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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliLa frana che nelle scorse settimane ha colpito la cittadina di Niscemi (Cl), anticipata da un’allerta lanciata il 16 gennaio e verificatasi con uno smottamento il 25, è attualmente sotto costante monitoraggio ed è in fase di rallentamento. L’evento, che ha avuto un fronte franoso che ha raggiunto i 4 km di lunghezza e in alcuni punti i 55 metri di altezza, ha distrutto decine di edifici e ne ha reso inagibili altrettanti, e ha causato l’evacuazione di 1.500 abitanti (il comune di Niscemi ne conta in totale 24.575).
«Non ci risultano altri crolli di edifici, ma ci sono porzioni del versante della frana che continua a muoversi e ci sono stati dei distacchi, ha dichiarato Michele Burgio, dirigente regionale dei Vigili del Fuoco, facendo il punto sulla frana a Niscemi. Una delle valutazioni che stiamo facendo è di potenziare il sistema di monitoraggio delle zone di interdizione, di intervenire nella valutazione della zona rossa, cioè quella che è più a rischio. Naturalmente, quando si verificano, i distacchi del versante vanno rivalutati in tempo reale».
«Non possiamo rimanere inerti e insensibili, presi dalle nostre preoccupazioni, al grido di aiuto, ha detto il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, nell’omelia della messa celebrata nella Chiesa Madre di Santa Maria D’Itria di Niscemi. È importante che ci si muova insieme mediante gesti che evocano vicinanza alla maniera del buon samaritano sia con la preghiera sia con le opere. Ringrazio quanti si stanno adoperando per la nostra città. Una solidarietà così generosa è per noi molto significativa e non deve finire nell’immediato».
È proprio la Chiesa di Santa Maria d’Itria uno dei monumenti la cui sorte desta maggiori preoccupazioni presso gli addetti ai lavori. Il 28 gennaio è stato effettuato un sopralluogo nella cosiddetta «zona rossa» di Niscemi, in cui rientra anche l’edificio sacro.
La Chiesa di Santa Maria d’Itria sorge in piazza Vittorio Emanuele III. Ricostruita, dopo il terremoto del 1693, a partire dal 1742, con il contributo della popolazione e sotto la direzione dell’architetto messinese Giuseppe La Rosa, è una chiesa a croce latina con tiburio centrale, presenta quattro nicchie laterali con le statue degli evangelisti Giovanni e Marco e gli apostoli Pietro e Paolo. La facciata è incompleta nel fastigio terminale. Gli interni furono decorati tra il 1863 e il 1864.
Un altro allarme è stato lanciato dalla scrittrice Stefania Auci che, in un articolo pubblicato sul sito del quotidiano «la Repubblica», parla della biblioteca di Niscemi. «Sono cresciuta in mezzo ai libri, respirando l’odore della carta stampata e l’aroma colloso della pelle dei dorsi di cuoio. Per me le biblioteche sono sempre state casa: un luogo in cui ritrovare me stessa, raccordare pezzi di futuro con le tracce del passato e della nostra storia e preservare la memoria. Per questo, quando ho saputo della biblioteca di Niscemi che rischia di crollare con i suoi volumi, mi si è stretto il cuore. Ci sono quattromila libri in bilico sul dirupo e c’è soprattutto una battaglia contro il tempo per salvare il patrimonio dello storico Angelo Marsiano. Dentro ci sono volumi di letteratura, storia e saggistica generale, tra i quali spicca un nucleo dedicato alla storia della Sicilia ed esemplari antichi, antecedenti al 1830. Tra i libri preziosi anche un’edizione del Cinquecento, testimonianza della storia di questo paese, una storia che ha radici ben lontane».
Vittorio Bertello
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