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In vista della mostra «Raffaello trama e ordito», che dal 24 ottobre al 7 gennaio celebra in Palazzo Ducale il cinquecentenario della morte di Raffaello, dallo scorso luglio è stato avviato a Mantova un intervento conservativo sul ciclo di arazzi delle «Storie di Pietro e Paolo», realizzati nelle Fiandre su cartoni di Raffaello e bottega e tuttora conservati in Palazzo Ducale. Era stato Leone X a commissionare all’Urbinate i cartoni, destinando gli arazzi alla Cappella Sistina.
Occorsero cinque anni per tesserli tutti, dal 1516 al 1521, anno in cui il papa morì. I cartoni rimasero così a Bruxelles, nell’atelier di Pieter van Aelst, che ne avrebbe tratti altri cicli per i più grandi sovrani d’Europa: perduti quelli di Francesco I di Francia e di Enrico VIII d’Inghilterra, sono giunti sino a noi quelli tessuti intorno al 1550 per il re di Spagna e per il cardinale Ercole Gonzaga (nove arazzi su dieci per entrambi: un cartone nel frattempo era andato perduto).
Dopo la disinfestazione, realizzata nell’Appartamento degli Arazzi che li ospita in permanenza, alla fine di giugno era stato smontato il primo dei nove drappi, raffigurante «La conversione del Proconsole», per poi procedere con i successivi. Cuore della mostra, che sarà accompagnata da un ciclo di conferenze dei maggiori esperti di Raffaello, i preziosi arazzi si offrono ora al pubblico nel cantiere di restauro aperto allestito nella Sala dello Specchio, dove si può vedere al lavoro il team di Tiziana Benzi (Piacenza), realizzato con contributi del Mibact e di Fondazione Bam.
Sempre in Palazzo Ducale sono stati appena restaurati e ricollocati nel percorso di visita i sei rari dipinti su lavagna di Domenico Fetti (1589-1623). L’intervento è stato realizzato, grazie al progetto «Opera Tua», da Emanuela Scaravelli, Loredana Zoni e Monica Marino con la supervisione del Complesso Museale Palazzo Ducale e in accordo con la Direzione Generale Musei.
L'arazzo raffigurante «La guarigione dello storpio»
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