Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Particolare con la firma di Vincent van Gogh, «Paesaggio marino presso Les Saintes-Maries-de-la-Mer», 1888, Amsterdam, Museo Van Gogh

Image

Particolare con la firma di Vincent van Gogh, «Paesaggio marino presso Les Saintes-Maries-de-la-Mer», 1888, Amsterdam, Museo Van Gogh

Scoperta ad Amsterdam: Van Gogh firmava solo se soddisfatto

Il Museo Van Gogh ha condotto un approfondito studio delle opere e delle lettere da cui è emerso che il maestro ha apposto la sua firma soltanto al 15% dei suoi dipinti. Nei primi anni riteneva che i suoi dipinti fossero esercitazioni per fare pratica della pittura a olio, mentre negli ultimi anni il calare dell’autostima e il sopravvento della malattia mentale ebbero come conseguenza un netto calo della frequenza delle firme 

Barbara Antonetto

Leggi i suoi articoli

Contrariamente a quanto si possa credere, Van Gogh ha firmato soltanto il 15% delle sue opere: 133 degli 840 dipinti a olio che ha realizzato tra il 1881 e la sua morte nel 1890, anni in cui tra i suoi contemporanei era ormai invalsa la consuetudine della firma. Un recente studio condotto dal Museo Van Gogh di Amsterdam ha rivelato un fatto estremamente interessante: la frequenza con cui Van Gogh firmava le sue opere corrisponde alle sue ambizioni artistiche, al suo benessere mentale e alla sua autostima.

La ricercatrice Julia Engelmayer ha raccolto in un database tutte le firme autentiche conosciute e ha pubblicato i risultati della sua ricerca in un articolo dal titolo «Semplicemente “Vincent”: una panoramica dei dipinti firmati da Van Gogh». Il titolo fa riferimento al fatto che Van Gogh firmava quasi sempre soltanto con il nome di battesimo perché al di fuori dei Paesi Bassi le persone avevano difficoltà a pronunciare e a ricordare il suo cognome.

Le ragioni per cui Van Gogh firmò solo una parte delle sue opere si ritrovano nelle sue lettere, che racchiudono riflessioni molto critiche sulla sua pratica pittorica. L’artista riteneva che la maggior parte del suo lavoro costituisse un’esercitazione, una preparazione. Questo spiega perché, sebbene avesse iniziato a dipingere a olio nel 1881, quando già da tempo firmava i suoi disegni, non abbia apposto la firma su nessun dipinto anteriore al 1884. Una volta a Parigi le sue ambizioni commerciali crebbero e in modo proporzionale crebbe il numero di opere firmate. Poco dopo il suo arrivo ad Arles, con il mercato dell’arte parigino ancora fresco nella mente, Van Gogh iniziò ad apporre regolarmente la propria firma ai dipinti, ma, quando la sua salute mentale iniziò a peggiorare, il numero delle firme diminuì in modo significativo.

Dalle lettere si evince che Van Gogh firmava i dipinti di cui andava particolarmente fiero, come «I mangiatori di patate» (1885, Amsterdam, Museo Van Gogh), opera cui lavorò per settimane considerandola la sua prima importante (la firma, ormai quasi invisibile, è sullo schienale della sedia a sinistra) e «I girasoli» (1889, Amsterdam, Museo Van Gogh). 

L’artista apponeva spesso la firma anche ai dipinti che regalava a familiari e amici, mentre si asteneva dal firmare i dipinti tratti da incisioni altrui, in particolare di Millet, Rembrandt e Delacroix. Un’eccezione è rappresentata da «Pietà (dopo Delacroix)» (1889, Città del Vaticano, Musei Vaticani), in quanto dono per la sorella Willemien.

 

Vincent Van Gogh, «I mangiatori di patate», 1885, Amsterdam, Museo Van Gogh

Vincent van Gogh, «I girasoli», Amsterdam, Museo Van Gogh. «Vincent» scritto sul vaso è prova del fatto che il pittore era soddisfatto del risultato

Van Gogh firmava spesso anche le opere che facevano parte di scambi con amici artisti. La natura morta «Tre paia di scarpe» (1886, Cambridge, Stati Uniti, Harvard Art Museums/Fogg Museum,), che Van Gogh scambiò con l’artista australiano John Peter Russell, ne è un esempio lampante: l’opera presenta non una, ma due firme. Una è piccola e appena visibile, incisa nella pittura nello stile abituale di Van Gogh. La seconda appare in alto a destra in grandi lettere maiuscole, con una grafia che ricorda molto quella di Russell. Il motivo per cui Russell possa aver aggiunto di propria mano questa firma rimane sconosciuto. Forse non era riuscito a decifrare la firma di Van Gogh, o forse ritenendola troppo modesta, decise di mettere in maggiore evidenza il nome dell’amico, come fece nel ritratto che fece aVan Gogh quello stesso anno (1886, Amsterdam, Museo Van Gogh).

In rare occasioni Van Gogh utilizzò la propria firma con un fine estetico, come nel «Paesaggio marino nei pressi di Les Saintes-Maries-de-la-Mer» (1888, Amsterdam, Museo Van Gogh). In merito al quale scrisse al fratello che, non essendo del tutto soddisfatto della combinazione di colori, inserì in basso a sinistra «una firma rossa davvero scandalosa, perché volevo una nota rossa nel verde» (lettera 660).

È indubbio che le opere firmate abbiano un valore maggiore, ma in molti casi anche l’assenza della firma è significativa. Molti capolavori dell’ultimo periodo non sono firmati in quanto, dopo il ricovero nell’Istituto di Saint-Rémy nel 1889, la sua autostima andò gradualmente scemando e non firmò quasi nulla. Ad Auvers, appose «Vincent» a un solo dipinto, un ritratto che donò alla sua modella Adeline Ravoux («Adeline Ravoux», 1890, collezione privata).

Barbara Antonetto, 02 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Barbara Antonetto

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Il Museo Civico San Domenico ha in programma per l’autunno una grande retrospettiva a cura di Walter Guadagnini che ripercorre l’avvincente storia della modella statunitense che diventò una delle più grandi fotografe del XX secolo

Le attività dell’Opd, sostenute dall’ente strumentale della Fondazione CR Firenze, includono corsi formativi telematici quanto in presenza e workshop dal respiro internazionale, dedicati alla conservazione del materiale fotografico

Con una nuova ala e un concetto museale rinnovato, il Design Museum Gent diventa spazio sociale e inclusivo per ripensare il futuro

Nel centenario della nascita dello scultore, il 15 ottobre un convegno internazionale offrirà uno spaccato della Milano che, tra ricostruzione e avanguardia, divenne uno dei grandi laboratori dell’arte europea del Novecento

Scoperta ad Amsterdam: Van Gogh firmava solo se soddisfatto | Barbara Antonetto

Scoperta ad Amsterdam: Van Gogh firmava solo se soddisfatto | Barbara Antonetto