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Mostre

Tessuti antichi al Castello del Buonconsiglio

Ma vi sono anche esposizioni a Castel Caldes, Castel Thun e al Castello di Stenico

«Madonna con Bambino tra santa Barbara e santa Caterina» del Maestro di Hoogstraeten, 1500 ca (particolare), Firenze, Gallerie degli Uffizi

Il processo di decorazione dei paramenti liturgici coinvolgeva anche grandi artisti. Erano loro a realizzare i disegni preparatori con scene sacre, poi trasformati in raffinati oggetti d’arte applicata attraverso il ricamo su tessuti preziosi. Ne è un esempio (gli studiosi ne sono convinti) il piviale del XV secolo eseguito su un disegno di Sandro Botticelli raffigurante l’incoronazione della Vergine.

È uno dei pezzi di maggiore rilievo esposti al Castello del Buonconsiglio a Trento nella mostra «Fili d’oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento», allestita dal 13 luglio al 3 novembre con lavori di committenza ecclesiastica datati dalla seconda metà del Quattro all’inizio del Cinquecento. «I pezzi in mostra arrivano da parrocchie, oltre che dalle collezioni del Buonconsiglio e dai maggiori musei italiani come il Castello Sforzesco di Milano, da cui proviene il piviale d’autore (restaurato per l’esposizione), la Galleria degli Uffizi, i Civici Musei Veneziani, Castelvecchio di Verona e il Museo del Bargello di Firenze, che conserva il preziosissimo parato di papa Niccolò V esposto in mostra: venne commissionato nel 1450 dalla città di Siena come dono al pontefice in occasione della canonizzazione di san Bernardino», spiega la direttrice del Castello del Buonconsiglio, Laura Dal Prà. Figurano in tutto una quarantina di paramenti sacri, eseguiti dalle botteghe di tessitori e ricamatori di Firenze, Venezia e Milano con fili d’oro, d’argento e di seta, tessuti pregiati e velluti cangianti.

Ma vi sono anche pezzi realizzati nelle Fiandre e nella zona del Reno giunti in Italia attraverso gli intensi scambi commerciali dell’epoca. Sono esposti anche dipinti che raffigurano vari membri della Chiesa con indosso i paramenti, tele e tavole di Altobello Melone, Michele Giambono, Francesco Torbido, Rocco Marconi e due tavole attribuite al Maestro di Hoogstraeten (pittore anonimo di scuola fiamminga attivo all’inizio del XVI secolo ad Anversa). La bellezza dei tessuti racconta un’epoca di vivace apertura alla fine del Medioevo.

Committenza laica e interazioni politiche raccontano invece un’altra faccia dello stesso periodo nella mostra che il Castello del Buonconsiglio inaugurerà il 29 novembre. È curata da Lia Camerlengo e incentrata sul dipinto «Principesse» di Jakob Seisenegger del 1534, che ritrae le figlie di Ferdinando d’Asburgo, futuro imperatore. Esposto dopo un lungo restauro eseguito dalla Soprintendenza per i Beni culturali di Trento, il dipinto è l’unico rimasto di una serie dedicata ai regnanti asburgici commissionata dal principe vescovo Bernardo Clesio (quello del Concilio di Trento), al cui nome è associato anche l’ampliamento cinquecentesco del castello in stile rinascimentale. Situato in centro città, il castello fa parte del polo museale provinciale chiamato Museo Castello del Buonconsiglio Monumenti e collezioni provinciali, insieme al Castello di Stenico nelle Giudicarie, al Castel Beseno vicino a Rovereto, a Castel Thun in Val di Non e a Castel Caldes in Val di Sole.

Fino al 3 novembre Castel Caldes ospita settanta opere dal Quattrocento a metà Ottocento della Collezione Cavallini Sgarbi, con dipinti e sculture di Lorenzo Lotto, Guercino e Artemisia Gentileschi, tra gli altri. A Castel Thun fino al 27 ottobre prosegue la mostra «A la mode française. Stile, modelli e modiste per le contesse Thun», curata da Emanuela Rollandini con riviste illustrate di moda del XIX secolo appartenenti alla biblioteca del castello. Al Castello di Stenico, infine, è di scena fino al 29 settembre «Colori fluttuanti. La carta marmorizzata tra Oriente e Occidente», curata da Lorenzo Pontalti.

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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