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© Gian Paolo Barbieri per Pomellato

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© Gian Paolo Barbieri per Pomellato

Pomellato porta a Parigi la rivoluzione del gioiello libero

Al Palais de Tokyo un viaggio tra design, fotografia d’autore e artigianalità racconta la rivoluzione avviata da Pomellato nel 1967: la trasformazione del gioiello in uno strumento di espressione e indipendenza femminile

Rosalba Cignetti

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Nel 1967, mentre si avviava a diventare uno dei laboratori internazionali del design e del prêt-à-porter italiano, Milano stava mettendo a punto un nuovo rapporto tra creatività e industria. Gli anni del boom economico avevano trasformato i consumi e la vita quotidiana, portando nelle case degli italiani nuovi oggetti, materiali e linguaggi nati dall’incontro tra produzione e design. La moda iniziava ad allontanarsi dai codici dell’alta sartoria e una nuova generazione di donne ridefiniva il proprio ruolo nella società. È in questa Milano, città interazionale sospesa tra cultura del progetto e nuovi modelli di consumo, che Pino Rabolini fondava Pomellato, portando nella gioielleria la medesima rivoluzione: un prezioso non più legato soltanto alle grandi occasioni, ma pensato per accompagnare la vita di ogni giorno. Fino ad allora un gioiello prezioso era ancora custodito, regalato, legato a codici familiari e sociali consolidati. Pomellato parte da un’idea diversa: creare gioielli da scegliere, cambiare e indossare sempre. E così, mentre alla vigilia del Sessantotto e dei movimenti femministi, una nuova generazione di donne metteva in discussione ruoli e modelli tradizionali, rivendicando maggiore autonomia e visibilità, i nuovi linguaggi della moda prêt-à-porter e la volontà di raccontare l’identità personale accesero in Rabolini un’intuizione destinata a modificare per sempre i codici della gioielleria.Nella scelta del nome era già racchiusa l’identità del progetto. Pomellato è il raro mantello dei cavalli con macchie tondeggianti, un richiamo alla passione di Rabolini per l’equitazione e un’immagine di eleganza, forza e movimento, destinata a diventare il simbolo della Maison.

Helmut Newton per Pomellato, Parigi 1982

Helmut Newton per Pomellato, Parigi 1984

A sessant’anni da quella lungimirante visione arriva a Parigi la grande mostra «Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire», la prima dedicata alla Maison nella capitale francese, ospitata al Palais de Tokyo dal 24 giugno al 20 luglio 2026. Curata da Alba Cappellieri, direttrice del Dipartimento di Design del Gioiello del Politecnico di Milano, l’esposizione ricostruisce le rivoluzioni che hanno definito l’identità del marchio: stile, artigianalità, colore, immagine e rappresentazione femminile. Un racconto costruito per capitoli, in cui ogni sezione indaga un cambiamento introdotto dalla Maison: dal modo di progettare un gioiello al modo di indossarlo, fino alla costruzione della sua immagine pubblica. Il percorso riunisce creazioni storiche e collezioni contemporanee della Maison accanto alle campagne fotografiche che ne hanno costruito l’immaginario. Nelle sale del Palais de Tokyo si attraversano quasi sessant’anni di ricerca: dai bracciali e dalle catene degli esordi alle collane scultoree degli anni Settanta e Ottanta, dai pendenti Re, Regina, Orsetto e Koala ai volumi morbidi degli anelli Tonda, Tondella e Tondellissima. Fino alle sperimentazioni degli anni Novanta, con Griffe, Mora, Rugiada e Tubolare, dove pietre, superfici e geometrie diventano il terreno di un nuovo rapporto tra materia e corpo. A scandire il racconto anche l’archivio fotografico Pomellato, con gli scatti realizzati dai grandi autori che hanno trasformato il gioiello in un linguaggio visivo contemporaneo. La prima trasformazione riguarda proprio l’idea stessa di prezioso. Negli anni Sessanta, in un settore ancora legato a codici classici e cerimoniali, Pomellato introduce un approccio vicino alla cultura del design milanese: volumi generosi, forme morbide, superfici tattili, gioielli pensati come piccole architetture da indossare. Le catene diventano allora uno dei simboli della Maison: non più elementi funzionali, ma strutture scultoree costruite maglia dopo maglia, modellate e lucidate a mano per dare all’oro movimento e fluidità. Una ricerca che dalle prime sperimentazioni sulle maglie arriva alle linee Gourmette, Boule, Catene e Iconica, mantenendo al centro il rapporto tra tradizione orafa e libertà del gesto creativo. A questa idea si affianca un’altra rottura: il colore. Con la filosofia delle «Pietre Libere», Pomellato supera la gerarchia tradizionale delle gemme scegliendo accostamenti inattesi, pietre dal carattere forte e tagli capaci di liberarle dalla sola idea di valore. Non più soltanto diamanti e pietre considerate “nobili” dalla tradizione, ma una tavolozza cromatica costruita su contrasti, sfumature e combinazioni impreviste. Dai cabochon di Griffe e Mora alla trasparenza essenziale di Nudo, il colore diventa una materia progettuale, capace di valorizzare la personalità della pietra.

1980 © Pomellato

1990 © Pomellato

Ma ogni rivoluzione che si rispetti genera icone, quindi deve passare dall’immagine. Ed è ancora Pomellato la prima Maison di gioielleria ad affidare sistematicamente le proprie campagne ai grandi maestri della fotografia, costruendo un archivio visivo che mette in dialogo gioiello, moda e arte. Negli anni Settanta Gian Paolo Barbieri costruisce un immaginario sofisticato e teatrale, in cui il gioiello entra nel linguaggio della moda e della narrazione fotografica. Negli anni Ottanta Helmut Newton trasforma le campagne in immagini di forte impatto visivo, dominate da una femminilità potente e indipendente. Il percorso prosegue negli anni Novanta con l’eleganza essenziale di Albert Watson e Horst P. Horst, il chiaroscuro scultoreo di Herb Ritts, i ritratti di Snowdon, la sperimentazione di Javier Vallhonrat e lo sguardo tra moda e reportage di Michel Comte. Il gioiello interpreta così il racconto di una nuova femminilità: autonoma, consapevole, artefice della propria immagine. «Pomellato è nata in un’epoca di profonda trasformazione. Nella società, nella cultura e nelle arti stava emergendo una nuova consapevolezza, in cui le donne rivendicavano maggiore libertà, indipendenza e visibilità», sottolinea Sabina Belli, CEO del Gruppo Pomellato. Una traiettoria che oggi continua con Pomellato for Women, piattaforma nata nel 2017 per il cinquantesimo anniversario della Maison e dedicata all’empowerment femminile e alla sensibilizzazione sull’uguaglianza di genere. Un’identità che resta legata alla manifattura milanese: ancora oggi ogni gioiello nasce nella sede di Casa Pomellato attraverso il lavoro di oltre 150 artigiani specializzati. In occasione dell’apertura della mostra, Pomellato presenta anche la nuova collezione di Alta Gioielleria Pomellato Stile Libero, ulteriore capitolo di una storia costruita intorno alla stessa idea nata a Milano nel 1967: fare del gioiello non soltanto un ornamento, ma una forma di espressione personale.

1999, Mora e Rugiada © Pomellato

1991, Tonda, Tondella, Tondellissima © Pomellato

Rosalba Cignetti, 24 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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