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Nicola Samorì, «The Staineless Pure», 2024

© Rolando Paolo Guerzoni

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Nicola Samorì, «The Staineless Pure», 2024

© Rolando Paolo Guerzoni

Tra bellezza e disfacimento: Nicola Samorì riporta in vita i fantasmi della classicità

Con il progetto «Supremalia» l’artista torna a Ravenna, la città della sua formazione, per un confronto inedito tra sculture contemporanee, dipinti e calchi classici, tra cui alcune opere di Antonio Canova

Fiorella Silvestri

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Dal 17 ottobre al 17 gennaio 2027 il Mar-Museo d’Arte della città di Ravenna ospita «Supremalia», mostra personale di Nicola Samorì (Forlì, 1977) a cura di Denis Isaia. Pensato appositamente per gli spazi del museo, il progetto, che ha il carattere di un ritorno perché Ravenna è uno dei luoghi in cui l’artista ha formato il suo sguardo tra i mosaici bizantini, i marmi delle basiliche e i gessi dell’Accademia di Belle Arti, mette in relazione opere di Samorì, in parte inedite, con la Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e con alcuni dei suoi più significativi gessi canoviani.

Il percorso, allestito al primo piano del Mar, si apre nel segno di Antonio Canova. Una testa lacunosa di Samorì è accostata a un’opera dello scultore neoclassico proveniente dal Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, rimasta sfigurata dai bombardamenti della guerra. Il confronto introduce uno dei temi ricorrenti della mostra: la relazione tra la forma ideale e la sua alterazione, tra conservazione e perdita. Il dialogo con Canova prosegue con il «Cavallo morente» della Gipsoteca ravennate, collocato al centro del percorso. Si tratta di un calco di particolare interesse per la sua resa fisica: lontano dalla consueta levigatezza canoviana, il corpo dell’animale restituisce una presenza monumentale e fortemente materica. Accanto al gesso sono esposti alcuni piccoli modelli utilizzati da Samorì come strumenti di studio per le posture e i movimenti delle figure. Nelle sale successive sono allestiti dipinti e sculture di Samorì: figure e corpi emergono dalla materia per poi essere sottoposti ad abrasioni («The Stainless Pure», 2024), deformazioni, lacerazioni e ricomposizioni. La superficie pittorica viene trattata quasi come una pelle, mentre nelle sculture la materia conserva i segni di un intervento che modifica la forma senza cancellarne completamente l’origine. Il risultato è un insieme di immagini sospese tra riconoscibilità e disfacimento.

Un ulteriore passaggio del percorso è segnato dall’«Endimione dormiente» di Canova. Il gesso accompagna il visitatore verso il loggiato che ospita la Gipsoteca, dove il confronto tra le opere contemporanee e i modelli classici continua oltre gli spazi propriamente espositivi del Mar. L’allestimento, progettato dall’artista con il curatore Denis Isaia e realizzato con l’architetto Emiliano Leoni e lo staff del Mar, è costruito per fare degli spazi e delle collezioni del museo parte integrante della mostra. L’apertura di «Supremalia», il cui titolo unisce il prefisso «super» (ciò che sta sopra, che rappresenta il massimo, l’eccellenza) e la parola «malia» (che richiama il fascino, l’incanto e quel potere di seduzione cui è difficile resistere), coincide inoltre con il riallestimento della Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna nell’ambito dei Piani Museali 2026.

Fiorella Silvestri, 13 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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