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Barbara Antonetto
Leggi i suoi articoliA due mesi dalla riapertura, il Labirinto dedicato allo scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986) si conferma uno dei luoghi più amati dell’Isola di San Giorgio Maggiore, superando addirittura le migliori aspettative del segretario generale della Fondazione Giorgio Cini, Renata Codello, che ha creduto così tanto nel progetto da insistere a lungo nella ricerca di un sostenitore all’altezza di comprenderlo e condividerlo.
Finché la sfida è stata colta da PwC Italia, organizzazione che offre servizi professionali alle imprese (23 uffici nella Penisola con oltre 9mila professionisti impegnati a garantire la qualità di servizi fiscali, legali, di revisione contabile e di consulenza organizzativa e strategica), offertasi come main sponsor nell’ambito del progetto «PwC per la cultura». «Abbiamo apprezzato il valore di comunità del Labirinto e di conseguenza abbiamo sentito l’obbligo morale di tramandarlo sostenendone il restauro nel quarantesimo anniversario della scomparsa di Borges, nella cui opera il concetto di labirinto ricorre con molteplici significati. I nostri dipendenti sono orgogliosi del nostro impegno per la conservazione della bellezza e la collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini ci dà la possibilità, ancora una volta, di perseguire l’obiettivo di dare il nostro contributo alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Paese rendendolo sempre più accessibile», ha dichiarato Giovanni Andrea Toselli, presidente e amministratore delegato di PwC Italia, che non è nuova a progetti di questo tipo: nel 2023-24 ha sostenuto l’apertura al pubblico dei Giardini dell’Accademia Carrara di Bergamo, e, nel 2025, ha contribuito al restauro del «Cenacolo» di Rubens conservato nella Pinacoteca di Brera di Milano, oltre ad aver partecipato al recupero del presepe di carta di Londonio che ogni anno nel periodo natalizio viene allestito nel Museo Diocesano di Milano.
Forte di uno straordinario patrimonio di arte, architettura, musica, teatro e archivi storici e di un’intensa attività culturale attraverso i suoi sette istituti e tre centri studio, la Fondazione Giorgio Cini racchiude anche un grande polmone verde, il cui fulcro è rappresentato proprio dal Labirinto di Borges che introduce al Teatro Verde e alle Cappelle Vaticane.
Considerato uno dei più suggestivi d’Italia, il Labirinto non è un luogo in cui perdersi, bensì un luogo in cui meditare, un luogo in cui si fondono natura e letteratura (lambisce la biblioteca secondo la volontà dello scrittore argentino). Ideato dall’architetto e diplomatico inglese Randoll Coate, è stato realizzato nel 2011, venticinquesimo anniversario dalla morte dello scrittore, grande amico di Coate e appassionato di Venezia che considerava una città-labirinto.
Dopo 15 anni di vita, le siepi di bosso (Buxus sempervirens) che delineavano i 1.150 metri di percorsi interni, richiedevano un intervento di ripristino (160 le piante morte) che rendesse nuovamente leggibile nel suo insieme il disegno del labirinto. Si è trattato di un restauro conservativo, in quanto si doveva recuperare il disegno originale colmando delle lacune, ma in ogni caso di un restauro ben diverso da quello cui vengono sottoposti edifici e monumenti. In questo caso il materiale da restaurare non è inerte, come la pietra o il mattone, è un organismo vivente, dinamico, di cui non è facile prevedere il comportamento nel tempo. Così come i chiostri e gli altri antichi spazi edificati che dal 1951 accolgono l’istituzione fondata da Vittorio Cini rappresentano la potenza della storia, il labirinto è simbolo di vitalità e riflessione rigenerativa: è per questa ragione che ha avuto una fortuna ancor più grande di quella auspicata dal suo stesso ideatore e dalla moglie di Borges, che tanto si spese perché venisse realizzato, ed è per lo stesso motivo che rappresenta il maggiore attrattore dei giovani della Fondazione Cini.
«In primo luogo il terreno è stato rigenerato, poi, ha spiegato Renata Codello, il Labirino è stato trattato come un organismo vivente, parte di un ecosistema naturale, punto di incontro e di equilibrio tra naturale e artificiale. Rispettando il disegno originale sono stati effettuati degli inserti di piante, una specie di bosso a foglia piccola introvabile in Italia ma reperita in Belgio. Dopodiché si è provveduto a un impianto di irrigazione. Per attecchire le piante richiederanno una cura costante, ma la cura rappresenta l’impegno quotidiano della Fondazione, cura delle opere e dei luoghi, cura che genera studio e conoscenza». Nel 2023 La Fondazione ha ottenuto i fondi del Pnrr per abbattere le barriere architettoniche e realizzare percorsi adatti a persone con limiti fisici; il restauro del Labirinto è entrato in questo percorso e, in collaborazione con la Fondazione italiana ciechi, è stato dotato di pannelli per gli ipovedenti.
«Quando il Labirinto venne realizzato nel 2011, sembrava non ci fossero ragioni per aggiungere un costoso artefatto (per piantare i bossi era necessario posizionare delle vasche e alle difficoltà tecniche si sommavano molte difficoltà burocratiche) ai tanti già sull’isola, per di più sacrificando un luogo in cui si coltivavano le erbe officinali, ricorda Renata Codello che allora era soprintendente. E invece fu un successo allora (l’inaugurazione ebbe un’eco straordinaria su tutta la stampa internazionale), come è un successo oggi, in cui l’idea, molto borgesiana, di un labirinto dentro il labirinto della città di Venezia continua ad affascinare, a rappresentare uno stimolo a scoprire l’universo di Borges e a entrare in sintonia con un luogo di meraviglia, di riflessione e di studio qual è la Fondazione Cini».
Barbara Antonetto
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