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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliA Venezia, durante la Biennale, la visibilità è una risorsa limitata e concentrata. La città si configura come piattaforma internazionale capace di attrarre attenzione, capitale simbolico e flussi internazionali, mentre la scena che la abita stabilmente resta in larga parte ai margini. Kunsthaus Paradiso - abitare Venezia interviene su questo scarto, trasformando dal 4 al 31 maggio 2026 Palazzo Molin Querini in un dispositivo operativo per la produzione e la relazione. Il progetto, ideato e curato da Caroline Corbetta e promosso da Venice International Foundation, introduce una struttura essenziale: una casa abitata sul Canal Grande che accoglie una mostra in divenire e un programma continuo di incontri, conversazioni e performance. Un ambiente che si costruisce attraverso la presenza e l’interazione.
Il punto di partenza è chiaro. In una città segnata da spopolamento e pressione turistica, abitare diventa una presa di posizione. Il progetto assume questa condizione come materia di lavoro, evitando una rappresentazione esterna della città e scegliendo invece di operare dall’interno. La casa è uno spazio reale che modifica il rapporto tra produzione artistica e contesto. La dimensione conviviale diventa metodo. Artisti, curatori, ricercatori e pubblico condividono tempi e spazi, generando una dinamica che supera la separazione tra chi produce e chi osserva. L’opera si estende nel processo, nelle conversazioni, nelle relazioni che si attivano durante il mese.
Venezia dispone di una scena contemporanea ampia e stratificata, alimentata da accademie, residenze e spazi indipendenti. Questa infrastruttura resta però frammentata e poco leggibile, soprattutto nei momenti di massima esposizione internazionale. Il progetto costruisce un punto di convergenza temporaneo, riunendo oltre cinquanta artisti insieme a curatori, scrittori, artigiani e musicisti attivi in città. Il riferimento al Padiglione Crepaccio del 2013 è diretto. In questo caso il passaggio è strutturale: da esperienza curatoriale a piattaforma con ambizione di continuità. L’obiettivo non è documentare una scena ma rafforzarne le condizioni di esistenza. Il progetto si inserisce anche in una ridefinizione del ruolo delle fondazioni private. Venice International Foundation amplia il proprio raggio d’azione, affiancando alla tutela del patrimonio una funzione attiva nella produzione contemporanea. La cultura diventa ambito di intervento strategico, con ricadute sul posizionamento della città.
La collaborazione con Havas Arte e Cultura introduce una componente esplicita di costruzione narrativa. La comunicazione viene integrata nel progetto come leva per rendere visibile ciò che normalmente resta disperso. In parallelo, il sostegno di Brunello Cucinelli e Banca Ifis evidenzia il ruolo crescente dell’impresa nella definizione di ecosistemi culturali, dove investimento e reputazione si intrecciano. Il titolo sintetizza la tensione del progetto. Kunsthaus richiama una dimensione istituzionale, mentre Paradiso rimanda a una memoria informale e a un immaginario legato alla storia della Biennale. Il progetto si colloca tra questi due poli, cercando un equilibrio tra struttura e apertura. La dimensione digitale estende il campo d’azione. L’account Instagram diventa uno spazio di documentazione e aggiornamento continuo, attivando una connessione con pubblici esterni alla città. La visibilità si costruisce anche fuori dal perimetro fisico. KUNSTHAUS PARADISO costruisce una felice alternativa operativa, resta da verificare la capacità di un dispositivo temporaneo di incidere su una condizione permanente.
Sophie Seydoux
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