Un mondo migliore per le generazioni future?

Gli obiettivi del Recovery Fund e Next Generation EU

Marta Cenini |

Mercoledì 17 marzo il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha presentato davanti alle Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato le linee programmatiche del suo Dicastero anche in relazione ai contenuti della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Attualmente la bozza su cui si discute è quella, datata 12 gennaio, elaborata dal precedente governo Conte, la quale ha indicato le principali «missioni» su cui si innesteranno le azioni e le riforme per poter accedere ai fondi che sono stati stanziati dall’Unione Europea nell’ambito del piano chiamato «Next Generation Eu». In particolare, il piano prevede risorse per 750 miliardi di euro, di cui 209 tra prestiti e sussidi destinati all’Italia.

Il nome stesso del piano straordinario indica chiaramente che la prospettiva è quella della crescita e della creazione di un mondo «migliore» soprattutto per le generazioni future.

Il Next Generation a sua volta si fonda a livello legislativo sul Regolamento che ha istituito il «Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza» (Recovery e resiliency facility, anche noto come Recovery Fund) che ha previsto la «dotazione» di 672,5 miliardi di euro (360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni). I restanti 75,5 miliardi, sul pacchetto finale di 750 del «Next Generation», saranno tratti da altri piani già in vigore in ambito Ue («React Eu» e altri).

La novità tuttavia è che le risorse saranno finanziate dall’Europa emettendo titoli di debito comune garantito da tutti di Stati membri della Ue. Entro il 30 aprile dunque gli Stati membri, tra cui anche l’Italia, dovranno inviare alla Commissione europea i rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza; la loro approvazione da parte della Commissione e poi del Consiglio della Ue consentirà che la prima erogazione dei fondi avvenga intorno a luglio.

Preliminare tuttavia all’effettiva distribuzione è la ratifica, da parte dei Parlamenti di ciascun Stato membro, dell’incremento delle risorse proprie da destinare alla Ue, passaggio necessario affinché l’Unione possa emettere i titoli di debito.

L’obiettivo del Recovery europeo, su cui si fondano i piani nazionali, è quello di stimolare gli investimenti per la ripresa e attuare riforme che aumentino la sostenibilità e la resilienza. I singoli piani nazionali dovranno, dunque, inserirsi nei binari del piano europeo e nell’ambito dei suoi obiettivi, tra cui vi sono la transizione ecologica, la digitalizzazione, l’istruzione e la formazione, soprattutto con riferimento alle competenze digitali (ma non solo).

Il governo Conte aveva predisposto una prima bozza di piano, che costituirà la base del piano definitivo. Esso è strutturato in 6 Missioni: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture e mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute.

A queste missioni si sommano 3 obiettivi «orizzontali» quali la parità di genere, l’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, il riequilibrio territoriale e la coesione sociale, con particolare attenzione al Mezzogiorno.

Nell’ambito della prima missione, il precedente Governo aveva elaborato una specifica voce dedicata a Turismo e Cultura 4.0. Già nelle premesse si legge l’impegno del Governo di investire nella «bellezza» del nostro Paese, nei suoi borghi, nei suoi edifici storici, anche per consolidare la capacità di attrazione di flussi turistici e le potenzialità dell’enorme patrimonio storico, culturale e naturale; accanto a questo, si prevede di investire sul ruolo della cultura nel rafforzare la coesione sociale e nel realizzare l’inclusione, offrendo anche ai giovani nuove opportunità attraverso le industrie culturali e creative.

La componente dunque si pone gli obiettivi di incrementare il livello di attrattività del Paese, migliorando il sistema turistico e culturale; rigenerare i borghi e le periferie urbane, rilanciando il turismo sostenibile; mettere in sicurezza e restaurare luoghi di culto e patrimonio storico architettonico; potenziare le strutture ricettive e promuovere il «turismo delle radici»; supportare la transizione digitale e verde e la rigenerazione socio economica dei territori, promuovendo la formazione e l’interazione tra scuola, università, impresa e cultura; attuare specifici progetti, come ad esempio «Roma Caput Mundi».

Su questa base si è inserito l’intervento del ministro Franceschini. Premettendo che il Pnrr subirà necessariamente delle modifiche anche in considerazione del fatto che è avvenuto lo scorporo tra Turismo e Cultura, Franceschini ha ribadito alcune scelte di fondo e ha illustrato le linee programmatiche del Ministero della Cultura (MiC).

I fondi destinati alla cultura nell’ambito del Pnrr ammonteranno a 5,6 miliardi di euro e l’azione di Governo si concentrerà su 3 settori: contemporaneo; industrie culturali e creative; cultura nell’era digitale.

Con specifico riferimento alle industrie culturali e creative, è già attiva una Direzione generale nel Ministero dedicata alla creatività contemporanea, guidata da Onofrio Cutaia, e l’azione di Governo punterà su arte contemporanea, fotografia, moda, design, architettura contemporanea nonché sul cinema e audiovisivo.

Si investirà anche sulle opportunità della rete e del digitale (progetto della Digital Library) e verrà attuata una maggiore integrazione tra scuola, università, Soprintendenze e musei, sull’esempio in ambito medico dei «policlinici».

I fondi del Pnrr saranno utilizzati per attuare un piano straordinario per i grandi attrattori culturali e turistici, per la digitalizzazione, per il miglioramento dell’accessibilità dei luoghi, per i siti minori e periferie e per l’attuazione del piano «Borghi e patrimonio storico rurale», per il restauro e per l’edilizia antisismica, per il supporto agli operatori verso la transizione digitale.

Il ministro Franceschini, inoltre, ha annunciato l’impegno a promuovere il ruolo dell’Italia a livello internazionale e a questo scopo verrà organizzato un G20 della Cultura. È in progetto inoltre l’emanazione di un Codice dello Spettacolo sulla base della L. n. 175 del 22 novembre 2017 e di una legge di sistema per la filiera del libro.

L'autore è avvocato presso lo Studio legale DLA Piper

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