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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliFino al 31 maggio 2027 la Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo presenta la mostra «Figure del ’900. Da Balla a Severini, de Chirico e Oppi. Opere dalle Collezioni Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo» (catalogo Società Editrice Allemandi), con circa 30 opere che raccontano la varietà della pittura italiana nella continuità del suo riferimento alla figura, dal primo decennio del Novecento alle esperienze del secondo dopoguerra. Ideata da Carlo Sisi, conservatore della Fondazione Ivan Bruschi, e curata da Paolo Bolpagni, storico dell’arte e direttore della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, il progetto espositivo è organizzato e promosso da Intesa Sanpaolo, Fondazione Ivan Bruschi e Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Dopo questa prima tappa, realizzata in collaborazione con Fondazione CR Firenze, dal 3 dicembre 2027 al 18 aprile 2028 la mostra sarà visitabile al Palazzo Bisaccioni di Jesi (AN). Abbiamo intervistato Carlo Sisi.
Carlo Sisi, come si inquadra questa mostra nella programmazione espositiva di Casa Bruschi?
Casa Bruschi produce e promuove la propria attività espositiva con una coerenza programmatica ben precisa nella linea tra storia dell’antiquariato e del collezionismo. La mostra dipende dalle collezioni delle Gallerie d’Italia, che ha la paternità importante in un museo come il nostro strettamente collegato a Intesa Sanpaolo e alla sua attività culturale, in cui si inscriveva anche la mostra dedicata lo scorso anno alla seconda metà del Novecento, che presentava per campioni alcuni nomi illustri, tra cui, ad esempio, Carol Rama ora in mostra a Pistoia. Queste mostre hanno però una loro precisa sede all’ultimo piano, non alterano quindi il percorso espositivo della casa museo. Lo spazio delle quattro stanze è il perimetro critico entro cui si sviluppa il percorso della mostra. L’itinerario del museo è inamovibile nelle sue parti costituenti, questo spazio ha una sua specificità come prosecuzione critica del tema del collezionismo: una piccola Wunderkammer insomma.
Veniamo ora alla mostra: come definire queste diverse vie che non coincidono per forza col «ritorno all’ordine» nell’Italia di quei decenni?
Il titolo inscrive un leit motiv, quello della figura, che è al centro della dialettica critica del Novecento. Da Soffici a Ojetti il termine di figura indica, infatti, lo strato profondo dell’identità; la figurazione coinvolge sia la caratterizzazione dei personaggi, come quando Ojetti descrive uomini e donne del suo tempo, sia la volontà di vedere nel tema della figura quel valore plastico che corrisponde agli indirizzi maturati nell’ambito della Metafisica. Attraverso il temine figura si circoscrive il soggetto ma anche il mistero che l’immagine nasconde, per cui il sincretismo delle arti peculiare di Novecento trova proprio nella parola «figura» una sua precisa esplicitazione. Tanto più che negli anni dalle avanguardie storiche, con la decostruzione della figura nel dibattito tra astratto e figurativo, il percorso novecentesco non può fare altro che creare messaggi di evidenza visibile ma anche, come si diceva, di strati più profondi che integrano quel sincretismo: pensiamo all’opera di Felice Casorati, dove l’onda musicale è inserita nella figura con la suggestione di un balletto russo e di elementi simbolici quasi orientali. La figura non si esaurisce quindi nel termine «ritorno all’ordine», ma si identifica nei molteplici aspetti della narrazione anche letteraria.
Un dipinto prediletto esposto in mostra?
«La basilica di San Lorenzo» dipinta nel 1949 da Mario Mafai.
Quali sono i suoi progetti futuri per Casa Bruschi dopo questa mostra?
Sulla linea del Novecento organizzeremo una mostra su Pietro Annigoni, maestro che si vuole individuare nei suoi aspetti più elevati, non quelli dell’Annigoni corsivo che purtroppo ci è noto attraverso un «consumo» troppo superficiale delle sue opere. Sarà una scelta calibrata e approfondita che punterà molto a collegare Annigoni al dibattito sulle «figure» del suo tempo, in questo caso attingendo al patrimonio della Fondazione CR Firenze che conserva molte opere dell’artista. Ci tengo a sottolineare che organizziamo mostre provenienti da collezioni secondo un’idea organica che riflette la missione del museo.
Prima abbiamo parlato di collezionismo e di case museo. È curioso notare come, nonostante la museografia e la museologia contemporanee abbiano preso ispirazione nel rinnovare l’allestimento di grandi musei dal fascino più narrativo ed evocativo delle case museo, la tipologia della casa museo in Italia sembra in sofferenza rispetto alla Francia, alla Germania o al Regno Unito. In Italia, insomma, recarsi in una casa museo è una visita molto di nicchia. È proprio così?
Tant’è vero che le case museo si sono aggregate nell’Associazione identitaria «Case della memoria» con l’obiettivo di segnalare, promuovere, conservare e preservare questa tipologia, che ha bisogno di supporto per le sue molte attività. Noi ne promuoviamo varie, come risulta dalla nostra newsletter, tutte indirizzate al tema del sincretismo delle arti: abbiamo, ad esempio, una stagione di concerti che ospitano giovani che hanno vinto concorsi internazionali, un’iniziativa di notevole successo. Cerchiamo inoltre il contributo delle università e delle Accademie di Belle Arti. Abbiamo anche stretto rapporti con varie istituzioni, per cui a dicembre ospiteremo, ad esempio, Arturo Galansino che verrà a parlarci della mostra «Broken» a Palazzo Strozzi, sul frammento, un tema che ritengo molto affine alla varietà di frammenti che costellano la nostra collezione. Tra gli incontri previsti in occasione di «Figure del Novecento» segnalo la presentazione della biografia di Amalia Guglielminetti di Emanuela Canepa, che si collega ai profili femminili che la mostra che mette in risalto, e altri ancora.
Laura Lombardi
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