Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Dal segreto militare al museo: West Star racconta la Guerra Fredda

Image

Dal segreto militare al museo: West Star racconta la Guerra Fredda

A Verona il bunker nucleare della NATO diventa un museo

Vicino a Verona, l'ex quartier generale sotterraneo della NATO sarà trasformato entro il 2029 in un museo dedicato alla Guerra Fredda. Con oltre cento ambienti, un chilometro di gallerie e il primo nodo europeo di ARPANET, West Star rappresenta una delle più importanti testimonianze dell'architettura militare del secondo Novecento e di un'epoca segnata dall'equilibrio del terrore.

Riccardo Deni

Leggi i suoi articoli

Per oltre quarant'anni è rimasto uno dei luoghi più riservati della strategia militare occidentale. Nascosto sotto una collina nei pressi di Affi, tra Verona e il lago di Garda, il bunker West Star era progettato per continuare a operare anche dopo un attacco nucleare. Oggi quel complesso sotterraneo, simbolo della Guerra Fredda e dell'equilibrio geopolitico costruito sulla deterrenza atomica, si prepara a cambiare radicalmente funzione: entro il 2029 diventerà un museo dedicato alla storia del confronto tra i due blocchi.

La trasformazione ha ricevuto un impulso decisivo con l'approvazione, da parte della Camera dei Deputati, di un finanziamento pubblico di 7 milioni di euro, destinato al recupero e alla valorizzazione del sito. L'obiettivo è aprire progressivamente il complesso al pubblico, con una previsione di circa 100.000 visitatori all'anno. Costruito tra il 1960 e il 1966, nel pieno della corsa agli armamenti, West Star costituiva uno dei principali centri di comando e comunicazione della NATO nell'Europa meridionale. I suoi 13.000 metri quadrati, distribuiti in oltre cento ambienti collegati da un chilometro di gallerie, erano progettati per garantire la continuità delle operazioni militari anche in caso di guerra nucleare, chimica o biologica.

Il bunker poteva ospitare fino a 300 persone per un mese, completamente isolate dal mondo esterno. Al suo interno trovavano posto sale operative, centrali per le comunicazioni, dormitori, cucine, officine, infermeria, sistemi di filtraggio dell'aria, serbatoi d'acqua e persino una palestra e un bar: un microcosmo autosufficiente concepito per sopravvivere all'eventualità allora ritenuta plausibile di un conflitto atomico. La base continuò a essere utilizzata per esercitazioni NATO fino al 2004, venendo definitivamente dismessa nel 2007. Nel 2018 il Ministero della Difesa ne trasferì la proprietà al Comune di Affi, aprendo la strada alla sua rifunzionalizzazione.

Il progetto museale nasce anche da un'approfondita attività di ricerca coordinata dall'Università di Firenze, che dal 2022 ha documentato il complesso attraverso rilievi architettonici, digitalizzazione degli archivi tecnici e interviste agli ex militari e tecnici che vi lavoravano. Secondo Michelangelo Pivetta, docente dell'ateneo e responsabile scientifico dello studio, il recupero del bunker offre l'occasione di riportare l'attenzione su una fase storica che continua a influenzare il presente ma che raramente viene affrontata attraverso luoghi di memoria dedicati.

Il percorso espositivo non sarà limitato agli aspetti militari. I visitatori potranno attraversare gli spazi originali della base accompagnati da testimonianze audiovisive degli ex dipendenti e da materiali storici che raccontano la quotidianità di una struttura progettata per un evento che, fortunatamente, non si verificò mai. Tra gli oggetti conservati figurano enormi generatori elettrici, impianti per il recupero dell'umidità destinata alla produzione d'acqua potabile, cartografie operative e alcuni dei più avanzati sistemi informatici installati in Europa negli anni Sessanta e Settanta. Il bunker ospitava infatti anche uno dei primi nodi europei di ARPANET, la rete sperimentale sviluppata negli Stati Uniti che avrebbe costituito il nucleo originario dell'attuale Internet.

Questa dimensione tecnologica amplia il significato del futuro museo. West Star non documenta soltanto la storia della deterrenza nucleare, ma anche quella dell'innovazione scientifica e informatica accelerata dalla competizione tra le superpotenze durante la Guerra Fredda. Il progetto prevede tre differenti itinerari di visita (dedicati rispettivamente alle famiglie, alle scuole e agli studiosi della Guerra Fredda) con l'apertura progressiva di circa l'80% del complesso. La gestione sarà affidata a una fondazione autonoma sostenuta da finanziamenti pubblici e privati. Negli ultimi anni molti siti militari del Novecento stanno conoscendo una nuova stagione di valorizzazione culturale. Ex basi, bunker e infrastrutture strategiche vengono reinterpretati come luoghi della memoria, dove architettura, tecnologia e storia politica si intrecciano. West Star si inserisce pienamente in questa tendenza internazionale, offrendo al pubblico l'accesso a uno dei più significativi complessi sotterranei costruiti in Europa durante il secondo dopoguerra.

Riccardo Deni, 08 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Riccardo Deni

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

All'Art Space Pythagorion della Schwarz Foundation, sull'isola di Samo, la mostra Fragments and Futures riunisce dodici artisti internazionali che reinterpretano archeologia, mito e memoria culturale. Curata da Katerina Gregos e ioLi Tzanetaki, l'esposizione propone una lettura dell'antichità come processo aperto di costruzione del significato, intrecciando ricerca storica, linguaggi contemporanei e riflessione politica.

I reperti del naufragio scoperto presso Mljet dimostrano che, nel pieno della crisi dell'Impero bizantino, continuavano a circolare funzionari imperiali, beni di lusso e rotte commerciali di alto livello. Monete imperiali, fibbie in oro decorate con rubini, smeraldi e perle, un rarissimo anello-sigillo e oltre seicento grammi di metalli preziosi. Il relitto bizantino scoperto presso l'isola croata di Mljet rappresenta il più importante ritrovamento aureo mai effettuato in un naufragio del Mediterraneo e apre nuove prospettive sulla storia dell'Impero d'Oriente.

Dal 20 al 25 ottobre 2026, la fiera d'arte nomade torna per la sua quinta edizione alla Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière

Nel decennale della scomparsa e a novant'anni dalla nascita, CUBO Unipol dedica una vasta retrospettiva a Giuseppe Spagnulo. Tra grandi sculture, opere su carta, materiali d'archivio e fotografie inedite, la mostra propone una rilettura dell'artista attraverso il concetto di "pensiero formante", mettendo in luce una ricerca che ha trasformato ferro, terracotta e gesto plastico in una riflessione sulla condizione umana, sul paesaggio e sul rapporto tra materia e forma.

A Verona il bunker nucleare della NATO diventa un museo | Riccardo Deni

A Verona il bunker nucleare della NATO diventa un museo | Riccardo Deni