedievale e, forse, l’intero complesso religioso, comprendente anche il palazzo del vescovo.

La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 per 20 metri, priva di abside e orientata a est. La sua costruzione viene collocata cronologicamente tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C., in un periodo che coincide con le testimonianze di san Girolamo. La datazione si basa sui materiali recuperati nello scavo e sulla lettura complessiva del quartiere. Nell’Epistola 60, scritta nel 396, il santo ricorda infatti la cura del giovane presbitero Nepoziano per la chiesa di Altino, descrivendone altari, pareti, pavimenti e arredi sacri.

Dimensioni, orientamento e caratteristiche architettoniche sostengono l’identificazione con la cattedrale. La pianta senza abside richiama inoltre la tradizione dell’area altoadriatica, come quella di Aquileia. Nei pressi della facciata, tra VI e VII secolo, furono realizzati un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi. Tra i reperti recuperati figurano anche oggetti di carattere cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una croce.

La novità più significativa riguarda però l’edificio adiacente, sul lato orientale della chiesa. Le sue imponenti fondazioni e la pianta articolata, anch’essa dotata di portici, fanno ipotizzare che si trattasse del palazzo episcopale, forse sviluppato su due piani. I resti di mosaici tardoantichi suggeriscono anche la possibile presenza di ambienti destinati a sepolture privilegiate di vescovi o notabili. Resta da individuare il battistero, che potrebbe trovarsi nella parte dell’isolato romano non ancora indagata.

A rendere possibile la scoperta è stata la lettura stratigrafica delle fondazioni e delle fosse di spoliazione, le trincee lasciate dall’asportazione sistematica dei materiali edilizi. Molte strutture furono smantellate per recuperare mattoni e pietre da riutilizzare, anche nei cantieri di Torcello e Venezia. In alcuni punti, le fondazioni della chiesa furono costruite riutilizzando i basoli di trachite delle strade romane: un indizio del ruolo pubblico e del peso politico ormai raggiunto dal vescovo.

Diretti da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia Antica all'Università Ca' Foscari Venezia, con la co-direzione di Elisa Possenti dell'Università di Trento, in collaborazione con Luigi Sperti, Università Ca' Foscari Venezia, gli scavi stanno contribuendo a rivedere anche la storia del trasferimento della sede episcopale da Altino a Torcello. Non una semplice fuga davanti alle invasioni barbariche, ma una trasformazione graduale e probabilmente pianificata, legata ai cambiamenti demografici e ambientali della laguna. Entro la prima metà del VII secolo, la chiesa altinate sarebbe stata smontata, pezzo per pezzo, mentre il centro della vita urbana si spostava verso le isole. Da allora Altino divenne un’enorme cava di materiali.

Le prossime indagini comprenderanno lo studio dei reperti e dei resti umani, le datazioni al radiocarbonio e le prospezioni geofisiche per cercare il battistero. La ricerca restituisce così materialità a una pagina della storia veneta ancora poco conosciuta, finora nota perlopiù dalla descrizione delle fonti scritte, e ci mostra come dalle strutture della città romana e cristiana siano nate nuove forme di insediamento lagunare.

Sabato 17 ottobre alle 10.30 si terrà una visita accompagnata, a cura degli archeologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, agli scavi degli edifici ecclesiastici tardoantichi in corso nell’Area archeologica del decumano.

Gaspare Melchiorri, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Gaspare Melchiorri

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