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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliÈ con un processo di riattivazione collettiva che il Castello di Morsasco torna brulicante di vita. Le mura medievali, le stratificazioni storiche e il paesaggio del Monferrato entrano a fare parte di una dinamica che li riattiva senza cancellarli. Al centro di questa trasformazione c’è il «Museo Aero Solar» di Tomás Saraceno, un progetto che trasforma il castello in una piattaforma di lavoro collettivo, sperimentazione ambientale e relazione diretta con il territorio.
L’intervento nasce dalla collaborazione tra Arts For, realtà milanese attiva nella progettazione culturale, e Alexala, agenzia di promozione territoriale della provincia di Alessandria impegnata in un piano strategico triennale con la Regione Piemonte. In questa cornice il progetto di Saraceno delinea una modalità diversa di leggere il territorio, in cui il paesaggio e la comunità diventano parte attiva dell’opera, mentre le pratiche artistiche si trasformano in strumenti di accesso, partecipazione e inclusione. «La progettualità triennale coincide con un percorso di coinvolgimento – riferisce Alexala – che deve portare a un modello condiviso di lettura dei luoghi e delle comunità. Ci è sembrato particolarmente coerente con la poetica di Tomás Saraceno, perché le sue opere nascono a partire dal dialogo con la cittadinanza e rafforzano, così, sia il legame con il territorio sia una prospettiva esterna che permette di percepirlo come un insieme costruito e dotato di una forte identità condivisa».
E anche il Castello stesso entra in questa logica di trasformazione. Dopo secoli di funzioni diverse – presidio militare, residenza nobiliare, proprietà privata – viene riattivato come infrastruttura culturale contemporanea. E le sue stratificazioni diventano parte della progettualità stessa, e materia viva di una nuova funzione collettiva. A fornire la base per lo sviluppo e la continuità del progetto è la Fondazione ETS «Il nido della gazza ladra e il sogno della ragna-tela», promossa da Saraceno. Una realtà che lavora intrecciando ricerca artistica, formazione e pratiche territoriali, con particolare attenzione al coinvolgimento delle comunità locali e alla costruzione di processi condivisi nel tempo. E il Museo Aero Solar rappresenta il punto in cui queste riflessioni prendono forma concreta. La struttura viene infatti costruita attraverso il riuso di sacchetti di plastica raccolti sul territorio, puliti, selezionati e assemblati collettivamente. Il polimero – simbolo della produzione di massa del Novecento e della crisi ecologica contemporanea – si trasforma così in superficie narrativa e traccia materiale del presente. Perché è proprio a partire da questo materiale che il progetto delinea la sua dimensione collettiva e simbolica. Le microplastiche attraversano, inaftti, ecosistemi, oceani e corpi umani; il materiale che per decenni ha rappresentato l’idea stessa di consumo illimitato è diventato parte dell’atmosfera contemporanea. Ed è in questa tensione – e contraddizione – che prende forma l'opera promossa da Saraceno: un corpo leggerissimo costruito con il materiale che più di ogni altro rappresenta il «peso ecologico» del nostro tempo.
Il percorso di attivazione e costruzione del Museo Aero Solar si è sviluppato attraverso la raccolta diffusa delle buste plastiche nei comuni di Morsasco, Acqui Terme e Ovada, ove i punti di raccolta sono diventati dei veri e propri luoghi di lavoro condiviso: i sacchetti sono stati ripuliti, selezionati per materiale e colore, decorati con messaggi e disegni, e trasformati in moduli assemblati collettivamente da cittadini, scuole e associazioni. Il progetto ha previsto poi workshop e laboratori dedicati alla realizzazione della struttura. I moduli sono stati quindi assemblati fino a creare una grande membrana rettangolare progettata per sollevarsi sfruttando esclusivamente il calore del sole – in una logica che richiama le visioni di Buckminster Fuller sulla «Spaceship Earth» e sul rapporto tra progettazione umana e sistemi energetici del pianeta. di abitare il territorio.
Morsasco, Alessandria. Credits Massimiliano Navarria.
«Museo Aero Solar» a «Territoria 4. Il grande balzo/The Great Leap» con il Museo Pecci, Prato, Italia, 2009. Credits Janis Elko. Courtesy Aerocene. Licensed under CC BY-SA 4.0.
Il momento pubblico è previsto per domenica 4 ottobre, quando alle ore 10 il Museo Aero Solar di Morsasco prenderà il volo, guidato dalle condizioni atmosferiche e sfruttando unicamente il calore solare, senza combustibili fossili né elio. A seguire, Tomás Saraceno e Maximiliano Laina presenteranno «Aerocene» e il progetto che ha accompagnato questa edizione di Morsasco. La giornata proseguirà con la possibilità di abitare il Museo, che al termine della mattinata e nel pomeriggio verrà gonfiato e reso accessibile al pubblico. Il rapporto diretto con l’opera continuerà anche attraverso i laboratori di bag pasting, in programma dalle 14 alle 18, dedicati alla decorazione e alla costruzione collettiva di nuovi elementi per le future sculture aerosolari.
Seppur il progetto possa essere letto come un’azione di sensibilizzazione ecologica legata al materiale plastico, il lavoro di Saraceno apre una riflessione più stratificata sul rapporto con i materiali «contemporanei»: i sacchetti assemblati, infatti, diventano frammenti di un’epoca, tracce di una civiltà costruita sull’accumulo e sulla produzione continua di materiali sintetici. In questo senso il Museo Aero Solar assume il carattere di «archeologia preventiva del presente». Una riflessione che si avvicina alle idee del filosofo Timothy Morton e al concetto di «iperoggetto», perché la plastica è forse uno degli «iperoggetti» più evidenti del contemporaneo, presente ovunque e destinato a durare ben oltre la scala temporale delle generazioni umane. E in questa prospettiva, il MAS trasforma il rifiuto in memoria materiale. Le enormi membrane assemblate collettivamente diventano tracce visibili del presente, quasi reperti anticipati di una civiltà – la nostra – che verrà osservata, in futuro, attraverso i materiali che ha prodotto. Ed è qui che il carattere collettivo del progetto diventa centrale.
Come sottolinea Saraceno, «la costruzione del Museo Aero Solar non è focalizzata sulla mia figura di artista, ma su un processo collettivo e decentrato. L’autore dell’opera è l’intera comunità. Io ne sono un facilitatore. E, soprattutto, non stiamo “semplicemente” riciclando materiali né modificandone la natura chimica. Stiamo attivando un processo di riflessione sulla crisi ambientale e sulle modalità attraverso cui la affrontiamo». Anche il team della fondazione descrive il progetto come una pratica in continua trasformazione: «La prima volta a Milano, circa vent’anni fa, Museo Aero Solar è stato accolto in un contesto già attraversato da tensioni sociali legate alla trasformazione urbana. L’aspetto decisivo è che non si è trattato di un’opera imposta dall’alto, ma di un progetto costruito insieme. È una pratica che si appropria e si disappropria continuamente del luogo e del tempo: ogni comunità che la incontra la rilegge, la modifica, la carica di un significato diverso. In questo senso è un’opera d'arte aperta, che si costruisce per frammenti singoli uniti in un'ottica di collettività».
In questa prospettiva la collaborazione tra Arts For e Alexala inserisce il progetto in una riflessione più ampia sul Monferrato come territorio culturale in evoluzione, dove arte, paesaggio e comunità si intrecciano in forme operative e condivise.
Il Castello di Morsasco diventa quindi un punto di incontro tra memoria storica, sperimentazione artistica e progettazione territoriale. E l’idea di «museo», qui, si sposta verso quella di una struttura attiva, capace di generare relazioni, pratiche condivise e nuovi modi
Tomás Saraceno, ritratto durante «Collaboration: Web(s) of Life», Serpentine, London, 2023. Credits Dario J Laganà.
Nicoletta Biglietti
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