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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliAl via la XIX edizione dello Schermo dell’arte, il festival ideato e diretto da Silvia Lucchesi, dedicato agli artisti che hanno scelto il cinema come mezzo di espressione, con film rivolti alle tematiche più calde della contemporaneità, quasi tutti in anteprima italiana o europea (schermodellarte.org). A inaugurare il festival, nutrito anche di vari talk e lecture, è «Euphoria» di Julian Rosenfeldt, ambientato in una New York notturna, distopica, sull’orlo del collasso economico, in cui si muovono personaggi diversi, tra cui la Cate Blanchett di «Manifesto» dello stesso regista, e si intersecano pensieri da Socrate a Donna Haraway, da Marx a Paul Preciado.
Rispetto al passato si sono ridotti negli anni, fino a scomparire dal programma, i documentari sugli artisti: «Ormai sono prodotti per le piattaforme delle tv online, in un formato più standardizzato che ci interessa meno dal punto di vista della ricerca. Cerchiamo invece film di artisti e artiste che vivono sulla propria pelle certi drammi e sanno esprimerli con parole belle e forti», spiega Silvia Lucchesi. «Noi sentiamo una responsabilità nel lavoro che svolgiamo. Non essendo un festival tradizionale, scegliamo film che restituiscano alle immagini una funzione politica. Per questo abbiamo selezionato film che trattino il tema della guerra, la crisi ambientale ma anche il modo in cui la tecnologia influisce sulle nostre vite. Cerchiamo artisti che lavorino in maniera rigorosa e che abbiano una tenuta anche dal punto di vista cinematografico. Ma, a differenza della video arte, tutti i film che presentiamo allo Schermo hanno un’impostazione narrativa, per arrivare alle persone in maniera diretta. Viviamo in un momento storico in cui non ci si può esimere dal prendere coscienza. Nel programma però ci sono anche momenti più leggeri, anche se raffinati e intelligenti, come il film di animazione con animali che girano in un museo in rovina “Normal Planet” di Ekie Barbier, Guilhem Causse & Quentin L’helgoualc’h».
Tra i film che affrontano il tema della guerra, «Homecoming», il nuovo lavoro di Roman Khimei e Yarema Malaschuk, artisti già presenti a «Canicula» (la mostre curata da Leonardo Bigazzi e Alessandro Rabottini alla Fondazione In beetween art and film), dove il motivo del conflitto si intreccia ai temi della memoria e dell’identità, oppure «Le last responders», un documentario d’inchiesta realizzato dai Foresinc Architecture, che ricostruisce in modelli 3d la dinamica degli attacchi israeliani a convogli di ambulanze, durante la cosiddetta tregua, causando la morte di operatori sanitari. Il tono si fa più poetico nel film «Casting for a Film, Ihsan’s Diary» (2026) di Lamia Joreige, che mette in scena il casting di giovani attori e attrici palestinesi e libanesi chiamati a dar vita ai personaggi di un diario scritto nel 1995 da un soldato dell’esercito ottomano, ma che finiscono per sovrapporre i propri desideri sullo sfondo di Gerusalemme, città a cui non possono più accedere, ricostruita da un’animazione, tra immaginazione e memoria. «The sentinel» di Ali Cherri segue invece le peregrinazioni, nella notte del 14 luglio, festa nazionale francese, del sergente Lafleur.
Nel mese in cui ricorre il 60mo anniversario dell’alluvione di Firenze, il tema ambientale è affrontato da film come «Undecurrents», lecture performance di Maria Iorio & Raphaël Cuomo, dove l’acqua diviene strumento per interrogare le relazioni tra ecologia storia e politica; la performance si tiene al Cinema La Compagnia in occasione della loro installazione «Tales the Water Told» a Villa Romana. «Krakatoa» di Carlos Casas è realizzato intorno alla catastrofica eruzione del vulcano indonesiano nel 1883, mentre «<1,5°C Pyropolitics and the New World» di Lukas Marxt tratta degli incendi che hanno devastato Los Angeles. Tra fertilità e riti, mito e memoria ecologica si orchestra il visionario «To the throat of the Sun» di Saodat Ismalova, l’artista uzbeka cui è dedicato il focus di quest’anno con altri suoi film, incentrati sulle tracce di paesaggi ancestrali poi feriti dalle trasformazioni sovietiche, dallo sfruttamento e dai mutamenti climatici.
L’esperienza brasiliana di Franco Basaglia è oggetto di «O homen no pelourinho» di Francesco Bertocco: il titolo preso da un suo testo allude al palo della gogna ed è quindi metafora dell’individuo sottoposto al giudizio e al controllo della società. Tra gli italiani anche i Motus (Daniela Nicolò e Enrico Casagrande) con «Òdio», testo collettivo composto da decine di voci e volti di diverse nazionalità incontrati dalla compagnia teatrale tra varie città e riflessione sulla violenza dell’oggi. Tra i numerosi artisti presenti a Firenze, anche Melik Ohanian che dialogherà con Silvia Lucchesi sul suo progetto a lungo termine «Borderland». Philippe Alain-Michaud tratterà invece della mostra «Scénarios et les cinq Cahiers de Jean-Luc Godard», alla Strozzina, che riunisce i taccuini del regista dal 2019 al 2021 e gli ultimi due film, uno dei quali completato il giorno della morte nel 2024. Senza dimenticare, al Museo di Geologia e Paletnologia, l’incontro con Zeroscena (Elisa La Boria e Luka Bagnoli) autori dell’installazione «Un mare molto piccolo» che ripercorre la storia del delfinario di Rimini chiuso nel 2023, grazie all’accesso ai suoi archivi e quel luogo diviene spunto di riflessione più ampia e politica sulla liberazione dei «non umani».
È alla XV edizione «Visio. European Programma of Artists Moving Images», il progetto di Leonardo Bigazzi (con la collaborazione col Centro Pecci, la Fondazione in Between Art Film di Roma e il Macba di Barcellona, col contributo di Human Company) che presenta i lavori di otto giovani selezionati attraverso un bando pubblico, tre dei quali potranno godere di un fondo di 35mila euro per produrre un’opera da presentare in anteprima al festival 2027, che entrerà poi a far parte di una delle istituzioni partner del progetto, la quale si impegna a promuoverla. Un’iniziativa che si è affermata negli anni come un progetto di scouting di livello internazionale, e lo testimoniano il percorso successivo degli artisti premiati, tra Tate di Londra, MoMA e MoMA PS1 di New York, Kunsthalle di Basilea, festival di Berlino, Locarno, Rotterdam... I partecipanti di questa edizione sono Younes Ben Skimane, Arijit Bhattacharyya, Catriona Gallagher, Minne Kersten, Martí Madaula, Bart Seng Wen Long, Anastasia Sosunova.
Uno still dal video «Krakatoa» di Carlos Casas. Courtesy dell’artista
Laura Lombardi
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