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Pietro Fortuna

Foto Michele Stanzione

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Pietro Fortuna

Foto Michele Stanzione

A Gibellina Pietro Fortuna vuole scuotere le certezze di chi osserva

L’installazione «Folds», che sarà inaugurata il 12 settembre, è costituita di «forme metalliche, sagomate, geometriche ed enigmatiche, che sembrano emergere direttamente dal suolo»

Pietro Fortuna ha progettato per Gibellina un’installazione pubblica, all’aperto, intitolata «Folds». Pieghe, in italiano: «Forme metalliche, sagomate, geometriche ed enigmatiche, che sembrano emergere direttamente dal suolo», pronte ad essere presentate il 12 settembre, di sera. 

Autore di opere di impatto potente, classe 1950, Fortuna ha sempre concentrato la sua attenzione al legno e al ferro per creare, subendo il fascino del mondo del teatro fin dall’inizio della sua esperienza artistica. Dal suo laboratorio di Orvieto, fornito di atelier e di un archivio, uno spazio vastissimo che evoca le strutture al servizio delle istituzioni teatrali, Fortuna fornisce a «Il Giornale dell’Arte» alcune tracce della gestazione della sua creazione destinata alla terra siciliana, isola alla quale è legato dalla parte materna: «Secondo i nostri schemi spaziali questa teoria di opere sembra prender posto lungo il profilo dell’orizzonte, e quindi a distanza dal nostro punto di vista. Ma questi oggetti nel presentarsi non come immagini bensì come simulacri, cioè presenze svuotate di senso, inducono l’osservatore a riconsiderare tanto il loro apparire, “che cosa c’é?”, quanto il nostro percepire, “cosa vedo?”». E l’intenzione è «scuotere le certezze dell’osservatore invitandolo a riconsiderare ciò che si presenta come il riflesso simmetrico del nostro sguardo, annullando così ogni distanza. L’osservatore crede di essere distante da quegli oggetti, quando in realtà nei suoi occhi si incarnano le cose che vede». 

Il progetto fa parte degli eventi per la rigenerazione urbana e culturale della Valle del Belìce, segnando il ruolo storico e d’avanguardia del comune siciliano come museo a cielo aperto: quest’anno Gibellina è la capitale italiana dell’arte contemporanea, ricordando sempre quel 15 gennaio 1968, quando un terremoto devastante ridusse in macerie l’area. La manifestazione, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, sostenuta da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea «Ludovico Corrao» e Fondazione Orestiadi, per la quale è stato scelto l’evocativo titolo «Portami il Futuro», nel corso del 2026 dimostra che l’arte può essere uno strumento di rigenerazione culturale, sociale e comunitaria. A cura di Andrea Cusumano, «le sagome di Fortuna, dal contrasto visivo netto ma armonioso, rifiutano la figurazione o il racconto didascalico. Sono semplici presenze nello spazio, che esistono come dispositivo di pura percezione. Le lastre e i volumi non celebrano il passato né imitano la natura, ma agiscono piuttosto come quinte teatrali o varchi concettuali attraverso cui riscoprire il paesaggio siciliano che l’opera accoglie e assimila in un’unica visione». Per Fortuna, questo lavoro «è un invito a riconsiderare le cose oggi ridotte a mera informazione. Quelle stesse cose che da sempre hanno fatto della loro irriducibile indifferenza la ragione prima dell’arte».

Pietro Fortuna, «Folds», 2026. Courtesy dell’artista

Gianfranco Ferroni, 02 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Gianfranco Ferroni

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