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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliDietro il core business di un’impresa c’è sempre la dimensione umana del lavoro, il tessuto sociale e la vita di comunità che intorno a esso si sviluppa. Con il suo bianco e nero essenziale e potente, Ferdinando Scianna (1943) ha raccontato per decenni questa realtà, trasformando feste popolari, riti religiosi, paesaggi siciliani e volti comuni in icone della memoria collettiva, restituendo al lavoro la dignità della grande narrazione. A trasformare in sequenze cinematografiche gli scatti del primo fotografo italiano entrato nell’agenzia Magnum è stato il film con cui Roberto Andò ha vinto lo Special Award del Premio Film Impresa, promosso da Unindustria e consegnato giovedì 4 settembre in un evento collaterale all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
Con lo stesso linguaggio sobrio, essenziale e meditativo del maestro siciliano, il regista proietta lo spettatore in un immaginario carico di poesia, memoria ed empatia. Le immagini non sono semplici illustrazioni, ma diventano tessuto narrativo: il bianco e nero restituisce densità al tempo, i volti e i corpi della quotidianità si fanno emblema universale del lavoro, i paesaggi siciliani scenari della memoria collettiva. Scianna, con la sua macchina fotografica, ha raccontato l’Italia popolare, i riti religiosi, la fatica contadina e il passaggio alla modernità; Andò trasforma quelle fotografie in sequenze cinematografiche che, oltre a celebrare l’autore, mostrano come la cultura visiva possa diventare racconto sociale. Così il Premio Film Impresa sottolinea che l’impresa non è fatta solo di fabbriche e prodotti, ma di volti, comunità e immaginari che insieme all’esperienza del lavoro compongono la vita culturale di un Paese.
Nato su impulso di Unindustria con il supporto di Confindustria, il Premio Film Impresa è pensato per dare forma cinematografica alle storie delle aziende italiane. Documentari, corti e opere di finzione diventano strumenti per raccontare produzione, innovazione, territori e persone. Sostenuto da partner come Almaviva, Edison, UniCredit e Umana, il Premio mira a costruire un ponte tra industria e cultura, mostrando come il lavoro generi non soltanto economia, ma anche identità e memoria collettiva.
La terza edizione si è svolta lo scorso aprile alla Casa del Cinema di Roma. Tra i titoli premiati, Il filo bianco di Ruggero Tornatore, documentario sulla rinascita della filiera del cotone in Sicilia. Premi speciali hanno coinvolto anche autori affermati come Paolo Sorrentino, con Piccole avventure romane, e Matteo Garrone, insignito del Premio Ermanno Olmi Edison. A Webuild e al suo AD Pietro Salini è andato invece il riconoscimento per Webuild per lo Sport, un racconto corale che fa dello sport metafora del lavoro, della fatica e della determinazione collettiva, alternando la costruzione di grandi opere infrastrutturali alle sequenze degli atleti in allenamento, in un parallelismo diretto tra gesto sportivo e impegno quotidiano di ingegneri, tecnici e operai. Il riconoscimento speciale assegnato a Venezia mette in evidenza la necessità di considerare l’impresa come un tema culturale da porre al centro del dibattito contemporaneo.
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