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Fiorella Silvestri
Leggi i suoi articoliDal 15 ottobre al 2 maggio 2027, Palazzo Ducale di Genova ospita la mostra «Renoir, Monet, Toulouse-Lautrec, Cézanne. 200 anni di Arte dalla Collezione Scharf», a cura di Ilaria Bonacossa. Oltre 140 opere ricostruiscono un percorso che parte dall’Ottocento e arriva alla contemporaneità, passando per Francisco Goya, Jean-Baptiste Camille Corot, Pierre Bonnard, Henri Matisse, Fernand Léger e Pablo Picasso, fino a Sam Francis, Sean Scully, Daniel Richter e Katharina Grosse. Ma il vero soggetto della mostra è anche la vicenda della raccolta: una storia familiare segnata dalle trasformazioni del gusto, dalla guerra e dalla dispersione delle opere, prima di arrivare alle scelte dei collezionisti di oggi.
L’origine risale a Otto Gerstenberg, imprenditore e dirigente della compagnia assicurativa Victoria di Berlino. Nato nel 1848, Gerstenberg iniziò a raccogliere opere intorno alla fine dell’Ottocento, partendo dalle stampe antiche per arrivare rapidamente alla pittura moderna. Nella sua villa di Grunewald riunì una raccolta di dimensioni quasi museali, nella quale la tradizione tedesca conviveva con l’arte francese, allora tutt’altro che scontata per un collezionista berlinese. Nel 1935, alla sua morte, possedeva circa 2.200 opere: 116 dipinti, 28 sculture, oltre 400 tra disegni e acquerelli, e oltre 1.600 stampe. Il nucleo della raccolta raccontava già una precisa idea della modernità con opere di Goya, Eugène Delacroix, Corot, Gustave Courbet, Honoré Daumier, Claude Monet, Edgar Degas e Auguste Renoir, insieme a una vasta collezione grafica.
La storia della collezione cambiò radicalmente con la morte del suo fondatore e, soprattutto, con la Seconda guerra mondiale. L’unica erede, la figlia Margarethe Scharf (nel 1920 sposò il fisico Johann Georg Scharf, detto Hans), cercò di mettere al sicuro le opere in diversi luoghi. Una parte importante fu depositata presso la Nationalgalerie di Berlino e trasferita successivamente nella Flakturm dello Zoo, una delle grandi torri contraeree della capitale tedesca. Sopravvissute alla guerra, le opere furono nuovamente disperse nel dopoguerra.
Nel 1945 numerosi dipinti appartenenti a Gerstenberg furono infatti trasferiti in Unione Sovietica: cinque opere raggiunsero il Museo Puškin di Mosca, mentre altre 58 furono portate all’Ermitage dell’allora Leningrado. Tra queste c’era «Place de la Concorde» di Edgar Degas. Le opere rimasero nei depositi sovietici per decenni e, nonostante le richieste di restituzione, non furono riconsegnate. È una delle fratture meno visibili ma più significative nella storia della Collezione Scharf: ciò che oggi può essere esposto a Genova è anche il risultato di ciò che è stato salvato, mentre una parte della raccolta originaria è rimasta altrove.
Margarethe Scharf morì nel 1961. Due anni dopo i suoi figli, Walther Scharf e Dieter Scharf, divisero la collezione, dando origine a due percorsi differenti. Dieter si orientò verso il Simbolismo e il Surrealismo; il suo patrimonio è oggi legato alla Collezione Scharf-Gerstenberg di Berlino. Walther, invece, conservò il nucleo francese e lo sviluppò nella direzione dell’arte moderna. È soprattutto attraverso Walther, la moglie Eve Scharf e il figlio René Scharf che la raccolta ha assunto la fisionomia attuale: ai dipinti ereditati da Gerstenberg, tra cui opere di Delacroix, Corot, Courbet, Renoir e Monet, si aggiunsero nuovi acquisti, così che Monet e Renoir passarono da presenze isolate a nuclei più articolati; Bonnard arrivò a essere rappresentato da otto dipinti, e Paul Cezanne, quasi assente nella collezione originaria, divenne una figura centrale.
Questa trasformazione racconta anche il mutamento del modo di guardare all’arte moderna. Per Gerstenberg, Renoir, Degas e Cézanne rappresentavano il vertice della pittura del suo tempo. Per la generazione successiva, Cézanne divenne invece il punto di passaggio verso l'astrazione e una chiave per rileggere l’intera storia della modernità. Non si trattava dunque soltanto di aggiungere nomi alla parete, ma di modificare le relazioni tra le opere.
A Genova questo processo è leggibile attraverso alcuni dipinti particolarmente significativi. Il «Paesaggio fluviale con bagnanti» (1885 ca) di Renoir restituisce il rapporto tra figura, natura e luce tipico della ricerca dell’artista. Di Monet è invece esposto «Waterloo Bridge» (1903), una delle opere che testimoniano la fase tarda della sua ricerca sul motivo e sulla percezione atmosferica. Di Cézanne, «Paesaggio fluviale con case», datato intorno al 1904, mostra già un diverso modo di costruire lo spazio attraverso forme e rapporti cromatici.
Walther ed Eve Scharf ampliarono inoltre il campo verso Matisse, Picasso e Léger. «La ballerina con le chiavi» (1912) di quest’ultimo porta il racconto oltre l’Impressionismo, verso una concezione della figura segnata dal Cubismo e dalla geometrizzazione. «Laguna» (1947) di Matisse documenta l’interesse della famiglia per una ricerca sempre più lontana dal naturalismo.
Con René Scharf il percorso arriva alla contemporaneità. Dopo gli anni trascorsi negli Stati Uniti come mercante d’arte, e i rapporti con artisti e galleristi della scena newyorkese, Scharf, supportato dalla moglie Christiane Scharf, ha continuato ad ampliare la raccolta seguendo un interesse particolare per la pittura e per il rapporto tra figurazione e astrazione: sono entrati così artisti come Sam Francis, Robert Longo, Sean Scully e, più recentemente, esponenti della scena berlinese quali Katharina Grosse, Jonas Burgert, Martin Eder e Anselm Reyle.
Fiorella Silvestri
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