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Milano. L’«anno di Leonardo» non si è chiuso, a Milano, con il 2019 ma prosegue, in questi primi mesi del 2020, con nuove mostre: al Castello Sforzesco, mentre viene prorogata fino al 19 aprile l’apertura straordinaria della Sala delle Asse e delle mostre-dossier a essa collegate, il 24 gennaio si apre «L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi» (fino al 19 aprile), a cura di Pietro C. Marani e Alessia Alberti, un focus leonardesco che presenta il foglio con uno studio d’iscrizione per il «Salvator Mundi», riscoperto proprio nelle mostre precedenti, qui messo a confronto con la copia parziale del Salaì (oggi all’Ambrosiana) di quel dibattuto dipinto.
Il 31 gennaio Leonardo rientra ancora in scena, nella Sala del Tesoro, con la mostra «Una scrittura allo specchio. I segreti della sinistra mano di Leonardo», a cura di Isabella Fiorentini. Muovendo dal «Codice Trivulziano», conservato nell’omonima Biblioteca al Castello Sforzesco, la mostra esplora le diverse forme di scrittura utilizzate al tempo di Leonardo (mercantesca, notarile, umanistica...) e quella «mancina», allo specchio, tipica di Leonardo ma usata non da lui soltanto, e insegnata in numerosi manuali di calligrafia del XVI secolo.
Nel Museo del Duomo la rassegna «Il Duomo al tempo di Leonardo» (fino al 23 febbraio) si concentra sul suo coinvolgimento nella sfida della costruzione del tiburio della Cattedrale, per risolvere la quale furono chiamati dagli Sforza anche Bramante, Luca Fancelli, Francesco di Giorgio. La presenza di Leonardo nel gran cantiere è testimoniata dai Registri della Veneranda Fabbrica, da disegni del «Codice Atlantico» conservati nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana (le due istituzioni «Venerande» hanno avviato un rapporto di collaborazione) e da altri manoscritti, che oggi figurano in mostra insieme a sculture di G.A. Amadeo e Benedetto Briosco e ai documenti dell’altro «cantiere» coevo del Duomo, quello della sua Cappella musicale, rifondata dal musicista e umanista Franchino Gaffurio.
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