Tutte le chicche di Miart

Un giro tra gli stand della (sinora) più ambiziosa edizione della fiera milanese

Scorcio dell'installazione nello stand a Miart di Massimo De Carlo. Foto di Roberto Marossi. Cortesia: Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Franco Fanelli |

Milano. Per sapere com'è andata quella che forse è sinora la più ambiziosa edizione di Miart occorrerà attendere domenica sera, quando si cominceranno a smontare gli stand. Di sicuro la preview del 3 aprile sfoderava per i numerosi collezionisti italiani e stranieri invitati nella «giornata Vip» quanto di meglio possa attualmente offrire una fiera d'arte moderna e contemporanea in Italia.

In grande spolvero uno dei padroni di casa, Massimo De Carlo, con i giganteschi cuori di Rob Pruitt che parevano omaggi a uno dei genius loci milanesi, Gio Ponti; notevole la parata di opere su carta di Baselitz da Thaddaeus Ropac, in anteprima sulla mostra che durante la Biennale di Venezia il decano dei pittori tedeschi allestirà alle Gallerie dell'Accademia; Di Carlo padre e figlio, attorniati dai collezionisti, formavano una sorta di tableau vivant nello stand della Galleria dello Scudo, in una scenografia mossa
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