Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
A Firenze è stato presentato questa mattina, dopo circa due mesi di lavori e un investimento di 50mila euro, il restauro del Cortile della Dogana, uno dei tre cortili di Palazzo Vecchio, realizzato nel 1494 dall’architetto e scultore Simone del Pollaiolo detto il Cronaca e sul quale si affacciavano gli uffici doganali in epoca granducale. L’intervento ha interessato anche le due Fonti dei Leoni, composte da vasche, mascheroni, conchiglie decorative ed elementi scultorei, poste sotto le rampe delle scale che conducono ai quartieri monumentali del Palazzo e installate presumibilmente nel periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia, tra il 1865 e il 1871. Infine, è stata restaurata la statua marmorea raffigurante l’Elettrice Palatina Anna Maria Luisa de’ Medici, colei che, con il Patto di Famiglia del 1737, contribuì a garantire la permanenza a Firenze delle collezioni artistiche medicee. L’opera, realizzata da Raffaello Arcangelo Salimbeni, fu commissionata nel 1965, conclusa nel 1977 e collocata nel cortile nel 2023.
Il progetto di restauro, di cui è stata responsabile Rita Balzano, che ne ha diretto i lavori, rientra in «FLIC - Florence I Care», il programma con cui il Comune di Firenze promuove il coinvolgimento di soggetti privati nella cura dei beni culturali cittadini attraverso sponsorizzazioni tecniche, finanziarie o miste. «Tutelare Palazzo Vecchio significa proteggere la storia e l’identità di Firenze», ha commentato l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini, sottolineando il «profondo valore umano dell’intervento […] l’esempio migliore di come la collaborazione tra pubblico e privato possa trasformare il ricordo in un contributo concreto per la comunità». La sponsorizzazione del restauro si deve infatti alla Scuola del Cuoio, una realtà storicamente legata a Firenze e alla tradizione della pelletteria artigianale. Nata dopo la Seconda guerra mondiale dalla stretta collaborazione tra i Frati Francescani del Monastero di Santa Croce e le famiglie Gori e Casini, la scuola è oggi guidata da Laura, Francesca e Barbara Gori, insieme a Filippo e Beatrice Parri Gori. In suo ricordo è stata infatti svelata dalla figlia Isabella una targa posta accanto alla Fonte dei Leoni.
L’intervento, che si è svolto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, nelle figure di Hosea Scelsa e Gina Berni, è stato reso necessario non solo per i depositi di particellato atmosferico, ma anche per la presenza di un degrado materico in alcune parti più preoccupante. Dopo attente analisi e prove preliminari, si è avviata la rimozione controllata dei depositi, la pulitura e la revisione delle finiture con interventi localizzati di consolidamento. Riguardo ai due gruppi scultorei dei leoni, su cui sono in corso ricerche di archivio anch’esse finanziate dalla Scuola del Cuoio, durante il restauro si è scoperto che tutti e quattro i leoni sono calchi d’epoca in gesso con struttura interna in metallo, a differenza di quanto si pensava, cioè che due di essi fossero di pietra. Ricordiamo che la figura richiama il Marzocco, il leone che sostiene lo scudo con il giglio, simbolo storico del Comune di Firenze e della sua autorità.
L’intervento ha consentito una più corretta leggibilità delle superfici architettoniche, decorative e scultoree, valorizzando le caratteristiche materiche dei manufatti e l’equilibrio compositivo dell’insieme. «Particolarmente significativo», spiega Balzano, «è stato il recupero della cromia originaria degli apparati decorativi, insieme all’impiego della tecnologia laser per la pulitura di alcuni elementi. Un lavoro che ha permesso di valorizzare le opere e approfondire la conoscenza della loro storia». Rup del progetto è Paolo Ferrara, il coordinamento è di Ilaria Buttafuoco, mentre le ditte incaricate del restauro, affidato alla restauratrice Barbara Bersellini, sono state Edis di Muca Arben s.n.c. e Ireco s.r.l.
Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Altri articoli dell'autore
Alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi, la complessità artistica tra primo ’900 e dopoguerra. Il curatore propone una rilettura critica che supera la contrapposizione tra avanguardia e ritorno all’ordine, riscoprendo percorsi stilistici e geografie artistiche meno note
In mostra dopo il restauro due splendide tavole che introducono al Gotico Internazionale
A Casa Bruschi 30 opere delle collezioni di Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo rileggono la prima metà del secolo scorso attraverso artisti celebri e figure meno note (da Orell a Zanini), valorizzando la pluralità della ricerca figurativa italiana
La quinta edizione di «In Visita» porta a Palazzo de’ Rossi sette opere dell’artista (sei della collezione di Intesa Sanpaolo), mettendo in dialogo la sua stagione più sperimentale con le Collezioni del Novecento e la storia culturale della città



