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L’ADI Design Museum di Milano si arricchirà, entro l’anno, di un nuovo spazio espositivo monografico dedicato a una figura imprescindibile dell’architettura e del design quale è stato Gio Ponti (Milano, 1891-1979). Un omaggio doveroso, e atteso da tempo, non solo per il ruolo centrale avuto da Ponti nell’ambito della cultura del progetto e per gli edifici che ha lasciato, primo fra tutti il Grattacielo Pirelli (1955-60; per anni sede di Regione Lombardia e oggi del Consiglio Regionale), ma anche perché fu proprio lui a fondare l’ADI e il Premio Compasso d’Oro, giunto quest’anno alla sua XXIX edizione.
La convenzione tra la Regione Lombardia e il museo milanese, che prevede un finanziamento regionale di un milione di euro (su due di investimento complessivo: il restante è a carico di Associazione e Fondazione ADI), è stata firmata ieri,15 aprile, Giornata nazionale del Made in Italy, dall’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso e dal presidente di ADI Collezione Compasso d’Oro, Umberto Cabini, in Palazzo Lombardia, sede della Regione, alla presenza del presidente della commissione cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone, e del presidente di ADI-Associazione per il Design Industriale, Luciano Galimberti.
Lo Spazio Gio Ponti, progettato da Maurizio Milan, trova posto in un nuovo soppalco di circa 700 mq affacciato sugli attuali spazi espositivi del museo: qui, oltre a una sezione permanente dedicata alle creazioni del grande architetto, si potranno tenere mostre tematiche o affondi sulla sua vasta produzione, perché, come ha assicurato Andrea Cancellato, direttore di ADI Design Museum (che nel 2025 ha richiamato 125mila i visitatori), anche lo Spazio Gio Ponti sarà un museo dinamico, un laboratorio culturale in costante evoluzione secondo il modello di ADI Design Museum, cui si aggiungeranno laboratori didattici per giovani e famiglie.
Non a caso, a curarne l’attività scientifica è stato chiamato Fulvio Irace, già docente del Politecnico di Milano, fra i massimi studiosi di Gio Ponti, di cui indaga il lavoro dal 1988 (data della sua prima monografia sul maestro milanese), quando la figura del grande architetto, sebbene oggi sembri impossibile pensarlo, era considerata «secondaria».
Oggi, grazie proprio agli studi degli ultimi decenni, molto è cambiato: infatti, come spiegava Umberto Cabini, «partire da Gio Ponti è stata una scelta naturale, trattandosi di una figura che ha saputo interpretare il design come sintesi di industria, cultura, società e comunicazione, anticipando una visione di filiera che resta oggi centrale per il sistema italiano».
Rapidissimi i tempi per la realizzazione architettonica dello Spazio Gio Ponti: i lavori prenderanno il via in estate (due soli i mesi di chiusura, poi continueranno a museo aperto) e si concluderanno entro il prossimo dicembre, grazie alle soluzioni costruttive snelle scelte dal progettista Maurizio Milan, che ha puntato su acciaio e legno. L’allestimento degli spazi è stato invece affidato affidato a Matteo Vercelloni.
Lo Spazio Gio Ponti sarà dunque un laboratorio culturale, perché, ha insistito Luciano Galimberti, «non vogliamo realizzare un luogo celebrativo, ma un ambiente attivo ispirato ai principi riformisti di Gio Ponti: un luogo aperto e accessibile e per questo
sarà uno spazio gratuito, pensato per tutti». Nel prossimo settembre è poi previsto un seminario pubblico di approfondimento che coinvolgerà istituzioni, imprese, studiosi e l’Archivio Ponti.
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